di Valerio Pagano
Se c’è una particolarità che ha accomunato le ultime cerimonie della consegna degli Oscar è la prevedibilità. Nonostante il tappeto rosso non sia ancora stato spiegato e all’annuale “sfilata” di divi manchino ancora diversi giorni, si è fatto un gran parlare in queste ultime settimane su chi potrebbero essere i vincitori dell’ambìto premio. Ma saranno veramente premiati i più meritevoli nelle rispettive categorie? L’Oscar, istituito nel 1929, è arrivato a spegnere le 85 candeline e, complice l’età, la sua bella doratura “sta diventando opaca”. Non c’è bisogno di bookmakers o di statistiche alla mano per capire chi verrà premiato quest’anno. D’altronde come quello precedente o quello ancora prima. Perché sembra esistere una regola negli Oscar, nonostante nessuno lo dica o ne faccia riferimento: chi porta un film storico, biografico o sulla shoah, sembra facilitato nella vittoria. Stessa sorte per attori o attrici che decidono di interpretare ruoli di omosessuali, malati, disagiati sociali, perseguitati ecc . La storia della preziosa statuetta è ricca di “ingiustizie”.
Qualche esempio? Le Ali della Libertà (10 nominations) considerato uno dei più bei film di sempre, non venne omaggiato neanche di una statuetta. Stessa sorte per il colossal su New York “Gangs of New York” (10 nominations) di Martin Scorsese e “La Sottile Linea Rossa” (7 nominations anch’esso), perla del regista texano Terrence Mallick. Due pellicole cult come “Taxi Driver” e “Scarface” vennero omesse dalle nominations, per l’eccessiva crudezza di entrambi (stesso motivo che non porterà alla vittoria di miglior film, il Django di Quentin Tarantino quest’anno). Di ultimissimi “torti”, in primis Christoper Nolan mai nominato alla regia (The Prestige, l’ultima trilogia di Batman, Inception), poi come non ricordare la mancata nomina dello scorso anno di Fassbender per “Shame”, per l’attore pronto a spiccare il volo ma poco amato da Hollywood Ryan Gosling, nel thriller-politico “Le Idi di Marzo” e nel visivamente stupendo e disturbante “Drive”, oppure di Di Caprio per la biografia controversa a firma Eastwood di “J.Edgar”, o ancora quella di questo 2013, come attore non protagonista per Django Unchained.
Sicuramente i grandi esclusi di questa 85° cerimonia risultano le mancate candidature a miglior regia per Tarantino, Bigelow ed il “giovane” Ben Affeck (Argo, assolutamente da vedere) sempre più in ascesa, dedito ad una regia sublime, già premiato ai Golden Globe (miglior regia, miglior film). Ma allora, cosa dobbiamo aspettarci da questa premiazione? Quasi certamente la sfida a tre per miglior film, tra tre pellicole storiche: “Lincoln” di Spielberg, il musical Les Miserables di Tom Hooper (già premio oscar per regia e miglior film per “Il Discorso del Re” ) e “Argo” del già nominato Affleck (ma è quasi un sogno una sua vittoria). Nella categoria miglior attore protagonista invece, se la giocheranno il redivivo Daniel Day-Lewis, (che fa capolino ad Hollywood soltanto quando ha una sceneggiatura che gli porterà un oscar. Dovesse vincere entrerebbe nella storia per ben tre statuette vinte nella suddetta categoria) per il suo intenso Lincoln, Hugh Jackman per la sua parte in “Les Miserables” e Joacquin Phoenix per il contestato “The Master”.
Altre certezze, la vittoria nella categoria miglior attrice non protagonista, per Anne Hathaway, sempre per “Les Miserables”. Per quanto riguarda la miglior regia invece, Spielberg sembra avere la strada spianata per una terza vittoria in carriera. Staremo a vedere. Non ci resta che aspettare questa 85° cerimonia, che sembra ancora una volta prevedibile nell’assegnazione dei premi, soltanto per certi generi di film. Ma questa è la regola degli Oscar, di cosa ci dobbiamo meravigliare?
Tra un mese la cerimonia degli Academy Awards. Sarà veramente premiato il miglior film?
