“Nella vita ci sono cose ben più importanti del denaro. Il guaio è che ci vogliono i soldi per comprarle!” Groucho Marx.
E’ agosto e ci piace pensare che i nostri lettori che vogliano leggerci stiano tranquillamente sotto un ombrellone in meritato riposo a criticare ciò che scriviamo.
Armando simbolicamente la nostra penna però ci rendiamo conto che ci sono molti aspetti che possono rovinare la serenità di un meritato riposo estivo, almeno per chi possa farlo in questo periodo.
Argomenti che sono già molto battuti nei TG nazionali e che noi cerchiamo di calare a livello locale. Il primo dubbio che ci sorge è di verificare quanti lettori stiano sotto ombrellone e lettini di uno stabilimento piuttosto che su attrezzatura di loro proprietà in spiaggia libera. Si, perché il fatto che i costi negli stabilimenti stiano raggiungendo costi non alla portata di tutti è un fatto, anzi, qualcuno esagera proprio.
Come al solito esistono dei motivi oggettivi ma poi ognuno li interpreta a modo suo decisamente esagerando. Non è sostenibile il discorso generale che vuole che ciascun privato applichi i prezzi che vuole, e questo perché le spiagge non sono proprietà privata ma beni demaniali pubblici dati in concessione.
Questa concessione da sempre in Italia è stata interpretata come fosse un diritto divino, fino a quando la comunità europea, con la direttiva Bolkestein, ha imposto che le concessioni balneari venissero messe a bando.
Da allora i vari governi hanno manovrato per eludere questa direttiva spostandola in avanti, e addirittura la magistratura si è espressa in modo tale che si prolunghino i tempi. Ovvio che gli attuali gestori abbiano dei diritti e il modo dei subentri debba essere oggetto di trattativa ma di fatto abbiamo le spiagge monopolio di una categoria che quest’anno sta applicando aumenti dei costi sensibili ribaltando l’aumento dei costi generali, ma non tenendo conto della diminuzione dei guadagni delle famiglie.
Ci vorrebbe un minimo di autocritica da parte dei balneari perché le tariffe non rispecchiano il potere di acquisto medio delle famiglie reali. Vedremo se questo sarà confermato da una diminuzione delle presenze.
Ora affronteremo un ragionamento che ci attirerà molte antipatie da parte dei gestori, ma noi diciamo ciò che pensiamo. Secondo noi andrebbe usata l’arma opposta, ovvero invece che aumentare i costi seguendo il costo della vita, facilitare le presenze ed aumentare i servizi, oltre che inventare qualcosa di nuovo per aumentare le presenze facilitarne il consumo.
Traducendo, è inutile mettere il prezzo di una bottiglietta d’acqua a 1,5€ quando il costo all’ingrosso è inferiore a 0,20€ e poi imporre di non portare acqua da fuori cosa assolutamente illegittima a norma di legge. Stessa cosa per i pasti, anche se ormai tutti danno in gestione la propria attività diventando di fatto ristoranti aperti tutto l’anno con tanto di veglioni.
Anche il costo di ombrelloni, sdraio e lettini non è sostenibile oltre certi valori. Il costo di una postazione di discreta qualità professionale di ombrellone e 2 sdraio può costare, di massima, 180€ (iva compresa) e si ammortizza mediamente in 3 anni. Il costo nella zona Ladispoli Cerveteri è di circa 25€/giorno, in abbonamento mensile parliamo fra Giugno e Settembre 1.200€ a cui vanno aggiunte le vendite varie da bar.
Ovviamente bisogna aggiungere la manodopera, la vigilanza ed il giusto guadagno del gestore ma 100 ombrelloni possono rappresentare un incasso potenziale, sottolineiamo potenziale, di ben oltre 120.000€ per cui pensiamo che sia solo una scelta del concessionario se ribaltare i costi pari e patta sul cliente oppure scegliere di aumentare i servizi ed il flusso facilitando la spesa e puntando a tenere il maggior numero di ombrelloni affittati ad un prezzo minore piuttosto che pochi a prezzo alto e stessa cosa dovrebbe valere per la ristorazione.
Sono scelte, anche perché gli utenti non sono brutti e cattivi, ma semplicemente hanno avuto una contrazione media dei propri guadagni ed ora stanno maggiormente attenti a come spendono.
Certo il buon esempio dovrebbe venire dall’alto ed il comune di Ladispoli non brilla per lungimiranza visto che il massimo che riesce a fare per il territorio sono gli spettacoli in piazza sui quali abbiamo capito che, in relazione ai costi effettivamente sostenuti, vige la regola “non disturbate il conducente e fateci lavorare”.
Per il resto iniziative ben poco degne di nota perché solo il cemento ha meritato la loro attenzione mentre la vivibilità e la credibilità residenziale molto meno. Viceversa i bagnanti potrebbero restare colpiti dalla presenza di una imbarcazione particolare, per combattere l’inquinamento. Una chiatta bassa, lunga circa 6metri, che inghiotte acqua e dovrebbe rimuovere oli e sporcizia varia, anche se il comune ha ammesso solo di soffrire per la mucillaggine e le bottiglie di plastica.
L’intenzione non è da disprezzare visto che, nonostante le dichiarazioni entusiastiche del sindaco Grando, è evidente che ci sono, a tratti, strane chiazze e che Goletta Verde ha marchiato il territorio in più punti, incluse Cerenova e Santa Marinella, come non buone, specialmente alle foci dei fossi.
Quello che ci ha colpito di questa barca è la gestione dei costi, un po’ tipo concerti, bellamente aggirati e che si sia trattato di un affare abbastanza sottaciuto, un po’ come le fototrappole, ordinate e pagate più volte e non vorremmo che finisse come esse, ovvero raramente avvistata tipo Moby Dick.
Questa barca, destinata ad ambienti portuali, lacustri o comunque per acque abbastanza piatte, è apparsa improvvisamente in una variazione dei previsionale ben poco esplicitata, poi si concretizza improvvisamente a Giugno nella Determina n.132 del 27 Giugno 2025 nella quale si scrive “ …di dare atto che la spesa massima dell’investimento per l’acquisto e l’ammaraggio dell’imbarcazione è pari a € 60.000,00 compresa IVA di legge e oneri accessori (bolli, imposte, immatricolazioni/passaggio di proprietà ecc.)…”. Ovviamente, come tradizione ladispolana non si parla di comparazione prezzi e ricerche di mercato, congruità del prezzi, ma tutto è dato per scontato dalla superiore sapienza dei tecnici. Avviene così che la barca, ripetiamo, una piccola chiatta di 6mt con motore fuoribordo da 50cv, venga acquistata usata, in quanto non più a catalogo, trattasi di barca immatricolata a Genova nel 2012 con tanto di carrello del 2017 per trasportarla. Il tutto al prezzo di 49.180,33€ che, iva compresa, fa precisi precisi 60.000€ iva compresa. Fin qui poco da eccepire se non che non sapremo mai se il prezzo sia equo in quanto l’unica comparazione che abbiamo è con barche identiche del 2010 in vendita in Florida, appunto per ambienti lagunari, a 29.000$. Quello che ci ha colpito è scoprire che l’impegno di spesa approvato, ripetiamo 60.000€ all inclusive, venga poi seguito da due altre determine n.1583 del 29 giugno e n.1598 del 30 giugno con le quali vengono commissionati, e dopo pagati rispettivamente 2.562,00€ per “La gestione di verifica Ordinaria dello Scafo con relativo Ciclo antivegetativo del mezzo navale Staff” e poi 5.368,00€ per “La gestione delle pratiche inerenti l’acquisto del mezzo navale Staff 1”. Quindi, sono stati spesi quasi 9.000€ che erano compresi nella precedente determina e non previsti ne approvati, quindi ci sembra di poter dire, fuori bilancio o addirittura forse privi di copertura. Chissà chi avrebbe dovuto accorgersene? Magari una della tante allegre distrazioni?
Ovvio che con questi esempi tutti pensino che non esita il senso di servizio sia esso pubblico o privato, ma solo la corsa al facile guadagno. Un pochino di amarezza viene nel notare che magari bastava leggere le determine e fare una interrogazione mirata ma, purtroppo, l’ultimo consiglio su mozioni e interrogazioni è stato monopolizzato da una discussione sulla Palestina che, seppur assai motivato moralmente era fuori contesto visto che non compete ai comuni i quali ne fanno solo questioni di bandiera politica. Purtroppo, ancora una volta, si è dato lo spunto ad una maggioranza spocchiosa di troncare le discussioni che possono metterla in difficoltà, e la barca era una di queste, come pure la vicenda sul PUA che si dimostra sempre meno adatto ad incentivare il turismo. Lo sarebbe anche il PIT ma sul quale torneremo a breve.
Per ora buon ferragosto a tutti e, se vedete una barca pulitrice, sappiate è tutto pagato!
“Se il denaro scorre veloce, tutte le porte si aprono” William Shakespeare
cardinal Mazzarino
