Per decenni Enel ha prodotto energia a Civitavecchia. Oggi il carbone è fermo, il lavoro nell’indotto si riduce, le entrate comunali diminuiscono. Ma Enel resta. Con i suoi impianti, le sue infrastrutture e aree ancora indisponibili per nuove opportunità di sviluppo.
Fino al 2025, gli accordi garantivano al Comune un valore complessivo di 8 milioni di euro annui, comprensivi dell’IMU. Dal 2026 il contributo integrativo di quasi 6 milioni di euro non è più previsto.
Enel chiude una stagione industriale. Civitavecchia continua a pagarne il prezzo.
Non soltanto in denaro. Ma in lavoro, opportunità perdute e futuro sospeso.
Le carte parlano chiaro. Adesso pretendiamo risposte.
A ENEL: quali aree sono ancora indispensabili? Quali possono essere liberate? Dove sono il piano di dismissione, le scadenze e gli impegni economici verso il territorio?
ALL’AUTORITÀ PORTUALE: Enel dispone di due concessioni demaniali, la 53/2004 e la 21/2010, fino al 2034. Chiediamo disciplinari, canoni e verifiche sull’utilizzo effettivo. Sono stati esaminati anche i presupposti di decadenza previsti dall’articolo 47 del Codice della navigazione? Una concessione non è una proprietà, né un diritto incondizionato.
AL GOVERNO E ALLA COMMISSARIA ANGELILLI: chi sta ritardando la disponibilità delle aree? Quali procedimenti sono ancora aperti? Dove sono le scadenze certe per la riconversione?
Il fallimento delle politiche industriali nazionali è nei numeri: secondo l’Istat, la produzione industriale italiana è diminuita del 3,5% nel 2024 e dello 0,2% nel 2025. A Civitavecchia la crisi ha un volto preciso: lavoratori senza certezze, aree bloccate e una riconversione ancora senza tempi definiti.
E senza risposte concrete proprio dal Governo e dalla Commissaria straordinaria, la responsabilità di questo stallo è tutta politica.
SULL’AMBIENTE: pretendiamo trasparenza sulle prescrizioni ancora aperte e sugli obblighi di ripristino. Vigileremo anche sulle compensazioni incompiute, a partire dal Parco Saraudi.
Non denunciamo violazioni non ancora accertate. Chiediamo che chi ha il potere e il dovere di controllare dimostri di averlo fatto.
Perché il punto politico è semplice: l’interesse di una grande impresa non può prevalere indefinitamente su quello di un’intera comunità.
Civitavecchia non è una proprietà di Enel. Il suo futuro non può dipendere dalle decisioni di un’impresa che non ha ancora indicato tempi certi per la disponibilità delle aree.
A Enel chiediamo di assumersi le proprie responsabilità. Alle istituzioni di esercitare fino in fondo i propri poteri.
Non intendiamo assistere in silenzio mentre altri decidono quanto ancora questa città debba aspettare.
Se ogni obbligo ha un responsabile e ogni procedimento lascia una traccia, allora anche il silenzio ha una responsabilità politica.
Partito Democratico – Civitavecchia
