Una domenica che annunciava pioggia. Nuvole fosche e grigie sembravano essersi date tutte appuntamento sopra Ladispoli per rovinare la festa di “Giù le mani”, la manifestazione contro il femminicidio organizzata il 9 giugno dall’Assessora alla Cultura Francesca Di Girolamo e dalla delegata all’Integrazione Silvia Marongiu.
Ma alle 18, l’orario di inizio del corteo, come per magia, il sole si è presentato all’appello come se fosse stato invitato da qualcuno e insieme a tantissime donne e uomini armati di pentole, fischietti, palloncini, maglie rosse e nere ha colorato le strade di Ladispoli al grido: giù le mani dalle donne.
La manifestazione, alla quale hanno partecipato molte associazioni, i giovani delle scuole, i migranti, alcuni amministratori sapienti e tante realtà cittadine è stata una vera e propria festa di popolo che si è conclusa con un flash mob emozionante e una piazza piena di energia positiva.
Questa iniziativa sgombra definitivamente il campo su una certa idea di Ladispoli, stereotipata e relegata in certi ambienti – fuori e dentro la città – come provincia amorfa, desolata e desertificata culturalmente.
Coloro che pensano ancora a questo territorio come “un paese” con un tessuto sociale pigro e refrattario all’impegno pubblico non colgono il senso del cambiamento prodotto dalla rivoluzione demografica che ha modificato nel profondo la città in questi ultimi trenta anni.
A Ladispoli si è innestato un nuovo corpo sociale vivo, multiculturale e aperto al mondo dove convivono e si con-fondono vecchi e nuovi residenti, che sta facendo acquisire alla città una nuova coscienza di sé, testimoniata e praticata quotidianamente nei molteplici rivoli dell’associazionismo diffuso, nella propensione crescente verso l’impegno su tematiche specifiche, nel fermento culturale senza precedenti e nell’integrazione virtuosa tra etnie diverse.
E se finora queste sensibilità hanno marciato in parallelo tra loro, grazie a “Giù le mani” finalmente si è avuta l’occasione giusta per riconoscersi e contarsi.
Da domenica una nuova idea di città si è manifestata in tutta la sua potenza e bellezza. Non è più presente solo nelle riflessioni di alcune persone, ma essa è ormai una realtà in carne e ossa fatta di gambe che camminano insieme.
Sarebbe bello ora saper mettere in rete questo patrimonio virtuoso di impegno e partecipazione al fine di non disperderlo e coinvolgerlo in questa battaglia e in altre urgenti sfide che possano ridare speranza nel futuro per sé e per la città in cui si vive.
Quel fiume umano che è sceso dalla stazione verso la piazza centrale è il segno rappresentativo di una città nuova in movimento.
Quell’insieme di persone colorate e rumorose che è sfilato in mezzo ai palazzoni sorti senza rispetto per il territorio e figli di una stagione sciagurata può davvero essere lo spartiacque tra il passato e il futuro, tra quello che si era e quello che sarà.
