Ambulanze bloccate con all’interno pazienti in isolamento: il tutto davanti all’ingresso degli ospedali. Accade a Roma ai tempi del Coronavirus, come confermato da Francesca Perri, sindacalista Anaao-Amnos e dirigente medico presso l’Ares 118: “Sono al corrente di situazioni avvenute di fronte al Policlinico Agostino Gemelli, al Policlinico Umberto I e non solo”.
In sostanza, i pazienti nelle ambulanze – “da un minimo di un’ora a un massimo di sette ore” – attendono di accedere al box triage, che a sua volta ha una capacità di ricezione ben delimitata.
“Dire alla gente di evitare gli spostamenti, per contenere i contagi, ha una sua ratio. Davanti alle strutture ospedaliere sta accadendo questo: pazienti che arrivano con i propri familiari e con le ambulanze. Così, si crea un blocco che poi deve essere smaltito. E ciò, per forza di cose, non avviene velocemente”. Con le ambulanze che, per forza di cose, restano ferme.
Perri, dal canto suo, avanza delle proposte per arginare l’epidemia: “È necessaria una connessione diretta di tutti i medici, mettendo in rete la medicina del territorio con gli ospedali, in modo da avere risposte rapide sulla positività di tamponi”. Non solo: “A mio avviso, è fondamentale il monitoraggio telefonico stretto dei pazienti sospetti con descrizione dettagliata di sintomi e l’andamento della febbre, con una anamnesi accurata sulla ricerca di possibile link positivo per contatti con pazienti positivi, da parte dei medici di medicina generale”.
A quel punto che fare? “Se dopo 5 giorni la febbre persiste e compare dispnea, bisogna iniziare una terapia con idrossiclorochina e azitromicina, oltre a organizzare squadre ben munite di tutti i presidi di protezione per tamponi da effettuare a domicilio. Con l’occasione, serve la valutazione delle condizioni generali, dell’andamento della febbre e la valutazione della saturazione a riposo e dopo il walking test“.
“Se il tampone è positivo ma il paziente risponde alla terapia – evidenzia Perri – continuare col monitoraggio: niente ricovero ma isolamento in quarantena per il paziente e tutto il nucleo familiare”. Se invece il paziente positivo “presenta una scarsa risposta alla terapia ricovero, “allora tramite 118, va trasportato in ospedale Covid dove sarà sottoposto a TC. Magari, così facendo, ci arriva prima di essere in insufficienza respiratoria e finire intubato”.
Il Policlinico Gemelli, in una nota, sottolinea: “Alle ore 12 di oggi i pazienti con COVID-19 ricoverati presso i reparti della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS erano in totale 249 (+ 22 rispetto a ieri) così ripartiti: 59 presso i reparti del Columbus COVID – 2 Hospital, che proprio oggi ha attivato altri 45 posti letto singoli, e 190 ricoverati nei reparti dedicati a pazienti COVID del Policlinico Gemelli. Nelle ultime 24 ore sono stati 448 i tamponi effettuati e analizzati presso il Laboratorio di Virologia del Gemelli. Quanto all’attività del Pronto Soccorso del Gemelli per i pazienti COVID nella giornata di ieri sono giunte 82 ambulanze del 118, concentrate nell’arco di poche ore, soprattutto serali. L’iper afflusso di ambulanze con pazienti sospetti Covid-19 a bordo prevede una gestione particolare in quanto ad alta contagiosità. Questi pazienti devono seguire un protocollo rigoroso di isolamento e distanziamento (almeno un metro dalle altre persone). In caso di affollamento all’arrivo in Pronto Soccorso, risulta più sicuro e prudente far permanere il paziente all’interno dell’ambulanza, in attesa che si renda disponibile la postazione di isolamento. Si tratta di una procedura ordinaria, dettata da criteri di prudenza e di protezione. Pertanto, se giungono più ambulanze insieme, occorre necessariamente accogliere un paziente per volta“.
