Bracciano Ambiente: una fine annunciata • Terzo Binario News

Bracciano Ambiente: una fine annunciata

Nov 23, 2016 | Ambiente, Bracciano, Inchieste, Politica

Discarica CupinoroLa Bracciano Ambiente è fallita. Tutto si può dire meno che questa fine non fosse annunciata.

L’ALLARME LANCIATO DA TERZOBINARIO NEL 2014

Era il 3 febbraio del 2014, 4 giorni dopo la chiusura di Cupinoro e in un editoriale che scrissi di getto cercai di riassumere gli scenari che riguardavano il futuro della Bracciano Ambiente e della discarica (LEGGI ARTICOLO).

Quelle che scrissi 3 anni fa sono conclusioni alle quali si poteva arrivare senza essere un fine economista o manager, senza dover leggere faldoni di conti. La Bracciano Ambiente faceva dei rifiuti di Cupinoro il suo bancomat. Senza quei soldi i servizi di raccolta rifiuti per il comune e la gestione cimiteriale non sarebbero mai bastati a mantenere la forza lavoro e soprattutto i conti della società.

Serviva un piano B poi rivelatosi in frettolosi bandi per la concessione di mega impianti di trattamento rifiuti, che nessuna società ha avuto il coraggio di realizzare. Bandi deserti perché sulla solidità di quelle operazioni non si poteva credere a partire dal fatto che in dubbio vi era pure la concessione dei terreni da parte dell’Università Agraria.

LA STORIA DEL TRACOLLO

La Bracciano Ambiente in 12 anni di storia ha accumulato 12 milioni di euro di passività. Una media di 1 milione l’anno e il fatto incredibile è che questa cifra non si può spalmare uniformemente sui 12 esercizi.

Il tracollo è arrivato dal 2012 con il primo bilancio chiuso con un passivo di 1,2 milioni di euro. Un passivo arrivato mentre si continuava a raccogliere rifiuti da interrare. Dal 2014 poi si è continuato a far finta che la Bracciano Ambiente fosse una società salvabile. Ma ad aprile 2014 furono proprio i revisori dei conti del comune a scrivere al sindaco Giuliano Sala che il comune doveva disfarsi della Bracciano Ambiente perché rischiava di portare a picco il comune. Per i revisori non vi erano più le condizioni per il “mantenimento del requisito di continuità aziendale”. Il consiglio era di convocare immediatamente un’assemblea dei soci per vendere la società o comunque di liquidarla. La prima soluzione, ammesso che fosse stato possibile trovare un acquirente, avrebbe salvato almeno una parte di forza lavoro.

L’inerzia e l’accanimento ha portato oggi a far accumulare dal 2014 ad oggi almeno 400 mila euro di passivo ogni mese, soldi che oggi ricadono sulle spalle dei cittadini di Bracciano. La beffa è infatti proprio per loro. La Bracciano Ambiente è una società il cui socio unico è il Comune di Bracciano, che ne risponderà ora in solido.

Giuliano Sala ex sindaco di Bracciano

Giuliano Sala ex sindaco di Bracciano

LE ACCUSE ALLA STAMPA CHE AVEVA LANCIATO L’ALLARME

E dire che per mesi la vecchia amministrazione ha portato avanti un inutile quanto dannoso braccio di ferro anche con la stampa, cercando di negare o minimizzare un danno economico per la città che ormai ricadrà sulle spalle dei cittadini per una intera generazione. 

Difficile dimenticare la durezza dei commenti nei confronti della nostra testata, più volte accusata di fare su Cupinoro e sulla Bracciano Ambiente “ricostruzioni giornalistiche fantasiose”, come le ha definite lo stesso Giuliano Sala in una diretta televisiva del 2014. Ricostruzioni giornalistiche che oggi rivendichiamo con forza alla luce che quanto scritto e portato alla luce è la polvere che si voleva nascondere sotto i teli della montagna di Cupinoro.

Come si può fallire così clamorosamente nella gestione dei rifiuti? Questa la domanda alla quale gli amministratori pubblici devono rispondere di fronte ai cittadini. Il business per i privati è divenuto il fallimento per il pubblico. Mentre imprenditori hanno trasformato rifiuti in oro zecchino, facendo fortune immense in un mercato dove i comuni erano costretti a conferire dove gli era indicato dalla regione, a Bracciano i rifiuti sono stati trasformati in polvere e dinamite da interrare sotto la montagna dei veleni di Cupinoro.

Ora quella dinamite, che si è negata in tutti i modi, è esplosa ed i danni non potranno pagarli solamente i cittadini di Bracciano o quelli di Cerveteri, ai confini con una discarica ormai dimenticata anche dal Tribunale di Civitavecchia. Le conseguenze non potranno pagarle solo i lavoratori sulle cui spalle oggi ricadono gran parte delle macerie di una mala gestione sulla quale oggi non vi è possibilità di appello.

L’APPELLO SU CUPINORO

E proprio su Cupinoro oggi lancio da queste righe un appello. Il tribunale ha ritenuto necessario avviare una gestione controllata per impedire l’interruzione del servizio di raccolta rifiuti nel comune di Bracciano scongiurando il rischio di trasformare la città in una discarica. Si decida immediatamente anche chi deve gestire l’impianto di Cupinoro. Ad oggi, se non è la Bracciano Ambiente, chi si occuperà di mantenere la gestione post mortem della discarica e lo smaltimento dei tanti metri cubi di veleno e percolato che il monte di Cupinoro produce quotidianamente?