Sono bastate 10 interrogazioni del Pd per inebetire l’Amministrazione Pascucci.
Sembra incredibile, ma l’Amministrazione, per il tramite del suo braccio armato alla Presidenza del Consiglio, ha trovato il cavillo per escludere dal prossimo Consiglio comunale le dieci interrogazioni del Partito Democratico. Di fronte a domande scomode, il pressappochismo populista va in imbarazzo.
Il Presidente del Consiglio, membro della maggioranza, ha ritenuto di applicare in modo rigidissimo le norme regolamentari relative alla tipologia della risposta: o scritta, o orale. Tutte e due non si può. Ossia, non puoi chiedere, per una stessa interrogazione, di ricevere la risposta in Aula e di avere anche copia del testo (il documento che gli uffici preparano per il Sindaco e gli assessori).
In realtà, con un gesto di apparente benevolenza, il Presidente ha chiesto di specificare che tipo di risposta fosse: “scritta o orale?”. Ma lo ha fatto solo il 29 gennaio, quindi 4 giorni dopo il nostro invio (avvenuto via Pec il 25), e con una frasetta a dir poco sibillina: “la data della tua eventuale risposta sarà considerata come data del deposito dell’interrogazione”. In questo modo, cioè modificando la data di deposito, ha fatto sì che non ci fossero più i cinque giorni per poterla portare in Consiglio. Dieci interrogazioni estromesse dalla discussione in Aula in un colpo solo. Complimenti.
Si potrebbe obiettare che appare illegittimo modificare la data di un documento regolarmente protocollato; che in passato non si è mai usata tanta rigidità rispetto all’oggetto di un’interrogazione; che ogni interrogazione, sia scritta che orale, deve comunque avere risposta entro trenta giorni; che per legge un Presidente del Consiglio dovrebbe ispirarsi a criteri di imparzialità, tutelare le prerogative e i diritti dei singoli consiglieri, garantire l’esercizio effettivo delle loro funzioni.
Ma non è questo il punto. Purtroppo il dispetto non lo stanno facendo al Pd, bensì ai cittadini, impedendo di discutere in Aula importanti questioni di interesse collettivo. Se non avessero avuto problemi, sarebbe bastata una telefonata: “ciao Juri, ho visto le interrogazioni, ma sono a risposta scritta o orale?”. “Veramente le vorrei tutte e due”. “Mi spiace, ma da Regolamento non si può”. “D’accordo, allora considerale a risposta orale, così le discutiamo giovedì prossimo in Consiglio.” “Perfetto, le invio subito agli uffici. Passa un buon weekend”. “Grazie per la telefonata Presidente, a presto”. Troppo facile, vero?
Si tratta di furbizia o di debolezza politica? Hanno fatto un buon servizio alla città o si sono solo preoccupati di non fare figuracce di fronte a domande scomode? Sono diventati davvero così inflessibili con le norme del Regolamento oppure questa pantomima l’hanno orchestrata a tavolino? Ognuno si farà la sua opinione. Noi di certo non molliamo di un centimetro.
