Riceviamo e pubblichiamo– Il referendum sulle trivelle non ha raggiunto il quorum e quindi la soglia per la validità legale. Nonostante la schiacciante vittoria dei Sì (85,84%) non ha quindi avuto seguito la consultazione referendaria riguardante la durata delle attività estrattive degli impianti presenti entro le 12 miglia.
Il mancato raggiungimento del quorum ha dato vita a differenti reazioni: da un lato il Presidente del Consiglio ha espresso soddisfazione per tale risultato, dall’altro i promotori e sostenitori del referendum hanno visto nei 13 milioni di Sì un segnale che potrà difficilmente essere ignorato dal Governo, soprattutto ponendo tale dato in relazione ai poco più di 10 milioni e 300 mila votanti che hanno fruttato al PD la maggioranza alla Camera nelle elezioni 2013.
Si annunciano quindi nuove battaglie per i Comitati per il Sì contro le trivelle, come inoltrare ricorso al MiSE (Ministero dello Sviluppo Economico) per il blocco immediato di cinque concessioni estrattive entro le 12 miglia, scadute ormai da tempo e per le quali la proroga è illegittima. La norma infatti prevede che siano prorogati i titoli vigenti, non quelli scaduti.
La proroga senza limiti delle concessioni per l’estrazione di petrolio e gas è inoltre in contrasto con le regole del diritto UE sulla libera concorrenza nonché quelle che regolano l’estrazione degli idrocarburi (direttiva 94/22/CE).
Inoltre sia l’attuale Presidente del Consiglio che l’ex Presidente della Repubblica (ora senatore a vita) Giorgio Napolitano non avrebbero tenuto conto dell’art. 98 del Testo Unico delle Leggi Elettorali (D.P.R. del 30 marzo 1957) invitando a non recarsi ai seggi: questo il testo:
“1.Il pubblico ufficiale, l’incaricato di un pubblico servizio, l’esercente di un servizio di pubblica necessità, il ministro di qualsiasi culto, chiunque investito di un pubblico potere o funzione civile o militare, abusando delle proprie attribuzioni e nell’esercizio di esse, si adopera a costringere gli elettori a firmare una dichiarazione di presentazione di candidati od a vincolare i suffragi degli elettori a favore od in pregiudizio di determinate liste o di determinati candidati o ad indurli all’astensione, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da lire 600.000 a lire 4.000.000”.
Rassicuriamo che i comitati, anche locali come quello di Ladispoli-Cerveteri hanno fatto quanto possibile nella campagna informativa: chi non ha voluto capire purtroppo sappia che quando i giacimenti non verranno più utilizzati, i signori petrolieri non avranno neppure l’obbligo di togliere le piattaforme dal mare.
Rita Paone
Marevivo Ladispoli
