Dietro ogni magia c’è un trucco. Il più delle volte neanche vogliamo saperlo, ci limitiamo a godere del suo effetto e a complimentarci con il prestigiatore. Prendere una città del litorale come Ladispoli e trasformarla in una macchina da turismo bella, rigogliosa ed organizzata, potrebbe considerarsi un ottimo numero di magia. Anche in questo caso il trucco c’è e a svelarcelo è stato Claudio Nardocci. Non illusionista, ma presidente della Pro Loco Ladispoli e dell’Unione Nazionale Pro Loco d’Italia. Insomma, uno che qualche magia l’ha già fatta. Senza bacchetta magica. Per alcune magie bastano impegno e dedizione.
Allora, Presidente, ci sveli questo trucco. Di cosa ha bisogno Ladispoli? È venuto il momento di far evolvere la nostra concezione di turismo?
Sì, indubbiamente. Se ne parla da anni e, purtroppo, se ne parla e basta. Sono state prese in considerazione numerose soluzioni, anche sotto il profilo del futuro residenziale, che ci ha sostenuto in questo periodo, dato che di azioni concrete in campo turistico, in effetti, non ne abbiamo realizzate. Abbiamo vissuto di rendita per un certo periodo, alla fine degli anni Settanta e Ottanta, con il vecchio sistema dell’affitto di un mese delle case al mare. Alla scomparsa di tutto questo, ci siamo ritrovati ad avere dei notevoli problemi d’afflusso, compensati in parte dall’aumento continuo del numero dei residenti. Forse anche per questo è stato più volte rimandato il discorso turistico. Noi, come Pro Loco, abbiamo sempre cercato di sollecitare il tutto, di fornire delle indicazioni provenienti anche dall’esperienza, dalla vita sul campo. Io stesso ho girato l’Italia ed ho avuto la fortuna di apprezzare diversi modelli che potrebbero essere tranquillamente applicati anche alla nostra realtà. Modelli di successo, ovviamente. Non c’è bisogno di ricorrere a strane invenzioni: è un lavoro di ricerca sul territorio di tutto ciò che può essere utile in campo turistico. Non solo il balneare, ma l’archeologico, il naturalistico e così via. Tutto questo materiale deve poi essere rielaborato con la consulenza di esperti del settore. Se venissi annoverato fra questi esperti, mi farebbe piacere e sicuramente per la mia città lo farei gratis. Detto questo, c’è bisogno di un gruppo di persone serie, che non siano fuorviate da interessi personali e che analizzino bene questa città, affinché sia trovata la soluzione adatta alle richieste del turista di oggi.
Nello specifico, quali sono, secondo te, le potenzialità che Ladispoli possiede e che ancora non ha sfruttato?
La prima, la più ovvia, è quella di avere vicino la città di Roma. Avere a disposizione cioè un bacino immensamente grande di persone che possono essere interessate ad eventuali proposte turistiche. Persone che potrebbero costituire il bacino d’utenza delle nostre offerte. Poi, i soliti, vecchi discorsi: la storia, l’archeologia, l’ambiente, la spiaggia nera. Possibilità che vanno integrate con un gioco di squadra di tutto il comprensorio, che deve crescere e maturare sotto questo profilo.
Hai citato la sabbia nera, una nostra caratteristica sulla quale regna, più che disinformazione, poca informazione. Quali sono davvero le potenzialità di questa sabbia, che possediamo noi e pochi altri, e perché in altre circostanze viene sfruttata in modi che Ladispoli ha dimenticato?
Dunque, le qualità della sabbia nera sono sempre state sfruttate. I vecchi ladispolani avevano i loro chioschi, i loro primi stabilimenti e già praticavano le sabbiature, definite scientificamente come “psammoterapia”. Era un sistema artigianale, che adesso non avrebbe più lo stesso richiamo. In passato, secondo le testimonianze di chi c’era e ancora c’è, era un’usanza molto diffusa. È chiaro, adesso andrebbe fatto un discorso moderno, organizzato. Secondo me, però, c’è un equivoco di fondo, che ha impedito la partenza di un’azione mirata e decisa in questa direzione: la convinzione che si debba necessariamente costituire uno stabilimento psammoterapico. L’errore è grossolano, basterebbe – e ne ho parlato già con diversi protagonisti del settore – trovare uno stabilimento disposto a fare determinate scelte, un medico che metta a disposizione un’ora al giorno per fornire le dovute visite preventive, un locale idoneo dove svolgere la cosiddetta “reazione” alla fine delle sabbiature. Si potrebbero consultare dei luminari che diano il proprio parere, che consiglino l’uso di questa terapia. Insomma, pochi passi e tutte le comodità necessarie. A supporto della tradizione, nel 1962 fu organizzato dalla Pro Loco un convegno scientifico con alcuni luminari che diedero un parere positivo sull’utilizzo della psammoterapia. Poi, anche grazie al consigliere Nardino D’Alessio, ricevemmo parecchi anni fa l’analisi della sabbia di Ladispoli effettuata dall’università Sacro Cuore. In questa analisi c’era la prova di quanto fosse particolare la nostra sabbia: minerali preziosi, altissima percentuale di ferro e addirittura con una leggerissima fonte di radioattività che poteva rivelarsi benefica per il trattamento. Le acciaierie di Terni, dal 1938 al 1960, estrassero il ferro dalla sabbia con delle elettrocalamite. Bene, anche dopo aver subito questa procedura, la composizione della nostra sabbia restò ferrosa per il 70%. Un’altra curiosità: l’ultimo cliente delle nostre sabbiature fu Francesco Rocca, detto “Kawasaki”, terzino della Roma e della Nazionale di calcio, che venne a curare il suo ginocchio proprio da queste parti.
Dal punto di vista progettuale, puoi anticiparci qualcosa di quanto avete in mente per il futuro?
Ho sempre sognato un lavoro di squadra fra tutti i protagonisti della nostra città. Quando si vive in una città c’è un interesse comune che non può essere oscurato dall’interesse personale e che può confluire, se si lavora bene, nell’interesse personale di tutti. Occorre effettuare una ricerca specifica e noi, come Pro Loco, siamo disponibili a farla. Una volta avuti sul tavolo tutti gli ingredienti – con gli esempi culinari ci si capisce sempre – si prepara una splendida cena. Bisogna saper cucinare, ovviamente. Dobbiamo rendere piacevole il soggiorno di chi trascorre anche solo una settimana nella nostra località. Anche noi, quando andiamo in vacanza singolarmente, abbiamo delle esigenze, che sono le esigenze di tutti i turisti: vogliamo trovare una città pulita, delle persone accoglienti, un clima sereno, un giusto rapporto qualità-prezzo. Tutte cose che dovranno quindi essere contenute nel prodotto che si va a progettare. Non c’è bisogno di essere grandi esperti, basta pensare a come vorremmo la vacanza a Ladispoli se fossimo noi i villeggianti. Eccolo il trucco: immedesimarsi nel turista.
Chiudiamo con il capitolo Sagra del Carciofo. Ci avevi già rilasciato una dichiarazione in cui ti ritenevi soddisfatto per la grandiosa riuscita di quest’edizione, soprattutto considerando il tempo di crisi. Ti chiedo ora se puoi fornirci qualche cifra effettiva e se c’è ancora qualche aspetto della Sagra che pensi di poter migliorare.
Abbiamo ottenuto ciò che tutti volevamo. Noi riteniamo che la Sagra sia il momento in cui la nostra città deve farsi vedere nella sua veste migliore. Palestre, scuole di danza, eccellenze gastronomiche e artigianali, tutto questo deve essere messo in evidenza grazie a questo fantastico strumento di promozione che è la Sagra. Stavolta anche il tempo è stato dalla nostra. Quando porti avanti il discorso della preparazione per tutto l’anno e poi ti ritrovi con tre giorni di pioggia, è chiaro che il lavoro rischia di andare sprecato. Nelle buone edizioni del passato, eravamo comunque abituati ad accogliere fra le 300.000 e le 400.000 persone. Quest’anno, secondo i dati del comune, abbiamo toccato le 500.000 presenze. Tutto è andato a meraviglia. Il budget è sempre lo stesso da qualche anno, intorno ai 100.000 euro, che vengono però ampiamente superati dagli incassi relativi agli stand e agli ambulanti, che ringrazio per aver permesso fino ad oggi, con la loro presenza, la realizzazione della nostra festa. Noi lavoriamo per loro, loro ci aiutano, le forze dell’ordine collaborano. Tutti, insomma, si danno da fare. È la filosofia a cui accennavo prima, quella del gioco di squadra. La stessa che dovremmo usare in campo turistico, tutto l’anno.
Questo è Claudio Nardocci, questo è il suo lavoro per Ladispoli. Senza trucco, né inganno. Cioè, il trucco c’è, ma non si vede.
