Di questi tempi si fa un gran parlare della “teoria Gender”. Internet e i social sono invasi di notizie allarmistiche secondo cui a partire da settembre si verificherà una rivoluzione nei metodi didattici e si invitano i genitori ad insorgere in massa contro questa pericolosissima deriva di una scuola ormai allo sbando. Ma come nasce tutto ciò?
Bisogna innanzitutto chiarire una volta per tutte: la teoria cosiddetta Gender non esiste. Si tratta di una fusione operata arbitrariamente tra gli “Studi di Genere” degli anni Ottanta e i “Queer studies” più recenti. Questi studi hanno posto l’accento su una distinzione importante: il sesso è un attributo biologico che ci viene fornito alla nascita, mentre il genere è un elemento culturale che si sviluppa nel tempo grazie (fra le altre cose) all’educazione ricevuta e all’influenza della società in cui viviamo. Essi non negano affatto una differenziazione di base, fornita da Madre Natura alla nascita, che ci influenza nelle fasi di crescita, ma spiegano che il sesso, da solo, non basta a definire ciò che siamo. La nostra identità è una realtà complessa e in continua evoluzione, influenzata dal sesso, dall’orientamento sessuale, dal genere e dal ruolo di genere.
Stabilire ciò è stato molto importante perché ha contribuito nel tempo ad eliminare alcuni luoghi comuni ed a favorire una maggiore accettazione delle diverse identità sessuali.
Da qualche tempo si parla di “Teoria Gender”, in particolare negli ambienti clericali più conservatori, stravolgendo il senso originario degli studi di genere. In particolare li si accusa di voler eliminare la concezione dell’identità sessuale che il bambino si forma nei primi anni di vita, di voler incoraggiare l’insegnamento di tecniche di masturbazione in classe a bambini sotto i 6 anni, l’incoraggiamento alla pornografia dopo i 15, la promozione di giochi volti a confondere la distinzione fra maschi e femmine e infine il voler “sdoganare” la pedofilia non come malattia deviante, bensì come semplice orientamento sessuale. Suona terrificante, non è vero? Qualsiasi genitore rabbrividirebbe di fronte a tale prospettiva.
Peccato che queste teorie non abbiano trovato alcun supporto né fondamento accademico, non sono attualmente riconosciute da nessun pedagogo o psicologo autorevole e tantomeno vengono applicate nelle scuole, in Italia o all’estero.
La questione è stata presa così sul serio che entrambi i pontefici hanno voluto esprimere la loro opinione con pubbliche scomuniche. Era il 21 dicembre 2012 quando papa Benedetto XVI, in occasione degli auguri natalizi alla Curia Romana definì le teorie Gender “un attentato non solo alla famiglia, ma al fondamento stesso di ciò che significa essere uomini” . Ed è del 22 gennaio 2015 la dichiarazione del nuovo pontefice Francesco, per una volta perfettamente in linea con il suo predecessore, in cui le definiva “colonizzazione ideologica” durante un incontro con le famiglie a Manila, “sbaglio della mente umana” in un incontro con i giovani a Napoli il 21 marzo 2015, mentre il 15 aprile ha poi aggiunto, durante una udienza del mercoledi: “la teoria gender è espressione di frustrazione e rassegnazione” .
Con tali augusti sostenitori, anche testate giornalistiche nazionali come Il Giornale, Libero, Il Secolo d’Italia, L’Osservatore Romano e associazioni “aconfessionali” come Malif Pour Tous e Sentinelle in Piedi si sono sentite autorizzate a dire la loro su tali aberranti teorie. Attualmente basta aprire Facebook per trovare la propria bacheca invasa da post allarmistici di mamme terrorizzate che qualche insegnante perverso metta “strane idee” nella testa delle loro creature.
Gli ultimi scandali hanno riguardato il ddl Fedeli, meglio conosciuto come la “Buona Scuola” di Renzi. Si sono levate voci tonanti contro l’inserimento di questi fantomatici metodi Gender a partire dal nuovo anno scolastico, denunciando la volontà di far firmare a loro insaputa ai genitori un “Patto di Corresponsabilità” in cui autorizzano gli insegnanti ad indottrinare i figli in base alle metodologie Gender, senza poter poi intervenire in alcun modo. Sempre più terrificante. Se non fosse che il Ministero dell’Istruzione e della Ricerca, si è poi affrettato a pubblicare il testo del “Patto Educativo di Corresponsabilità” per tranquillizzare i genitori in preda ad un attacco di panico.
Il testo, disponibile al link http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/alfresco/d/d/workspace/SpacesStore/85b798ba-dac4-4c85-839c-327f63874d66/all_prot5014.pdf parla di tutto, dalla comunicazione fra gli alunni alla valutazione delle prove. Di tutto, tranne che dell’identità sessuale degli studenti. Addirittura non si menziona neanche l’insegnamento dell’Educazione Sessuale, che è invece prevista nelle scuole ormai da decenni.
Gli stessi toni sono stati usati contro delle scuole del Nord Italia che qualche mese fa hanno promosso i “Giochi del Rispetto”, in cui, fra le tremende immagini mostrate ai bambini ignari c’erano un fumetto di un papà che stirava le camicie mentre la mamma guidava un aeroplano. Assolutamente deviante, non c’è dubbio!
L’onorevole Laura Puppato (PD), in un articolo apparso sul Fatto Quotidiano, ha dichiarato in merito alla questione:
“La teoria del gender non esiste. Esistono i gender studies, una cosa completamente diversa ed esistono studi sociologici ormai molto avanzati che, pur non mettendo mai in discussione la differenza biologica tra maschio e femmina (il che sarebbe piuttosto stupido), dimostrano come le società abbiano costruito nel tempo ruoli per l’uomo e ruoli per la donna, ma come questi siano mutevoli e assoggettati ai cambiamenti della società, certo non iscritti nel nostro Dna. Liberare le curiosità e la naturale predisposizione che è nei bambini a prescindere dagli stereotipi mi parrebbe la cosa più ovvia e invece trova molte difficoltà ad imporsi in un mondo ancora profondamente rigido e conservatore. Esattamente qui, infatti, interviene il ddl Fedeli, per dare la possibilità a ciascuno di realizzare se stesso a prescindere dal sesso o da convenzioni ormai superate.
Non riesco ad immaginare come questo semplice paradigma sia potuto trasformarsi in un messaggio deformante e spaventoso recapitato a centinaia di migliaia, forse qualche milione di individui adulti che si sono visti rappresentare uno Stato pedofilo e assassino. C’è di che sporgere denuncia, non fosse che i danni sono fatti, quando si insinua una tale aberrazione…”
Probabilmente non sapremo mai perché qualcuno abbia deciso di distorcere dei concetti così semplici, sfruttando le paure di migliaia di genitori che vogliono solo il meglio per i loro figli, ma rimane il sospetto, più volte espresso anche da parlamentari come la Puppato e altri, che lo scopo finale sia assistere ad un revival dell’omofobia e dell’intolleranza nei confronti delle minoranze, facendo leva su timori atavici per debellare la pericolosissima deriva dell’integrazione, della comprensione, dell’accettazione e del progresso.
Resta ancora da vedere se gli agguerritissimi gruppi “Anti-Gender” si spingeranno al punto di prevedere cacce alle streghe e Tribunali della Santa Inquisizione. Per il momento l’associazione Provita Onlus sta promuovendo un referendum abrogativo del ddl “Buona Scuola”, ma contrariamente a ciò che uno potrebbe pensare, le obiezioni sulla Buona Scuola non riguardano affatto i problemi che essa causa agli insegnanti precari, alle famiglie, agli studenti e alla qualità dell’insegnamento che essi ricevono e riceveranno in saecula saeculorum, fintanto che essa rimarrà in vigore. No, il vero problema della riforma sono degli articoli che introdurrebbero subdolamente le teorie Gender nelle scuole all’insaputa di tutti. È questione di priorità, immagino. A questo proposito, il parroco di una chiesa di Cerveteri ha proposto una preghiera giovedì 13 agosto per fermare la diffusione del gender nelle scuole. Rimane solo da augurarsi che la preghiera porti consiglio.
