Letteratura, Instabook e la resistenza della cultura • Terzo Binario News

Letteratura, Instabook e la resistenza della cultura

Mar 21, 2017 | Cinema e libri, Cultura, Dal Web

letteratura instabookdi Ginevra Amadio

In data 21 marzo, quando con l’arrivo della primavera si è deciso di fissare la giornata della poesia, in una ricorrenza che più che un elogio pare un estremo tentativo di salvataggio, viene da chiedersi, ancora, quante possibilità abbia la cultura letteraria di sopravvivere.

Il tema è fortemente dibattuto e non può prescindere, da più di qualche anno ormai, dalla questione social network, dalla fast literature cotta e mangiata, compressa nello spazio di 140 caratteri in cui tanto più rientra una citazione, mutilata persino di virgole e punti interrogativi. Nel tempo di un tweet, poi, tale stralcio di letteratura si dissolve, finendo nel magma degli hashtag sulla politica estera, sopraffatto dalle tendenze che vanno dalla cucina all’ultima puntata dell’Isola dei famosi, soccombendo financo – colmo dei colmi – sotto il peso di altre cit. (rigorosamente puntato, è la legge del numero dei caratteri).

La cultura al tempo del social è un patrimonio da salvaguardare, una specie in via d’estinzione che rischia di sparire dalla faccia della terra o finire geneticamente modificata assumendo persino le grottesche sembianze dei libri distillati che qualche anno fa pubblicizzavano in edicola.

Però non può prescindere dal fare i conti con il suo “carnefice”. È un compromesso strano, senza dubbio, a cui i duri e puri non vogliono cedere neanche posti di fronte alla prospettiva di una definitiva Caporetto letteraria. Eppure occorre tenerne conto.

Per parlarne, al di là di mere argomentazioni teoriche che troppo spesso – ahinoi – allontanano il gran pubblico dal dibattito in questione, è possibile partire da un esempio pratico, che coniuga – o almeno tenta di farlo – letteratura e tempi brevi, vero morbo della vita moderna.

Stiamo parlando di Instabook, un’app di successo che presenta il marcio del made in Italy e permette  di riconoscere velocemente un libro partendo da un estratto. Uno Shazam della lettura, in pratica, in grado di supportare anche le ricerche vocali per rivelare al lettore il titolo desiderato. Ciò che occorre fare è semplicemente inserire nel motore di ricerca la citazione scelta, a cui si potrà aggiungere il nome dell’autore qualora lo si ricordi; la risposta, come avviene già nell’app per la musica, apparirà sul display nel giro di qualche secondo.

Nata da un’idea di ARAndroid developers, il team di sviluppatori per sistemi Android composto dai tre giovani ingegneri italiani Andrea Spostato, Ronny Meringolo e Angelo Ragusa, Instabook è disponibile sullo store Google Play e iOs ed è completamente gratuita. Accanto al titolo del libro cercato, l’app mostra una breve introduzione del testo e la valutazione degli utenti espressa in stelline, fornendo inoltre un’aggiornata classifica dei libri più venduti del momento.

L’auspicio, come rivelano gli stessi ideatori, è quello di incentivare la riscoperta del libro partendo da una base social e accessibile a tutti. Non male, dunque, in un momento storico in cui la lettura è sempre più pratica rara e la cultura, proprio su quelle piattaforme social che tanto sfruttiamo, si fa sempre più sfoggio gratuito di erudizione senza basi reali.

Forse perché, in un mondo in cui tutto è a portata di click, l’idea di soffermarsi anche solo qualche minuto su un testo scritto provoca noia e repulsione. Il ragionamento viene accantonato a favore della comprensione immediata che, se viene a mancare, comporta rinunce e mancanza di curiosità. Instabook potrebbe costituire, allora, quella sorta di compromesso cui si accennava sopra, coniugando in un unico strumento immediatezza e approfondimento, capacità di saziare ora e subito i propri appetiti e possibilità di indugiare ulteriormente, se lo si vuole, nell’universo libresco.

Certo, assaporare letteratura richiede tempo, spazio e disposizione d’animo. Interiorizzare un passo, una poesia, non è come bere un bicchiere di prosecco in compagnia di amici. Si deve recuperare la lettura lenta, allontanarsi dalla prosaicità della vita, recuperare i ritmi che pertengono all’uomo almeno per qualche ora al giorno.

Il grande nemico della lettura è il tran tran della vita quotidiana che si mischia all’abitudine, alla necessità di mostrarsi qualcuno dimenticandosi di essere. Non capiremo mai Gozzano se continuiamo ad accostarci ai suoi componimenti con le reminiscenze del passato, né tanto meno se cannibalizziamo un suo verso per fare sfoggio di pseudo cultura sui social network. Se si porta alla mente Alda Merini e l’uso improprio che delle sue parole è fatto in rete, viene da chiedersi quando e dove si sia imparato a estrapolare parti del discorso e darne il senso che si vuole. Il taglia e cuci da tastiera è un pericolo grandissimo per la letteratura, nonché l’ennesimo segnale preoccupante nella strada che la lettura sta prendendo nel nostro Paese.

Si legge poco e lo si fa per darsi lustro, a volte per far vincere la forma sulla sostanza, il fast sul low, il semplice sul ragionato. Se si dovesse scrivere un elogio dell’indugio, partirebbe proprio dalla necessità di riscoprire la lentezza, priva di fronzoli e sciatterie da tornaconto.

La lettura, in un mondo in cui siamo bombardati da messaggistica istantanea e slogan rapidi e indolori, può ancora essere quella ginnastica del pensiero volta a forzare le tante opacità mentali che i tempi impongono. Ecco allora perché Instabook può costituire una scommessa su cui occorre puntare: se riuscirà a muovere un passo in questa direzione, partendo dal subitaneo per arrivare all’indugio, sarà una conquista capace di andare ben oltre il semplice successo di un’applicazione.