Picchiata fino a rischiare la morte, dopo l’incontro con l’amante. Questo quanto è avvenuto nei giorni scorsi ad una donna di 45 anni di Ostia. L’ex amante, tale Andrea Marchese, 42enne, maresciallo dell’aeronautica e sposato con un figlio, l’avrebbe attirata con un messaggio con la scusa di un incontro chiarificatore; i due avevano una relazione clandestina, che andava avanti da tempo, ma che lei aveva deciso di troncare.
Ma una volta in macchina, l’ha portata in una zona deserta, alle spalle del depuratore di Ostia, e l’ha colpita molte volte, fino a ridurla in fin di vita. In seguito sarebbe tornato a casa, con i vestiti imbrattati di sangue, convinto di avere ucciso quella che era stata la sua amante.
La donna è stata poi ritrovata in via delle Orcadi, una stradina sterrata fra i canneti e i cantieri nautici di Ostia, alla foce del Tevere, da un passante che ha sentito le sue richieste di aiuto. Per fortuna, lei è riuscita a salvarsi, perché si è finta morta dopo le innumerevoli botte dell’ex amamte. Poi, sono stati contattati gli agenti del Commissariato Lido, che hanno raggiunto l’uomo a casa e l’hanno arrestato con l’accusa di tentato omicidio.
L’uomo infatti era molto geloso e, malgrado lei fosse single, erano continue le scenate di gelosia, anche sul posto di lavoro (i due erano colleghi). Da qui l’allontanamento della donna, che però lo scorso sabato ha accettato di vedere. Ma le promesse di cambiamento si sono trasformate in rabbia di fronte alla fermezza della donna: il maresciallo, come una furia l’ha picchiata, con calci e pugni, fin quasi ad ucciderla.
Gli agenti del commissariato di Ostia sono risaliti immediatamente all’identità dell’aggressore, il cui nome è stata sussurrato dalla donna, mentre la portavano in ospedale. Gli investigatori diretti da Antonio Franco lo hanno arrestato per tentato omicidio, nel suo appartamento, malgrado lui ora neghi ogni responsabilità e sostenga di avere un alibi. In attesa della convalida del fermo, in mano al pm D’Ovidio, il maresciallo si trova già in carcere.
“Nuovamente, una donna è rimasta vittima della follia di un amante non ricambiato e oggi versa in condizioni critiche in un letto dell’ospedale Grassi di Ostia – ha scritto l’assessore al welfare e alla salute del X Municipio di Roma Capitale, Emanuela Droghei, nella lettera inviata al sindaco di Roma Ignazio Marino e al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti – Solo un giorno prima un uomo di quasi cinquant’anni, già conosciuto alle forze dell’ordine per stalking e lesioni personali, aveva picchiato sua moglie e ora i figli della coppia sono stati affidati a una casa famiglia. Negli ultimi due anni, tra Ostia e il suo entroterra, si sono registrati circa dieci casi gravi, con due omicidi e pestaggi violenti.
In qualità di amministratori locali – prosegue – stiamo seguendo il percorso dello sportello Codice Rosa dell’ospedale Grassi, che in un anno ha accolto centinaia di donne. Per ora il progetto è stato prorogato di quattro mesi ma ovviamente non è abbastanza. E’ necessario dare alle nostre concittadine servizi stabili e duraturi che passano dalla prima accoglienza in pronto soccorso ad un accompagnamento e presa in carico da parte dei Servizi sociali. Per questa ragione, Ostia e il suo entroterra non possono più fare a meno di una casa rifugio, che amplierebbe la capacità di accoglienza di tutta Roma Capitale e darebbe al contempo una possibilità immediata di sostegno”.
Marta Bonafoni, vice capogruppo di Per il Lazio al Consiglio regionale, sostiene che “questi numeri parlano chiaro e raccontano, più che di un’emergenza, di un problema strutturale che attraversa trasversalmente tutta la società. Sicuramente – aggiunge – il X Municipio è un territorio che necessita di tutta l’attenzione necessaria per arginare questi fenomeni. Attenzione che deve tradursi in prevenzione, implementazione dei servizi, iniziative di sensibilizzazione e formazione di tutti gli operatori coinvolti del percorso di uscita dalla violenza”.
