Qualcuno oggi ci darà atto di aver ricostruito dopo un mese interminabile di articoli la trama che ha portato al primo fallimentare tentativo del Liberiamo Cerveteri e successivamente del remake di grillina memoria Vattene Day.
Siamo stati per settimane contestati per ciò che abbiamo sostenuto, per la sintesi politica che avevamo fatto uscendo dagli schemi per cui il giornalismo politico debba consistere nel pubblicare copia e incolla i comunicati di fazioni contrapposte, dialogo tra sordi che poco appassiona la gente. Un agglomerato informe di comunicati dove un consigliere comunale ha la stessa dignità di un anonimo, dietro il quale si nasconde qualche furbo che non ha più una credibilità politica.
La nostra posizione è stata stigmatizzata come uno schieramento a favore di Pascucci, quando in realtà era una lettura del tutto oggettiva di quello che stava muovendosi in ambiente politico. L’esatta previsione di quello che poi in piazza si è visto. Calato il sipario di piazza Risorgimento alle ore 11 del 5 ottobre rimane un palco desolato calpestato dalle solite persone. Gli stessi che per settimane schernivano le nostre ricostruzioni convinti che il loro furbo e anonimo operare aveva ormai preso il sopravvento con tanto di carta stampata in poppa.
In pochi si sono presi la responsabilità di darvi il numero dei partecipanti al Vattene Day, nonostante fossero lì presenti, compito delegato alle parti del contendere. Per Pascucci non c’era nessuno, per i manifestanti folle oceaniche. Noi abbiamo stimato 45-55 persone nel momento di maggiore presenza tanto è vero che non c’è foto che ne mostri più di 50, né le nostre né la bella panoramica a grand’angolo scattata dal direttore di AltravoceNews Riccardo Dionisi.
In piazza i soliti volti in un connubio di Fascio e Martello inedito nel panorama italiano. Si è andati oltre le larghe intese, si è riusciti a far coesistere in piazza Berlinguer e Mussolini e tutto questo in nome delle buche di Cerveteri? In piazza nostalgici del ventennio con i partigiani della resistenza. Dirigenti provinciali Pd insieme a dirigenti regionali di FN in una platea di 50 tra militanti e qualche curioso. Il tutto con il benestare del commissario del Circolo Pd di Cerveteri On. Marietta Tidei probabilmente mal informata dal coordinamento locale del circolo. Commissario che qualche volta potrebbe porsi qualche domanda in più sui dubbi che le abbiamo sollevato in un’intervista telefonica, piuttosto che bollare come faziose le nostre domande. Sempre in casa Pd abbiamo assistito alla chiamata alla partecipazione di esponenti di spicco, consci dello scenario che si sarebbe presentato in piazza. Oggi qualcuno si difenderà dicendo che non si sapeva chi fosse sceso in piazza. L’ennesimo politico che usa “a mia insaputa” di Scajoliana memoria. Un incontro intimo che non lascia spazio a diverse interpretazioni se non alla condivisione di interessi che a questo punto prevaricano quelli politici e che nel migliore dei casi coincidono con l’odio.
Che la mobilitazione del Vattene Day era poca cosa e che era architettata dai soliti volti era evidente a chi, tutti i giorni, frequenta i luoghi di discussione della politica ceretana. Sarebbe bastato non leggere La Voce per capire che da nessuna parte si parlava di questa manifestazione. Non un comunicato, non un’adesione è giunta alle redazioni di almeno 4 testate giornalistiche. L’unica discussione attiva era in rete, con personaggi intenti tra un annuncio e l’altro del Vattene Day a speculare politicamente sulla morte di Giuliano Gemma, sul naufragio degli immigrati a Lampedusa e a minacciare il nostro giornale con frasi del tipo “Ci vediamo per strada”. Gli stessi personaggi che oggi leccandosi le ferite, nonostante i proclami di clamorosa partecipazione, rivolgono epiteti ai cittadini che non erano in piazza, tipo “guitti cacasotto”, “pecore”, “gente che non vede oltre il proprio naso”.
Organizzatori politici che oggi dovrebbero chiedere scusa per l’aver privato i cittadini della propria libertà. La politica è riuscita ad invadere ed appropriarsi del loro diritto di scendere in piazza in maniera autonoma, organizzata e spontanea. Una politica talmente in crisi da ammainare le bandiere per mascherarsi da semplice cittadino nella disperata ricerca di ritrovare una credibilità che sa di aver perso.
Per alcuni la colpa è dei cacasotto qualcuno invece si interroga se è stato il maltempo a far restare la gente a casa. Viviamo in un paese in cui se c’è il sole la gente va al mare e se piove resta a casa oppure in un paese dove la gente è schifata di partecipare alla vita pubblica quando il messaggio che passa è solo la rissa fine agli interessi politici dei contendenti?
Il 5 ottobre ha vinto Pascucci o hanno vinto i manifestanti? Non so dirvi chi ha vinto e nemmeno mi interessa, so solo che il 5 ottobre ha perso la politica.
