#Evadoincucina incontra Giuseppe Donato del gruppo Anno Zero: "Noi abbiamo il dovere di dire come ci immaginiamo che sia la Cerveteri di domani" • Terzo Binario News

#Evadoincucina incontra Giuseppe Donato del gruppo Anno Zero: “Noi abbiamo il dovere di dire come ci immaginiamo che sia la Cerveteri di domani”

Ott 1, 2015 | #evadoincucina, Cerveteri

evadoincucinaOggi è con me Giuseppe Donato, oltre che professionista affermato e conosciutissimo del nostro territorio, Cerveteri in particolare, anche politico attivo da sempre. Fondatore del gruppo Anno Zero, prima corrente PD, in seguito gruppo politico autonomo e che appoggia questa amministrazione

Con lui voglio affrontare qualcosa di cui si parla spesso, in questi giorni fortemente riemersa.
Nell’intervista che ho fatto al sindaco Pascucci e al noto esponente PD avv. Pietro Tidei, parlando delle linee guida del Piano Regolatore, approvate da poco in Consiglio Comunale, si è parlato dei patti territoriali. Dalle loro interviste è stato confermato un incontro tra loro, nel quale si è parlato anche di questo argomento. Da te, Pino, che conosci molto bene la questione, mi aspetto un modo semplice per spiegare di cosa si tratta.

C’è una brutta abitudine di pensare che l’urbanistica sia una scienza occulta, ma parlare di urbanistica è parlare del futuro del nostro territorio, del nostro paesaggio, quindi è ineludibile la necessità di coinvolgere quanti più cittadini possibile allorché si trattano temi come questo. La Politica è quella che per prima è chiamata a decidere, perché decide del futuro delle vite dei cittadini. Parlare di urbanistica è un dovere di ogni organizzazione politica, guai a lasciare tutto coperto e in mano a pochi adepti conoscitori di leggi, leggine e norme. I Patti Territoriali sono stati per me una miniera, ho compreso come la politica in Italia è piena di codicilli, di norme e regole che vengono creati ad hoc, in corso d’opera, di come vengono disattese, di come si può essere in grado di utilizzarle al meglio oppure di utilizzarle per diecimila sotterfugi. I Patti Territoriali sono una gran bella cosa, un modo per progettare il territorio in maniera condivisa tra pubblico e privato. La politica dovrebbe indirizzare e poi l’iniziativa privata dovrebbe dare seguito con progetti seguendo quel solco indicato dalla politica. In pratica non è solo una crescita economica del territorio, ma una occasione di riqualificazione. Le istituzioni, la politica, poi dovrebbe diventare garante che quei progetti siano conformi, nella legalità, nelle norme che devono essere rispettate. In quest’ottica i Patti Territoriali del ’98, bisogna tenere a mente che sono del ’98, erano verso questa direzione. A Cerveteri ci sono state più di 40 proposte, poi valutate 26, che avevano delle logiche di riqualificazione, però in un contesto del 1998. Stava alle istituzioni accogliere quelle proposte ed inserirle in un progetto. Quello che è mancato è probabilmente il progetto. Quel progetto globale che avrebbe dovuto contenere quelle iniziative e che velocemente avrebbe dovuto essere attuato. Questo venti anni fa, ma ora non mi si venga a dire che Cerveteri non è cambiata e che le esigenze sono profondamente variate. Dopo venti anni si ha il dovere di rivalutare se quelle proposte sono ancora compatibili con le esigenze dei cittadini che gli amministratori rappresentano.

Nella scorsa legislatura tu eri nel PD, nella maggioranza Ciogli. Ci vuoi raccontare il percorso di uno dei progetti dei Patti territoriali, il centro commerciale alla Beca.

Nessuno vuole bocciare tout court le proposte, ma vanno rivalutate secondo la situazione odierna. Questo è stato il filo conduttore, che il sottoscritto in prima persona, sia come coordinatore del PD che ho avuto l’onore di coordinare per quasi un anno, sia come vice coordinatore dalla sua fondazione. Questo è il percorso che ci siamo proposti di adottare in quella forza politica, quando ne ero rappresentante. In uno dei progetti, forse il più controverso, quello del Centro Commerciale alla Beca, non abbiamo deciso di essere “contro”, a prescindere, ricordo molto bene che il percorso che decidemmo di attuare è stato quello di confrontarci a distanza di dieci anni, innanzitutto con gli operatori economici che avevano presentato il progetto, e di valutare il tutto non solo come economia e posti di lavoro, ma anche come impatto urbanistico, quindi con un serrato dibattito al nostro interno. L’esame politico di TUTTE le forze di maggioranza dell’epoca portò alla bocciatura del progetto originale. Poi cosa è successo? Si è passati da un no di maggioranza, quella di allora, ad un si, ma un si senza quella che è l’assise deputata a decidere, il consiglio comunale. Ricordo una grande quantità di documenti, firmati da assessori ed esponenti di maggioranza, anche dal sottoscritto, che chiedevano una valutazione d’impatto ambientale degli organi competenti e un percorso di valutazione nelle sedi deputate. Mancando queste risposte, è venuta a mancare quella fiducia che ha portato alla caduta della giunta Ciogli.

Quindi, usciti dal PD, Anno Zero ha comunque continuato quel percorso?

Nello stilare il programma della Coalizione Esserci, che ha poi avuto il consenso e la maggioranza degli elettori, uno dei nostri primi punti era proprio quello di seguire un iter, non come quello seguito fino a quel momento e che trovo disastroso e truffaldino, ma un percorso fatto di passaggi nelle sedi opportune. Atti e documenti ci hanno dato ragione. Ricordo le Cassandre che in maniera più o meno velata minacciavano ritorsioni economiche, quasi a togliere al rappresentante eletto quella libertà e serenità di valutazione su un elemento che avrebbe stravolto, la prospettiva di crescita del nostro paese. Chi poi è stato chiamato a giudicare ci ha dato ragione.

Questo per quanto riguarda il progetto del Centro Commerciale alla Beca, per gli altri progetti inseriti nei patti territoriali?

Ci sono delle norme e, con la logica che ho appena illustrato, verranno esaminate tutte le proposte con i passaggi giusti e con un sereno confronto, con tutte le forze politiche e associazioni e con i cittadini.
Sempre nel rispetto del paesaggio, che ti ricordo è tutelato dalla Costituzione, perché è un valore che appartiene a tutti. Da medico ti dico pure che il paesaggio è un fattore determinante per la salute. Il codice deontologico dei medici, ma non solo dei medici, prevede un ruolo attivo per far si che l’uomo abbia uno spazio sano, difendiamo la salute non facendo solo ricette.

Su Ostilia cosa possiamo dire?

Io ritengo che sia vergognoso che dopo quaranta anni di scelta, giusta o sbagliata che sia, verso la crescita urbanistica della zona al mare, si abbandoni la città e i cittadini ad una condizione di squallore urbanistico come quello che vediamo quotidianamente. Quello è comunque un bene di tutti i cittadini che arrivano a Cerveteri. La domanda che chiunque arrivi a Cerveteri si pone è proprio come sia possibile che questa sia la condizione e la modalità di fruizione di un bene comune, del bene mare! Bisogna ricordare che l’accesso al mare è garantito a tutti, il diritto di avere accesso al mare è garantito a tutti. La situazione Ostilia è molto intricata, ma qualcosa si può capire. Gli esperti ci devono spiegare perché certe cose sono accadute, ma come districare la matassa deve essere appannaggio dei cittadini e di chi li rappresenta, di chi ha l’onere di rappresentarli. La maggioranza attuale ha messo Ostilia tra i primi punti del suo programma, io ritengo che sia doveroso dare una risposta verso una soluzione. È chiaro che poi la risposta potrà piacere o meno, ma è dovere di chi governa prospettare il progetto di città che si ha davanti, ben sapendo che qualsiasi cosa di inadeguato venga compiuto si corrono dei rischi, è ovvio, ma ciò non autorizza ad esimersi dal dovere di prospettare una soluzione. Altrimenti invece di quaranta gli anni diventeranno cento. Questo è il tipico problema italiano, non decidere. Dobbiamo avere un accesso al mare bello, fruibile, e sempre consapevoli che il paesaggio va tutelato.

Perché, secondo te, Tidei, che afferma testualmente, “sono avvocato e la cosa non è ininfluente”, ha contestato la “bruciatura dei patti territoriali”?

Io rispetto fortemente Tidei, ha fatto delle egregie cose, come uomo politico non posso che rispettare l’operato di un uomo politico che si è speso per il litorale con una serie di iniziative. Mi preoccupa quando da legale dice di voler difendere determinati interessi. Ciò non mi compete e non mi riguarda, non voglio entrare in quella polemica. Spero però che non si arrivi nelle sedi legali eventualmente chiamate a decidere, che non si arrivi a scontri di questo tipo. Con il Tidei politico non ci sono preclusioni al confronto, non ne vedo le ragioni, confronto con un uomo che conosce fortemente il nostro territorio. Voglio ricordare che non solo ha rappresentato città importanti come Civitavecchia e Santa Marinella, ma ci ha rappresentato al Parlamento nazionale. È un grande conoscitore delle dinamiche sociali ed economiche di questo territorio, ben venga un confronto a tutto tondo e schietto. Importante è che sia un confronto basato su quelle che sono le prerogative di ognuno. Importante è che si evitino elementi che esulano da un confronto politico a cui in primis il nostro sindaco e secondariamente la maggioranza tutta ha sempre creduto dandone ripetute dimostrazioni.

Mi sembra di percepire dalle tue parole, comunque, un’apertura al dialogo con Tidei e con il PD, una prova di compromesso?

Ci sono dei valori non contrattabili, da quando faccio politica, da appassionato, da ragazzo, mi si dice ogni volta che il compromesso fa parte della politica, mi si dice che un buon politico è quello che sa fare i compromessi giusti. Ho potuto verificare che in buona parte è così, però ci sono delle scelte su cui i compromessi sono possibili, altre in cui sono doverose, per garantire il male minore, ma su alcune è impossibile scendere a compromessi. Altrimenti finisce quella che è la ricchezza della democrazia e che è la contrapposizione delle idee e dei progetti. Altrimenti diventa una pastoia dove tutto si confonde e non vediamo quello che può essere un progetto con dei valori aggiunti, confuso tra tanti altri. In questo modo c’è il rischio di disamorarsi della politica, quello che sta accadendo nelle nuove generazioni. Non una disattenzione su ciò che accade, bensì una chiave di lettura completamente diversa di quella di quando ero giovane. Anche nelle problematiche urbanistiche, intorno alle quali si può caratterizzare un progetto politico, alcuni compromessi sono impossibili, perché toccano elementi costituenti del progetto medesimo.
Parliamo di questa alleanza trasversale, non tanto sulla raccolta firme, quanto sul contrasto alle linee guida per il nuovo piano regolatore, cosa ne pensi?

Lo trovo sconvolgente, le linee guida nascono per essere degli atti di indirizzo, è doveroso da parte di chi amministra, di chi è stato scelto, di indicare quello che è il futuro di questa città, queste sono le linee guida. Non sono Bibbia, Vangelo o atto di fede, noi abbiamo il dovere di dire come ci immaginiamo che sia la Cerveteri di domani. Il mio gruppo politico era per crescita zero, però nel momento in cui abbiamo poi scelto di stare insieme ad altre forze abbiamo valutato che forse non era il caso di irrigidirsi su questi aspetti. Oggi abbiamo una crescita di volumetrie, non ci siamo chiusi, ma quali sono i progetti da portare avanti, quello è un qualcosa che è tutto aperto. Le nostre idee abbiamo il dovere di dirle, il cittadino ha il diritto di sapere, anche per scelte politiche future. Garantisco la piena disponibilità ad ascoltare cittadini e associazioni e gruppi politici nel percorso successivo. Non c’è alcuna volontà di premiare qualcuno o punire qualcun altro. Pensare ad accordi nel cassetto ferisce fortemente chi ha portato avanti questo discorso. Mi auguro un doveroso ed auspicabile dialogo.

Domanda di rito, qual è il tuo piatto preferito?

Un primo, spaghetti alla carbonara.

Ringrazio Giuseppe Donato, saluto tutti gli amici lettori, dando appuntamento alla prossima intervista dove, realmente, parleremo di cucina e di alimentazione. Come sempre, la mia “cucina” è aperta a chi voglia intervenire o replicare.