Nuovo appuntamento con la rubrica curata da Andrea Vitaliti, tecnico ortopedico dell’omonima ortopedia sita in Via Piave 11/B a Cerveteri
Nuovo appuntamento della rubrica medica curata dal Dottor Andrea Vitaliti, tecnico ortopedico che da alcune settimane sta collaborando con Terzobinario.it.
Titolare dell’omonima ortopedia sita in Via Piave 11/B a Cerveteri, Andrea ha aperto uno spazio informativo sul nostro giornale, per informare i nostri lettori con tante piccole nozioni sul campo dell’ortopedia medica.
Oggi, parliamo di un fenomeno molto diffuso, ovvero il piede piatto. Ma cos’è? A cosa è dovuto? E che sintomi può comportare? Lo scopriamo in questo articolo, e come sempre, ricordate che il Dottor Vitaliti è a vostra completa disposizione presso lo studio di Via Piave 11/B a Cerveteri.
Per informazioni ulteriori, visitare il sito www.ortopediavitaliti.com
COS’È IL PIEDE PIATTO?
Il nostro piede è strutturato con due archi plantari longitudinali, uno interno ed uno esterno. Questi archi hanno la funzione di ammortizzatori, appiattendosi durante l’impatto al suolo e riprendendosi nella fase di stacco e spinta del piede. Se l’arco plantare interno è molto basso potrebbe venire meno l’effetto ammortizzante, compensato però dalla muscolatura del piede e della gamba che ne sostituisce la funzione.
Quindi si definisce piede piatto un piede che ha un arco plantare molto basso o inesistente.
Il crollo dell’arco plantare può influenzare a cascata il cedimento della caviglia, la rotazione della tibia, l’asse del ginocchio (valgismo), la rotazione del femore, l’iperlordosi lombare che agisce sulle curvature della colonna fino alla cervicale.
Questo quindi ci fa capire quanto l’appoggio del piede crei una grande influenza sulla postura generale e sul carico tissutale di muscoli, articolazioni, tendini e legamenti facilitandone il rischio d’infortuni.
Spesso, quando abbiamo davanti un piede piatto, abbiamo anche una pronazione del piede: questa non è altro che il movimento verso l’interno dell’arco plantare e quindi del piede, durante la camminata o comunque alla fase di carico. Se il range di movimento è notevole viene classificato come iperpronazione. Ed è quest’ultima che spesso genera problemi.
A COSA SONO DOVUTI I PIEDI PIATTI?
Alla nascita e nelle prime fasi del cammino abbiamo tutti i piedi piatti (piattismo fisiologico). Poi normalmente si viene a creare l’arco plantare nei primi 5/6 anni di vita. La causa principale di piattismo è genetica. Se in famiglia ci sono persone che hanno o avevano i piedi piatti è molto più probabile ereditarli per un difetto di sviluppo degli archi plantari. Con l’avanzare dell’età i tendini e i relativi muscoli possono perdere elasticità e forza. I tessuti connettivi che sostengono l’arco si indebolisicono. Per questo la corsa e la camminata, stimolando il piede, prevengono nell’anziano i cedimento dei piedi. Statisticamente l’inattività favorisce il piattismo. L’obesità e la gravidanza possono dare un piattismo reversibile dovuto all’aumento di peso e al cambiamento posturale. Lesioni alle strutture del piede e della caviglia che sostengono l’arco plantare, artriti, diabete e disturbi muscolari anche neurogeni possono influire sul cedimento strutturale.
CHE SINTOMI E SEGNI PUÒ DARE IL PIATTISMO?
Avere i piedi piatti non significa per forza avere problemi o dolori. I nostri tessuti si adattano facilmente e un piede piatto può essere ben compensato senza generare lesioni o infiammazioni e quindi dolore. Ma è possibile che a un certo punto, soprattutto correndo, percepiamo nei piedi maggiore rigidità che può sfociare nel dolore e in tutti i segni dell’infiammazione. La componente posturale del piede su tutte le strutture a monte può creare sovraccarico in quest’ultime. Ecco perché lesioni a ginocchia, anche, bacino, zona lombare sono a volte imputabili all’appoggio dei piedi. Come anche il mal di schiena. Inoltre tendiniti achillee, infiammazioni dei legamenti, borsiti e calli sono spesso dovuti ai piedi piatti. Il piede piatto è un forte fattore di rischio per due patologie caratteristiche del runner quali la Sindrome da stress Tibiale e il dolore femororotuleo. Riconoscere e prevenire il piede piatto diventa molto importante!
COME SI TRATTA?
Il principale trattamento utilizzato per il piede piatto è rappresentato dai plantari ortopedici. Non si tratta di una terapia volta a curare il disturbo ma a correggere la postura del bambino mantenendo sollevato l’arco plantare, con benefici sul cammino.
Quando, invece, il bambino presenta in associazione al piede piatto anche un accorciamento del tendine di Achille, viene consigliato l’utilizzo di solette rigide che impediscono che le dita del piede si flettano e, di conseguenza, consentono di allungare anche il tendine durante il cammino. L’utilizzo di questi dispositivi può, in determinati casi, venire affiancato anche da un percorso di fisioterapia.
Quando il piede piatto non si associa a una sintomatologia dolorosa è sufficiente che il bambino venga sottoposto a periodici controlli fino a quando il piede si modifica fisiologicamente, dunque intorno ai 13/14 anni. Se dopo questa età il disturbo permane lo specialista ortopedico può ritenere necessario correggere il problema chirurgicamente.
