Proiezioni, installazioni, premiazioni hanno animato un luogo magico. Soddisfazione degli organizzatori
Qualche settimana fa lo schermo è stato smontato, le sedie sono tornate impilate e i gabbiani hanno ripreso a farsi sentire sulla terrazza sopra le reti dei pescherecci. Domenica 13 settembre si è chiusa la terza edizione di TERRAE Film Fest: quattro sere alla Darsena Romana di Civitavecchia, dedicate al tema “Territori Comuni”.
Per quattro sere, quel luogo di passaggio e di lavoro è diventato anche un luogo d’incontro. I film ci hanno portato dentro altri paesaggi, altre vite, altri modi di abitare, invitandoci a guardare con occhi diversi anche ciò che abbiamo vicino. Tra una proiezione e l’altra, le domande uscite dallo schermo hanno trovato spazio nelle conversazioni, continuando a circolare anche dopo i titoli di coda.
All’inizio del festival ci chiedevamo che cosa rende comune un territorio. Oggi possiamo dire almeno questo: lo rendono comune le persone che scelgono di fermarsi, di guardare insieme e poi di parlarne.
Quatro sere, dieci sguardi
Giovedì 10 settembre la Darsena si è aperta con Paesaggi Sonori, la performance di FORTE!Festival firmata Floating Weeds Music, costruita con frammenti dei film in concorso.
A seguire l’artista visuale Valentina Vannicola ha presentato “Abitare l’immagine – Fotografia, messa in scena e processi comunitari”. La sua ricerca, vicina alla staged photography e al linguaggio del cinema, costruisce messe in scena che coinvolgono attori non professionisti e comunità locali, a partire ogni volta da un testo: un riferimento letterario, una testimonianza orale, una ricerca sul campo. Attraverso alcuni progetti degli ultimi anni, dalle serie ispirate alla “Commedia dantesca” alle committenze sviluppate in dialogo con specifici territori, l’incontro ha raccontato la fotografia come pratica relazionale, capace di attivare ascolto, appartenenza e un immaginario costruito insieme.

Dieci sguardi sui territori
Ci sono arrivate 151 opere. Ne abbiamo scelte dieci e, venerdì 11 e sabato 12 settembre, le abbiamo guardate insieme alla Darsena.
Venerdì abbiamo cominciato con “Ensemble“ di Manuel Cundari ed Eugenio Piluso, per poi proseguire con “Domus de Janas“ di Maria Vittoria Daquino e “La colonna“ di Antonio Cofano. A completare la prima serata, “Mutar“ di Maria Elena Franceschini e “Macchina continua“ di Ruben Gagliardini.
Sabato, altri cinque film ci aspettavano sullo schermo: “Se fossi un’anguilla“ di Alina Masi, Margherita Varricchio e Anita Villa, “Sa Babbaieca“ di Matteo Banni, “Figli di nessuno“ di Antonio Andretta e Samuele Milone, “Phobos“ di Pietro Crozza Signoris e “Riccardo I“ di Federica Cozzio.
Documentario, finzione, sperimentazione e docu-fiction: dieci modi di entrare nel tema “Territori Comuni“, cambiando paesaggio e punto di vista da una proiezione all’altra.
Il confronto con autori e autrici presenti ha prolungato la visione. Abbiamo ascoltato come sono nati i film e da quali luoghi sono partiti, tornando sulle immagini appena viste attraverso le domande del pubblico. Per due sere, il programma ci ha dato un tempo da condividere: prima nel buio delle proiezioni, poi nelle conversazioni.

Restare, partire, tornare
E qualche volta ricominciare insieme. Domenica 13 settembre abbiamo salutato il pubblico con “La bolla delle acque matte” di Anna Di Francisca, proiettato fuori concorso. Un borgo di montagna dell’Umbria ferito dal terremoto, sospeso tra macerie, burocrazia e desiderio di rinascita, chi è rimasto e chi è arrivato da lontano. Qui il sindaco Lorenzo, interpretato da Fausto Russo Alesi, sogna di aprire un ristorante multietnico: un tavolo attorno al quale incontrarsi, cucinare, provare a immaginare qualcosa di nuovo.
Una piccola storia di resistenza, di aree interne e di comunità che si inventano ancora. Le “acque matte” del titolo sono le sorgenti carsiche di quella zona, che scompaiono e riemergono all’improvviso. Il film è stato girato a Castelluccio di Norcia, colpita dal sisma del 2016, e la regista ne riassume il cuore in un parallelo tra chi ha perso tutto da migrante e chi ha perso tutto da terremotato.
Dopo la proiezione Anna Di Francisca e il compositore Paolo Perna, autore delle musiche del film, hanno incontrato il pubblico della Darsena, prima della cerimonia di premiazione.

Intorno al TERRAE
Il festival non si è fermato allo schermo della Darsena. Nei giorni di Terrae, alcune iniziative hanno portato il tema “Territori Comuni” in altri luoghi della città.
Giovedì 10 e venerdì 11 settembre alle 17:00, il Museo archeologico nazionale di Civitavecchia ha accolto le visite guidate alla mostra “Il corpo che resta. La prothesis nell’urna etrusca di Civitavecchia e le risonanze contemporanee”. La mostra mette in dialogo un’urna etrusca proveniente da Cerveteri, testimonianza dei rituali funerari antichi, con le opere di Massimo Luccioli, e ha permesso di conoscere il nuovo terzo piano del Museo, aperto al pubblico nell’ambito del riallestimento degli spazi espositivi.
In Via Trieste 32 è stata visitabile la mostra fotografica “Ritorno in Molise, storie di Resistenza” dell’associazione Tèkne, a cura di FORTE!Festival.
Sopra la Darsena, per tutta la durata del festival, è rimasta sospesa l’installazione “Aere Vulnerabilis”, che ha accompagnato le proiezioni dall’alto.
Premio TERRAE Silvio Serangeli
“Macchina continua” di Ruben Gagliardini
Assegnato dalla giuria composta da Maria Giménez Cavallo (presidente), Alexandre Athané, Erica De Lisio, Gianfranco Fusato, Valentina Vannicola, Maria Zeno
Il premio porta il nome di Silvio Serangeli, giornalista, docente, storico e divulgatore, che ha dedicato la sua vita a raccontare Civitavecchia, i suoi abitanti e le sue radici. Dagli anni Ottanta, a partire da TeleCivitavecchia e poi con programmi come “Terza Pagina”, “Album” e “Almanacco”, ha costruito una memoria visiva della città che oggi fa parte del suo patrimonio culturale. Nel suo nome, il premio va al cortometraggio che meglio sa raccontare il legame tra le persone e i luoghi, la memoria e le trasformazioni delle comunità.
Al film va un premio in denaro e una ceramica della ceramista brasiliana Rita Ponte.
Impossibile non commuoversi di fronte a questa storia, prima di tutto profondamente umana. La storia di una comunità che lotta insieme per difendere ciò che le appartiene, la propria memoria, il proprio lavoro, il proprio luogo. Una storia profondamente radicata nel territorio, ma al tempo stesso, universale. La forma del film, che intreccia immagini documentarie e animazione su carta, conferisce al racconto una forza particolare, portandolo a tratti verso una dimensione quasi mitica. La materia stessa della carta diventa così parte della narrazione, memoria viva di un sapere unico. Il film riesce a parlare del presente e, forse, persino del futuro. Lo fa attraverso le voci autentiche delle persone, che compongono un unico coro profondamente unito. La domanda va oltre il film per guardare il modo in cui viviamo, il valore che attribuiamo al lavoro e ai luoghi, e la direzione verso cui la nostra società sta andando. Per questo, il film incarna pienamente i temi del TERRAE Film Festival: il rapporto tra le persone, la memoria, la comunità e il territorio.

Menzione Speciale
“Sa Babbieca” di Matteo Banni
Per la delicatezza e la profondità di uno sguardo poetico capace di intrecciare realtà e immaginario, facendo emergere magia e mistero nella concretezza del quotidiano. Attraverso il cinema, un gesto antico riaffiora nel presente e acquista una nuova dimensione, sospesa tra il reale e il soprannaturale. Il film custodisce così la memoria e la restituisce come esperienza viva e contemporanea.

Premio Nuovi Orrizonti Cinecircolo XXI CGS APS
“Macchina continua” di Ruben Gagliardini
Assegnato dall’associazione C.G.S. Cinecircoli Giovanili Socioculturali dopo il lavoro della giuria giovani del CGS Cinecircolo XXI APS, composta da Davide Camilletti, Ivan Dell’Uomo, Martina Lucidi, Paolo La Rosa, Sara Poddesu, Leonardo Di Giorgio, Diego Modena, Federico Roscioni, Alessandro Loi e Fabio Bruschi
Il Premio Nuovi Orizzonti, assegnato per il secondo anno consecutivo, è il riconoscimento che il festival affida allo sguardo delle nuove generazioni. Lo assegna la giuria collaterale creata e gestita dal Cinecircolo XXI, composta da giovani tra i 17 e i 35 anni, al cortometraggio che meglio trasmette i temi di TERRAE Film Fest a un pubblico giovane. In quattro incontri di laboratorio critico, i giurati hanno visto, analizzato e discusso insieme i dieci film in concorso, arrivando a scegliere lo stesso titolo premiato dalla giuria tecnica. Il riconoscimento è un’opera di Laboratorio Boschivo, realtà artistica dei Monti della Tolfa animata da Pirjo Eronen e Pietro Matarese.
Il docufilm riesce a sensibilizzare in maniera convincente su un argomento affine alle tematiche del festival: “terreni comuni”, analizzando le varie fasi della chiusura della macchina continua, cuore pulsante di Fabriano, dal punto di vista dei lavoratori. Le sequenze in cutout animation, le quali ci raccontano della macchina continua come un grande animale morente, si mescolano efficacemente alle sequenze documentaristiche, che tramite interviste, testimonianze dirette dei lavoratori e riprese delle manifestazioni trasmettono allo spettatore il malessere collettivo della comunità di Fabriano. Tra le varie scene si alternano inquadrature fisse raffiguranti la città di Fabriano caratterizzate da una notevole composizione fotografica, che aumentano ulteriormente l’immersione e l’empatia dello spettatore verso la vicenda.

Grazie a chi ha camminato con noi
TERRAE Film Fest è promosso dall’associazione Amici del Fondo Ranalli ODV, in collaborazione con Radici Erranti ETS, Cinecircolo XXI CGS APS e FORTE!Festival APS.
Ringraziamo il Comune di Civitavecchia, in particolare il sindaco Marco Piendibene, la vicesindaca e assessora alla Cultura Stefania Tinti e la delegata alle politiche interculturali Valentina Di Gennaro, per il contributo e il patrocinio. Grazie alla Fondazione Cariciv per il sostegno alla realizzazione, e all’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale per la concessione degli spazi.
Ringraziamo il Museo archeologico nazionale di Civitavecchia per aver aperto le sue sale al pubblico del festival, e Lara, Alessandra e Maria Rosa per aver accompagnato le visite.
Grazie a Port Utilities e Castra per il sostegno, a Think Tank per il supporto logistico, a The Travel Lab e Lungoporto 115 per l’accoglienza dei registi. Grazie a TRC Giornale e CivitApp, media partner di questa edizione.
Grazie ai registi che hanno attraversato l’Italia per essere qui, alle giurie per il tempo dedicato ai film, a chi ha montato, accolto, spostato sedie e tenuto aperta la Darsena fino a tardi. E grazie a chi è venuto a sedersi con noi, una sera o tutte e quattro.
Le fotografie di questa edizione sono di GIULIA CERRI

