Oggi 5 maggio il personale della scuola ha organizzato uno sciopero molto importante. Noi genitori, noi cittadini, noi gente comune vorremmo capire le ragioni di questa iniziativa, vorremmo capire cosa sta succedendo.
Oggi è con noi in #evadoincucina Claudio Musicò segretario regionale FLC CGIL Roma Lazio.
La FLC ( Federazione Lavoratori della Conoscenza) è il sindacato dei lavoratori della Scuola, dell’Università e della Ricerca.
Claudio, il Governo ha presentato un Disegno di Legge in parlamento di Riforma della Scuola di cosa si tratta?
Prima di tutto bisogna fare un passo indietro e ristabilire qualche verità.
Qualche mese fa il Governo ha presentato un progetto di riforma della scuola e lo ha sottoposto a una cosiddetta consultazione.
Di questa consultazione non c’è più traccia ne c’è traccia degli esiti. Forse non si vuol dire che già su quel progetto, per altro molto differente dal Disegno di Legge , non vi era il consenso del mondo della scuola.
Si usa come propaganda l’assunzione di parte dei precari, che già oggi lavorano nella scuola, per far passare una serie di norme che peggiorano le condizioni della scuola pubblica.
Ma Renzi afferma che il governo per la prima volta stanzia risorse importanti per la scuola, come si fa a non essere d’accordo?
La scuola pubblica italiana è tra le più sotto finanziate d’Europa, i tagli lineari a cui è stata sottoposta hanno reso quasi inesigibile il diritto costituzionale ad avere per i nostri ragazzi un’istruzione pubblica di qualità. La scelta, nella crisi, di disinvestire nel vero capitale di questo paese, i giovani che rappresentano il futuro viene, di fatto, confermata dal governo attuale. Vogliamo invertire la rotta? Restituiamo all’istruzione e alla formazione le risorse ( ancora sotto la media europea) che sono state tagliate nell’interpretazione italiana dei vincoli europei di bilancio. Le risorse investite con il disegno di legge non sono assolutamente sufficienti.
Nemmeno l’assunzione di 100.000 mila nuovi insegnanti è da considerare positiva?
Io penso che si debba svincolare l’assunzione degli insegnanti per il prossimo anno scolastico dal resto del provvedimento.
Bisogna fare un decreto sull’immissione in ruolo urgente, e consentire un dibattito ampio sulle altre materie. Il ricatto o accettate tutto così o saltano le assunzioni è insultante per i tanti che aspettano da anni di stabilizzare la loro condizione lavorativa.
Anche su questo però si deve fare chiarezza, gli insegnanti precari che già oggi insegnano nelle nostre scuole non sono solo quelli che il governo vuole assumere, agli altri non si può dire semplicemente ora arrangiatevi non abbiamo più bisogno di voi.
In questi anni la scuola vi ha utilizzato e ora, prima che si crei l’obbligo di assumervi come stabilito da una sentenza della corte europea ( 3 anni di lavoro) vi licenziamo.
Siamo davanti all’ennesima mistificazione: il disegno di legge prevede il licenziamento di migliaia di docenti che lo Stato aveva dichiarato idonei alla professione. Bisogna ragionare su un piano pluriennale di stabilizzazioni che non lasci indietro nessuno.
Ma la scuola italiana non ha bisogno di cambiamenti? D’innovazione?
Certo. Ma non di questa falsa innovazione. Facciamo un esempio. Il problema della scuola è nei poteri del preside o nell’esigenza di avere la vera scuola dell’autonomia e di sostanziarla con la partecipazione di tutti: presidi, insegnanti, personale Ata, studenti e famiglie? Questa idea dell’uomo solo al comando non funziona e, almeno in politica, l’abbiamo già sperimentata con esiti nefasti.
Nel progetto del governo il preside manager, sindaco o sceriffo come lo si vuole definire viene investito di ruoli impropri; da solo e non con i docenti si incarica di definire l’offerta formativa, sceglie i docenti da un albo non si sa con quali poteri, premia una parte piccolissima di docenti con incentivi e ancora e ancora. Le scuole diventeranno luoghi di competizione sfrenata in cui l’obiettivo non sarà la qualità dell’insegnamento ma quello di mettersi in luce con il dirigente scolastico.
Ma ti sembra un modello di organizzazione che può funzionare nella scuola? Ricominciamo da capo una discussione con il mondo della scuola, con gli studenti, con le famiglie, pensiamo insieme a una riforma condivisa , la scuola è di tutti a partire dai più deboli.
C’è tra le tante novità anche quella della possibilità dei cittadini di finanziare direttamente le scuole con il 5 per mille, cosa ne pensi?
Come sbagliare partendo anche da un’idea potenzialmente corretta. Premettendo che le risorse per la scuola pubblica vanno comunque garantite dallo stato, non mi scandalizza l’idea che le famiglie possano contribuire con una libera scelta, il punto è come farlo.
Non è accettabile che parte delle tasse vada alle singole scuole, creando nuove disparità tra loro, il fondo del 5 per mille se attivato deve essere un fondo comune ripartito dallo stato in funzione dei bisogni delle scuole.
A partire da quelle che meno hanno, come diceva Don Milani non c’è nulla che sia più ingiusto che far parti uguali fra disuguali.
A questo proposito se penso a un modello è quello della scuola dell’uguaglianza e dell’inclusione di Barbiana e non quello della scuola azienda di Renzi.
Dalla Toscana si possono prendere tante cose buone scegliamo quelle giuste!
Il finanziamento alle scuole private?
La perseveranza di tutti i governi di insistere nel disattendere il dettato costituzionale su questo punto è veramente insopportabile, specialmente quando si chiede alle scuole pubbliche di continuare a fare sacrifici. La detassazione delle rette per chi sceglie liberamente di mandare i propri figli alle scuole private è sbagliata e le risorse sempre in aumento destinate direttamente alle istituzioni private non vanno bene. Perché con i soldi di tutti dobbiamo finanziare le scuole private? Compito dello stato è far funzionare bene la scuola di tutti che non può che essere quella pubblica.
Nel disegno di legge una parte della riforma è delegata al Governo, cosa pensi di questa scelta?
E’ l’ennesima forzatura. Ti ricordi del Jobs Act? Anche lì una parte dei provvedimenti fu delegata al Governo che promise di tenere conto delle indicazioni del Parlamento. Si è visto com’è andata a finire sul caso dei licenziamenti collettivi che erano stati esclusi dal Parlamento e inseriti poi nella delega dal Governo.
Ritorniamo però alla scuola. E’ inconcepibile che il cuore della riforma sia delegato al governo senza alcun vincolo, Nell’ultimo articolo ci son ben tredici deleghe su questioni importantissime dalla riforma degli organi collegiali a quella della formazione degli insegnanti del futuro. Possibile che queste materie così importanti non meritino una discussione nel Paese e nel Parlamento?
Io mi sorprendo che il Governo guidato dal segretario di un partito che si chiama democratico, abbia così poca cura della Democrazia, quella con la D maiuscola.
Ma ci sono alternative?
Ci sono sempre alternative ma in questo caso ancora di più.
E’ depositata in parlamento una legge d’iniziativa popolare poi appoggiata da alcuni parlamentari, costruita con la partecipazione di tutti i soggetti attivi della scuola, insegnanti, personale Ata, studenti , genitori, cittadini.
Non è la proposta perfetta ma parte da un’idea molto diversa: la scuola deve essere di tutti. Apriamo una discussione, miglioriamola, confrontiamola con le idee del governo. Tutto è migliorabile nel confronto e nel rispetto. Abbiamo bisogno di fare le cose bene non le cose veloci.
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Che cosa fare, secondo te, quindi?
Intanto è stata importante la massiccia partecipazione alla manifestazione di oggi indetta dai sindacati.
Bisogna smetterla con la delegittimazione da parte di Renzi delle forze sociali. Qualche settimana fa in tutte le scuole d’Italia si è votato per le elezioni dei propri rappresentanti, i sindacati che hanno indetto lo sciopero rappresentano quasi il 95% dei lavoratori della scuola e ha partecipato al voto l’80 % degli aventi diritto. Sentirsi dire che non rappresenti il mondo della scuola da chi continua a dire che ha preso il 40% alle elezioni in cui ha votato il 60% è un paradosso.
Alla mobilitazione hanno partecipato associazioni studentesche, coordinamenti dei genitori, soggetti rappresentativi che anno prodotto documenti critici perché la scuola pubblica è di tutti ed è per tutti.
Vedi Luciano, gli adulti, sempre in meno purtroppo, entrano nelle scuole quando vanno a votare.
Ora io dico soffermiamoci a pensare che i quei luoghi che avrebbero bisogno di più manutenzione, più pulizia, più palestre, più spazi in generale i nostri bambini e ragazzi passano gran parte della loro giornata.
Quando ci emozioniamo per quei disegni alle pareti, ci sorprendiamo per le scritte belle e brutte, pensiamo che in quei luoghi s’innamoreranno per la prima volta, soffriranno a volte per le angherie, scopriranno la bellezza e la durezza della vita, scopriranno cos’è l’integrazione, insomma pensiamo che in quel luogo diventeranno cittadini, ecco dobbiamo pensare che diventerà “buona scuola” solo se sarà in grado di contribuire a farli diventare “buoni cittadini”. Per questo, io credo, tutti abbiamo il diritto di pretendere una discussione più ampia e dobbiamo chiedere che questo progetto venga ritirato.
Ringrazio Claudio Musicò per la chiarezza, è molto importante conoscere i problemi della scuola, “cantiere” della società futura.
Ultima domanda, qual è il tuo piatto preferito?
Gli spaghetti aii ricci di mare.


