“L’arroganza è l’ostruzione della saggezza” Bione di Smirne, III sec. a.C.. Ci sembra giusto partire da questo antico aforisma per introdurre l’argomento che vogliamo sottoporre all’attenzione dei lettori.
Il fatto di cui si parla si è consumato in Consiglio Comunale giovedì 26 gennaio ed è poi proseguito fino a ieri e si riassume con molta semplicità.
Un esponente del gruppo di tre consiglieri comunali di maggioranza ovvero Progetto Ladispoli, ha semplicemente esercitato il diritto di esprimere il proprio voto liberamente, come sancito dalla legge, ed il giorno dopo il sindaco ha esercitato il proprio potere, rimuovendo l’assessore che era espressione del loro appoggio.
Poi, altrettanto legittimamente, tutti i consiglieri della coalizione si sono sospesi dalla maggioranza ed ora si attende di sapere come questa vicenda evolverà.
A prescindere da quanto accadrà, si tratta comunque di un duro smacco alla credibilità del sindaco Grando in quanto le parole di questi consiglieri disegnano un scenario cupo e non certo edificante.
Scrivono: “…Principi fondanti di Progetto Ladispoli, non praticati dal Sindaco Grando, sono dialogo, ascolto, condivisione e politica da intendersi quale servizio alla Città in un’ottica di onestà e solidarietà, tutto ciò è in netto contrasto con azioni ricattatorie verso coloro i quali desiderano solo un confronto pacato e democratico…” ed è una accusa chiara, che parla da sola, senza commenti.
Sono consiglieri di maggioranza, gente che – piaccia o meno – ha contribuito a far eleggere Grando, portando in dote circa 850 preferenze, più o meno il 9% del totale, e molto di più se si considerano i soli consiglieri eletti, i quali, in democrazia, debbono rappresentare i propri elettori, più che obbedire al sindaco.
In ogni caso meritano rispetto, ed invece si sono trovati trattati a mo’ di peones al motto di “credere obbedire ed alzare la manina senza ribattere”. Chi legge sa bene che già a giugno si sottolineò come questa consiliatura sarebbe stata diversa dalla precedente (https://www.terzobinario.it/lanalisi-di-mazzarino-sul-voto-di-ladispoli/).
Infatti i consiglieri di maggioranza non sono più l’armata Brancaleone della prima consiliatura, allora in gran parte eletti quasi per caso magari con una manciata di voti di famiglia.
Questa volta sono andati in assise personaggi con un proprio peso politico, piaccia o meno, ed un consenso che richiede spazi e approcci ben più maturi e rispettosi rispetto agli isterismi infantili dei primi cinque anni di governo.
Quanto accaduto è quindi il risultato di non voler applicare le basi della democrazia. Così, in sei mesi, sono stati sostituiti due assessori ed oggi un gruppo di consiglieri rivendica, legittimamente, spazi di giudizio e discussione non condividendo tutto a prescindere.
Il casus belli è stato il Consiglio Comunale del 26 Gennaio, e le motivazioni dei consiglieri affinché fossero critici c’erano tutte (ma si entrerà nel merito prossimamente), ma in realtà il problema è a monte, ovvero nel dispotico desiderio di comando accusando chi dissente di essere causa dei fallimenti e carenza che invece sono soltanto i suoi.
Forse un maggiore nervosismo sarà stato dato dal dispotico tentativo del sindaco di condizionare tutte le preferenze per le regionali cannibalizzando l’elettorato di tutti, ma è un dettaglio rispetto all’errato atteggiamento di fondo del sindaco Grando che non è nuovo ad atteggiamenti spocchiosi ed arroganti in Consiglio.
Non sappiamo come la vicenda andrà a finire e sicuramente gli estremi per una caduta del sindaco sono ben lontani e la colpa è anche di una certa opposizione urlata nonché del ‘supporto strategico’ amministrativo che tutto è tranne super partes, ma il blocco sostanziale è sotto gli occhi di tutti.
Un blocco dovuto alla necessità di controllo del sindaco Grando, e di chi dietro di lui agisce. Sindaco il quale, ad esempio, mantiene ad interim l’assessorato all’urbanistica senza alcuna competenza specifica, affidandosi a professionisti ex art 110 il cui contributo appare molto mercenario e poco etico, eteroguidato da società di consulenza, come pure delle consulenze esterne spot chiamate senza le dovute rotazioni.
Il Sindaco si barrica dietro ardite interpretazioni tecniche sfuggendo la sostanza della politica seria, ovvero il confronto ed il bene comune. La conferma viene proprio dall’urbanistica che ha tenuto sospeso sperando che ora, con il cambio in Regione, gli uffici gli siano più ‘benevoli’ ai danni dei cittadini.
Per non parlare degli altri comparti comunali, pieni di ordinaria amministrazione ma ben pochi contenuti innovativi tranne laddove vi siano lauti guadagni di project financing a trazioni affaristiche e non certo sociali.
Ormai il sindaco Grando tiene sospesa l’evoluzione di Ladispoli con la personale smania di controllo, mascherandola alla bisogna anche con discutibili manifestazioni che coinvolgono anche valori nazionali. I consiglieri contestavano, legittimamente, e chiedevano dibattito interno mentre è noto che le riunioni di maggioranza siano ben poco democratiche, e solo questo è bastato a scatenare la repressione, non certo adeguata e che vanta i precedenti del Grando I con le cacciate di domenica mattina tramite i messi comunali di Carmelo Augello (oggi presidente dell’assise) e dell’allora assessora Amelia Mollica Graziano.
Conclusione con un aforisma: “Occorre spegnere la tracotanza ancor più che un incendio”. (Eraclito).
cardinal Mazzarino
