A Cerveteri giovedì 7 aprile alle ore 21, presso l’Auditorium dell’I.S.I.S Mattei andrà in scena uno spettacolo dal forte impegno sociale: “Incubo di una notta di mezza estate ovvero radiocronaca di una tortura”, regia di Emanuele Bilotta. Il 7 aprile nemmeno a farlo apposta ricorrerà il primo anniversario della sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che ha condannato l’Italia per la violazione dell’articolo 3 della Convenzione: “nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti”. Il provvedimento arrivò in relazione al ricorso di una delle vittime del blitz della polizia nella scuola Diaz la notte del 21 luglio 2001, nei giorni del G8 di Genova. I giudici di Strasburgo affermarono l’inadeguatezza della legislazione italiana rispetto agli atti di tortura e che, in quel caso, di tali atti si è trattato. Lo spettacolo va a toccare una ferita aperta nella memoria recente del paese. Ne abbiamo parlato con chi l’ha pensato e curato in ogni sua parte.
Allora Emanuele, innanzitutto voglio chiederti: come ti è venuta l’idea di fare uno spettacolo teatrale proprio sulla notte della Diaz?
Ho sempre seguito con attenzione la vicenda, ma a un certo punto mi capita di ascoltare delle registrazioni di Radio Popolare Brescia, note per chi è stato coinvolto nel processo o per chi l’ha seguito nel dettaglio, ma sconosciute per chi si è fermato alla comunicazione dei mass media tradizionali. In queste registrazioni si sente tutta la diretta di quella notte dall’ingresso della polizia nella scuola in poi, con tutto il delirio che c’è stato dopo. Emerge come in quella situazione lo Stato si sia rivolto non solo contro le persone che doveva proteggere, ma anche contro se stesso. Non è un segreto che siano state colpite a manganellate persone che nulla c’entravano con i black bloc, tra cui diversi giornalisti. E non è un caso che abbiano scelto di fare quel blitz proprio dove c’era la sede del Genoa Social Forum, ossia dove si concentravano tutti gli organi di stampa e si erano raccolte le informazioni durante quelle giornate. Lo spettacolo si basa su niente di filtrato, ma sulle sentenze e le dichiarazioni raccolte nel corso dei tre gradi di giudizio, sulle testimonianze delle vittime e sulle registrazioni.
La genuinità del vostro approccio è riscontrabile già dal Promo che avete pubblicato sulla vostra pagina fb e su youtube. Ma una rappresentazione dal contenuto così crudo a che tipo di pubblico è rivolta?
Non penso che esista un pubblico ristretto, anzi, così come un ragazzo di 15 anni deve sapere cos’è successo, un uomo di 65 deve avere la possibilità di “capire” come sono andate realmente le cose. Lo scopo non è tanto quello di raccontare i fatti…
Cioè, il messaggio che volete dare allo spettatore sta su un piano non tanto informativo, quanto emotivo?
Nemmeno questo. L’obiettivo è far comprendere quanto la verità data dalla comunicazione dei mass media arrivi filtrata e per buona parte nascosta. Ricordo che nei giorni successivi il presidente del Consiglio parlò di quei bellissimi giorni del G8 purtroppo macchiati dalle violenze, preoccupandosi di andare a trovare un poliziotto ferito. Anche nel nostro spettacolo parla un poliziotto quello che fu poi soprannominato dai colleghi “l’infame di Bolzaneto” per aver parlato delle violenze avvenute nella caserma. Nel monologo tratto dalle sue dichiarazioni racconta come i celerini del suo reparto fossero stati preparati dai superiori ad una vera e propria guerra.
Il Trailer che avete girato trasmette una sensazione estremamente claustrofobica, sembra quasi un riflesso di quanto hanno vissuto quelle 93 persone. Sarà così anche la recitazione dell’opera integrale?
Sono felice che tu abbia utilizzato il termine “claustrofobico” perché è esattamente l’impressione che volevamo dare. Come ti dicevo la caratteristica dello spettacolo sta proprio nel metodo che abbiamo utilizzato. Ho cercato la realtà totale: non saranno utilizzate luci di scena, non c’è assolutamente scenografia ed è richiesto un appoccio totalmente fisico agli attori, a cui è lasciato pochissimo tempo per l’interpretazione. L’immediatezza e la spontaneità potrebbero portare anche a interpretazioni diverse ad ogni messa in scena. Potevamo optare per un’interpretazione tradizionale dei ruoli, ma la nostra scelta è stata diversa ed è costata otto mesi di lavoro. Alla fine delle prove ho le attrici che tornano a casa coi lividi, l’altro giorno una ragazza aveva lo zigomo gonfio. Gli spettatori non devono avere la sensazione di guardare un palco, ma di mettere l’occhio in una telecamera che registra quello che accade. E’ una tecnica molto cinematografica se vogliamo.
Chi sono gli attori che metteranno in scena questo progetto di teatro dalla forte impronta sperimentale?
Tutti ragazzi del territorio e per la maggior parte con zero esperienza, in omaggio alla tradizione neorealista. Alcuni li conoscevo da tempo per aver fatto insieme dei laboratori teatrali in precedenza, altri si sono proposti strada facendo. Le musiche completamente inedite e originali sono invece state composte da Federico Brini, un ragazzo di Cerveteri. Inoltre, proprio un paio di giorni fa, abbiamo avuto una grande sopresa: ci ha contattato il giornalista inglese Mark Covell, forse quello a cui è andata peggio quella notte. Fu il primo ad essere picchiato. Si trovava davanti alla scuola per aver preso una birra in un pub lì davanti e stava tornando verso il cancello per prendere dei documenti proprio quando sono arrivate le camionette della polizia. Nonostante avesse mostrato il tesserino da giornalista ( Indimedia uk, un network online di informazione alternativa. N.d.R.) fu pestato fino ad andare in coma, con un polmone perforato e costole rotte. Ma la beffa più grande è stata che, sebbene non avesse partecipato neanche ad una manifestazione, ha perso il lavoro e nemmeno la sua famiglia gli ha creduto. Si è guadagnato anche l’ostilità della polizia nel suo paese, portandosi quasi dietro una macchia per quello che gli è successo. Con noi è stato gentilissimo, ha visto il trailer e gli è piaciuto molto, ci ha assicurato la massima disponibilità per aiutarci ad esportare lo spettacolo. Abbiamo inserito nell’opera anche una sua poesia, che già da sola dice tutto.
Stasera avete la prima prova generale e giovedì 7 aprile alle 21 andrete in scena presso l’Auditorium del Mattei di Cerveteri, avete già altre date in mente?
Per ora niente di definito ma ci stiamo lavorando, dopo giovedì replicheremo il giorno successivo per gli studenti del Mattei. Anzi, voglio cogliere l’occasione per sottolineare l’impegno del Comune di Cerveteri e del sindaco Alessio Pascucci che ci ha dato la possibilità di realizzare e pubblicizzare al massimo lo spettacolo. Inoltre ringrazio la preside dell’istituto superiore Mattei e il rappresentante degli studenti Riccardo Baldani per il supporto.
