Giornata della Memoria, al Claudio di Tolfa 200 ragazzi ascoltano il racconto di due testimoni • Terzo Binario News

Giornata della Memoria, al Claudio di Tolfa 200 ragazzi ascoltano il racconto di due testimoni

Gen 24, 2023 | Allumiere, Comune, Cronaca, Tolfa

L’evento a cura dei comuni tolfetano e allumierasco è stato davvero interessante e coinvolgente per i giovani venuti anche da Civitavecchia

di Cristiana Vallarino

Una mattinata davvero speciale quella di lunedì a Tolfa. Mentre fuori fioccava la neve, il teatro Claudio ha ospitato, in occasione dell’imminente Giornata della Memoria del 27 gennaio, un evento organizzato in tandem dalle amministrazioni di Tolfa ed Allumiere, col supporto della locale Fidapa e il patrocinio dei comuni di Ladispoli, Cerveteri, Civitavecchia, Bracciano, Tarquinia, Canale Monterano e Santa Marinella.

In sala c’erano il sindaco di Canale Alessandro Bettarelli, la vice sindaca e il consigliere di Allumiere Marta Stampella e Simone Ceccarelli, la consigliera di Cerveteri Adele Prosperi e la considgliera regionale Marietta Tidei.

L’evento era dedicato ai giovani, infatti in platea si sono seduti oltre 200 ragazzi: una classe quinta elementare e le terze medie del comprensivo collinare, di cui era presente la dirigente Laura Somma, oltre alle classi quarte degli istituti superiori di Civitavecchia Calamatta (con la preside Giovanna Incorvaia e le docenti Tiziana Franceschini ed Edy Biordi) e del Marconi (con le insegnanti Fabiana Uras e Paola Polucci).

Da sinistra, Pala, Bentivoglio, Finzi, De Pascalis, Landi e Terracina. A destra, nel parterre Esposito

Sul palco i due sindaci, Luigi Landi per Allumiere e per Tolfa Stefania Bentivoglio con l’assessora alla cultura Tomasa Pala, e la presidente Fidapa Giuseppina Esposito a far da presentatrice e come moderatore il dottor Maurizio Antonio De Pascalis. L’ospite d’onore era il dottor Massimo Finzi, assessore alla Memoria della Comunità ebraica di Roma. Il quale ha raccontato la sua storia e come la sua vita cambiò dal giorno del rastrellamento dei tedeschi nell’ottobre del ‘43. Lo stesso ha fatto poi il dottor Alberto Terracina, anche lui allora bambino di pochi anni.

Finzi, in maniera chiara, asciutta ma empatica, ha spiegato come il suo destino fu diverso da quello di tanti altri bambini ebrei romani grazie alla solidarietà di una coppia di anziani vicini di casa che, per permettere ai suoi genitori una fuga più agile, lo tennero da loro per due giorni, spacciandolo per il nipotino. “Per la mia compagna di giochi Esther – ha detto – non si aprì nessuna porta, lei e la sua famiglia furono deportati e non tornarono più. Io sono stato salvato, ho potuto costruire una famiglia e, grazie alla mia esperienza, ho scelto di fare il medico, un modo per poter restituire almeno in parte il dono della vita che mi era stato dato da bambino”.

Molte le domande fatte dai ragazzi

Il dottor Finzi ha spiegato che la Comunità ebraica romana non solo è la più grande d’Italia è anche la più antica del mondo: gli ebrei sono a Roma già da 150 anni prima che fosse costruito il Colosseo. Ha poi esortato i ragazzi a studiare la storia, coltivare la memoria per comprendere e ricordare quali furono i passaggi per ottenere il consenso delle masse ed arrivare al genocidio sistematico degli ebrei. Quindi ha ricordato la teoria razzista che indica razze superiori come quella ariana e quelle inferiori da schiavizzare o da annientare. Poi c’è stato tutto il racconto delle leggi razziali di Mussolini del 1938 e di ciò che ne conseguì per la vita e il lavoro di tutti gli ebrei italiani, privati dei diritti civili.

L’intervento di Finzi ha ricordato le disumane e umilianti condizioni in cui gli ebrei furono caricati sui treni e poi le allucinanti procedure adottate nei lager che portarono alla Shoah, cioè allo sterminio di 6 milioni di ebrei.

L’altra storia vissuta è quella raccontata da Alberto Terracina. “Grazie all’amico di mio padre, allora Mons. Montini, divenuto poi Paolo VI – ha detto – che ci fornì documenti falsi con nome di Bonacina, cominciammo un viaggio verso il nord, ma l’autista del camion per paura ci lasciò a Todi, sulla piazza, all’addiaccio. Il giorno dopo tutta la gente di Todi ci rifocillò e poi fummo ospitati a casa del tabaccaio del paese. Con quella famiglia abbiamo continuato a mantenere contatti”. “La storia vira sul drammatico al nostro ritorno a Roma, alla fine della guerra – ha continuato –. Mia madre scoprì che tutta la sua famiglia, 16 persone, non tornò mai da Aushwitz. Immaginate come ciò influì sulla vita mia e dei miei fratelli: le foto di allora ci ritraggono sempre tristi”. Una tristezza che, è scientificamente provato, si eredita nelle famiglie dei deportati, portando a depressione grave e anche a suicidi pure nei discendenti, ha rivelato il dottor Finzi.

Finzi e Terracina hanno esortato i ragazzi alla comprensione, al rispetto (più che alla tolleranza) e alla pace. Auspicando che non ci sia più il negazionismo.

Significativo, lunedì è stato il comportamento dei ragazzi: che sono stati sempre in silenzio. “La prima volta che mi capita, in tanti incontri simili fatti con i giovani” si è complimentato, commosso, Finzi. Anche per la serie di domande davvero azzeccate, che hanno dato spunto a risposte interessanti. Come quella sul perdono, che nella religione ebraica è solo diretto.

Bentivoglio e Landi consegnano i regali a Finzi, dietro De Pascalis

La mattina si è chiusa con gli interventi e i ringraziamenti dell’assessora Pala e alle dirigenti Incorvaia e Somma e, per conto del preside del Marconi Nicola Guzzone, della professoressa Uras. E poi di nuovo i saluti dei sindaci ospiti, con la Bentivoglio che ha raccontata la sua visita al lager di Dachau. Unanime la soddisfazione di tutte per lo spessore dell’iniziativa, definita sia “storica”, sia altamente “emozionante e commovente”.

Alla fine per gli ospiti l’omaggio dei Comuni: la tipica catana e prodotti gastronomici locali.