“Non rientrano. Dormono fuori. A volte tutta la notte, in spiaggia, sul lungomare, tra bar e panchine. A Ladispoli il fenomeno dei giovanissimi, anche 14-16 anni, che passano l’intera notte fuori casa sta diventando un’emergenza visibile a tutti. Cosa succede?
I controlli delle ultime estati raccontano la stessa scena: gruppi organizzati di ragazzi con bottiglie di birra, vino e superalcolici, bivacchi improvvisati. La spiaggia di notte non è sorvegliata, il mare è a pochi metri, l’alcol abbassa ogni percezione del pericolo.
Non parliamo di 18enni. Parliamo di 14, 15 anni. Ragazzi che non hanno strumenti per gestire una notte intera senza adulti.
Il codice civile è chiaro: ai genitori spettano doveri di cura, educazione e vigilanza. Ma quando la famiglia non esercita quella responsabilità, quanto può e deve intervenire il Comune? Il nodo vero non è il divieto. In altre città italiane si è tentato il “coprifuoco” per gli under 14 dopo mezzanotte. Misure quasi sempre revocate in 24 ore perché sproporzionate. Come hanno scritto diversi commentatori giuridici, “l’ordinanza può spegnere un incendio ma non può sostituire l’impianto elettrico difettoso che continua a provocarlo”.
A Ladispoli servirebbe altro: un presidio educativo, non solo poliziesco. Oratori, associazioni sportive, centri giovani aperti la sera, controlli reali sulla vendita di alcol ai minori. Bisogna lavorare con le famiglie. Molti genitori non sanno dove sono i figli, altri lo sanno e abbassano le spalle. Servono sportelli di ascolto, come lo Spazio Giovani del Consultorio di via Nino Bixio a Ladispoli. Se l’unica cosa da fare la sera è “stare in spiaggia a bere”, la spiaggia vincerà sempre. La notte a Ladispoli non può diventare una zona franca per minorenni. Non per moralismo, ma perché un ragazzino di 15 anni che resta fuori fino al mattino non sta conquistando libertà, sta chiedendo, a modo suo, che qualcuno si accorga di lui. Purtroppo il problema dei giovani sono gli adulti”.
Domenico Lucia
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