Pesci morti nel Tevere: la relazione dell'Arpa, cosa è emerso • Terzo Binario News

Pesci morti nel Tevere: la relazione dell’Arpa, cosa è emerso

Giu 9, 2020 | Ambiente, Cronaca, Mare

Il 1 giugno “a seguito delle segnalazioni pervenute dal Corpo della Polizia di Stato e dalla Polizia di Roma Capitale per la presenza di molte carcasse di fauna ittica, il personale dell’ARPA Lazio ha effettuato un campionamento di acque superficiali nei pressi di ponte Vittorio Emanuele sul fiume Tevere”. Questo quanto riferito dall’Arpa.

Segnalazioni sulla morìa sono arrivate da Ponte della Musica a Ponte Pasa ma anche in zona Marconi. La Asl Roma 1, venerdì 5 giugno, ha fatto sapere che sono previste nuove campionature. Il motivo? Il materiale era troppo inservibile, ovvero troppo decomposto.

L’Arpa, in una nota, ha spiegato: “Nel corso del sopralluogo è stata riscontrata la presenza nel punto di campionamento di circa una settantina di carcasse tutte di taglia medio grande, dai 40 ai 130 centimetri circa e comprendenti le famiglie dei Ciprinidi, Mugilidi e Siluridi”.

Le specie presenti riconosciute sono state in ordine di abbondanza:
 Barbus barbus – Barbo europeo
Liza sp. – Presumibilmente Cefalo calamita
Squalius squalus – Cavedano
Silurus glanis – Siluro
Bramis brama – Abramide comune
Cyprinus carpio – Carpa
Carassius sp. – Carassio

Al momento del sopralluogo e del campionamento “erano presenti in alveo numerosi esemplari vivi di piccole dimensioni e le misure dei principali parametri chimico-fisici rilevabili in campo con sonda multiparametrica hanno mostrato una situazione normale”.

LE IPOTESI

“Si è avuta notizia di un evento meteorico intenso che avrebbe interessato la zona di Roma Nord e, pertanto, in prima istanza si è ipotizzato che le acque piovane avessero potuto dilavare il materiale particolato, ricco di sostanza organica degradabile, accumulato nel letto di fossi e sulle superfici e convogliato in tempi piuttosto rapidi la massa degradabile nel fiume, che, subendo una rapida degradazione, avrebbe potuto consumare l’ossigeno disciolto nelle acque”.

“In queste condizioni le morie ittiche – hanno continuato – possono avvenire sia per “anossia” che per l’ostruzione meccanica delle branchie dovuta alla presenza di sostanze colloidali provenienti dal repentino dilavamento dei terreni circostanti. Un evento acuto e di breve durata i cui effetti potevano essere rapidamente rientrati”.

“L’area di campionamento ricade all’interno della rete di monitoraggio delle acque superficiali che ARPA Lazio esegue ai sensi del D. Lgs. 152/06, che prevede nel tratto urbano del fiume Tevere due punti di campionamento e nello specifico l’F4.06 Ripetta (circa 1 Km a monte del punto campionato) e l’F4.62 Marina di Roma (circa 25 Km a valle del punto campionato).
Per una valutazione più significativa dei dati rilevati nei campionamenti effettuati nei giorni scorsi è stato ritenuto utile effettuare un confronto con la serie di risultati ottenuti nel 2019 presso le stazioni anzidette”.

“Da tale confronto emerge un modesto innalzamento dei principali indicatori microbiologici di
contaminazione fecale e un lieve aumento di Fosforo Totale e Ortofosfato mentre per gli altri
parametri di base non si evidenziano alterazioni significative. Per quanto riguarda la presenza di sostanze potenzialmente tossiche per la fauna ittica, le analisi hanno evidenziato la presenza di Cipermetrina, in concentrazioni maggiori (0.014 μg/l) rispetto a dati medi dei monitoraggi periodici che l’Agenzia svolge sul fiume Tevere, nonché la presenza di un altro fitofarmaco il Clothianidin”.

LA CIPERMETRINA

La CIPERMETRINA “è un insetticida universale nei programmi di lotta contro gli insetti (in
particolare mosche, zanzare e blatte) vettori di malattie per l’uomo e per gli animali allevati, sia
contro numerosi insetti infestanti le coltivazioni È usata da alcuni Comuni per la profilassi
antizanzara nelle caditoie stradali, ma anche nelle irrorazioni mediante atomizzazione.
La Cipermetrina è tossica per i pesci: in test di laboratorio LC50 96-h (concentrazione letale per il 50% degli organismi esposti dopo 96 h di esposizione) è generalmente nell’intervallo di 0,7-350 μg/l. La tossicità acuta su Trota iridea (LC50) è in media 0, 82 mg/l (dati ISPRA – Quaderni
10/2015)”.

“L’altro fitofarmaco riscontrato a seguito del campionamento del 1 giugno è il
CLOTHIANIDIN (0.67 μg/l). Appartiene al un gruppo dei neo-nicotinoidi, il cui utilizzo
comprende la concia delle sementi di mais, del cotone, della colza, della bietola e del girasole,
trattamenti fogliari di molti fruttiferi e di piante ornamentali e trattamenti granulari al terreno. Il prodotto è altamente tossico per le api. Pertanto ne è stato definitivamente vietato l’uso dalla fine del 2018″.

“Il Clothianidin non è facilmente biodegradabile. Può permanere legato ai sedimenti e quindi può essere considerato persistente nei sistemi acquatici, ove comunque mostrerebbe scarso potenziale di accumulo negli organismi; ha una tossicità verso i pesci più bassa della Cipermetrina (LC50 96h > 100 mg/L). La concentrazione rilevata nel campionamento del 1/6/2020, risultata pari a 0.67 μg/l”.

“La presenza di tali sostanze non consente di escludere cause tossiche dovute a fenomeni
temporanei e localizzati di contaminazione
. Per questo motivo è in corso un approfondimento in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana, al fine di incrociare i dati analitici riscontrati nelle acque con quelli che sono in corso di determinazione sugli esemplari delle carcasse dei pesci campionate nel fiume”.

“L’Agenzia sta inoltre effettuando ulteriori campionamenti delle acque fluviali al fine di seguire
l’evoluzione del fenomeno”.