Contributo affitto, "non sia un semplice slogan": i dubbi dell'Unione Inquilini • Terzo Binario News

Contributo affitto, “non sia un semplice slogan”: i dubbi dell’Unione Inquilini

Apr 11, 2020 | Politica, Roma

Il 9 aprile la Regione Lazio ha approvato due delibere di giunta: una dovrebbe semplificare l’iter per dare ai comuni i fondi già stanziati per il contributo all’affitto 2019; l’altra istituisce un nuovo fondo di 22 milioni (di cui 11 destinati a Roma) per un nuovo contributo all’affitto per gli inquilini sia privati che ERP. Entrambe delle delibere hanno delle pecche e insufficienze notevoli”. Così Fabrizio Ragucci, segretario capitolino dell’Unione Inquilini.

“La prima delibera, di fatto, introduce questa sola novità: una deroga all’iter che i Comuni devono adempiere per ottenere la loro quota delle risorse. Prima i Comuni dovevano fare le graduatorie e trasmetterle alla Regione entro il 30 aprile 2020, altrimenti avrebbero perso i soldi; con la nuova delibera, potranno ottenerli comunicando alla Regione “il numero complessivo delle domande pervenute”. E’ una semplificazione? No – ha spiegato – perché in realtà nulla cambia nei tempi e nelle modalità di erogazione ai cittadini. Non c’è nessuna novità sulla gestione delle singole domande né sui tempi di erogazione. L’iter resta lo stesso: pubblicazione della graduatoria provvisoria, 30 giorni per le opposizioni, pubblicazione della graduatoria definitiva”.

“La novità, anzi, rischia di essere peggiorativa e di allungare ancora più i tempi – ha evidenziato – infatti i Comuni adesso non hanno neanche l’incombenza di dover pubblicare le graduatorie entro Aprile e si rischia quindi che le graduatorie vengano pubblicate tra vari mesi.
Prima della crisi, era verosimile attendersi che l’effettiva erogazione sarebbe avvenuta a novembre-dicembre 2020: dopo questa delibera, l’attesa rischia di essere molto più lunga.
In sostanza, è una delibera scritta in modo tale da passare il proverbiale cerino in mano ai Comuni”.

“La nuova Delibera, che istituisce il nuovo contributo, è ancora più discutibile.
La Regione prevede lo stanziamento di 22 milioni, destinati a futuri bandi comunali finalizzati al pagamento che dovranno avere queste caratteristiche:
• i Comuni dovranno “tempestivamente” pubblicare l’avviso pubblico, raccogliere le domande e formare le graduatorie. Non viene introdotta nessuna novità volta a semplificare ed accelerare le procedure-tipo già previste per i precedenti bandi, se non la possibilità per il richiedente di autocertificare il proprio reddito e i dati del contratto di locazione (con esclusione di chi ne ha avuti due nel corso del periodo febbraio-maggio2020, perché in quel caso deve allegarli entrambi)”.

“E ancora

• Il contributo massimo sarà pari al 40% del costo di tre mensilità dell’anno 2020 (nel caso di 700 euro di affitto, l’importo sarà di 280 euro per tre mesi, quindi 840 euro complessivi);
• Potranno fare domanda sia gli inquilini in possesso di un regolare contratto di locazione, sia gli assegnatari ERP purché in regola con il pagamento del canone.
Gli ulteriori requisiti di accesso saranno, oltre ai soliti (Ccittadinanza Italiana UE o extra UE purché con regolare permesso di soggiorno, residenza nell’appartamento oggetto di domanda, mancanza di altro alloggio adeguato):
• “non avere ottenuto per l’annualità 2020 altro contributo per il sostegno alla locazione da parte della stessa Regione Lazio, di Enti locali, associazioni, fondazioni o altri organismi”
• Reddito lordo familiare del 2019 non superiore ad € 28mila;
• una riduzione di almeno il 30% del reddito nel periodo 23 febbraio-31 maggio 2020;
I comuni dovranno pubblicare le graduatorie definitive entro 45 giorni dalla pubblicazione della delibera, pena la perdita dei soldi”.

“Questa delibera è irricevibile per quattro motivi:
1. Non introduce nessuna semplificazione nelle modalità e nei termini di gestione dei bandi comunali, limitandosi all’auspicio che i comuni facciano “ricorso a tutte le modalità e le risorse strumentali”…
L’iter quindi resterà lo stesso del passato: avviso pubblico, domanda, graduatoria e successiva erogazione ai richiedenti.
Ai comuni viene chiesto di gestire con le stesse modalità due bandi contemporaneamente (il vecchio e questo nuovo eventuali) e c’è da pensare che almeno uno dei due resterà a lungo in standby;
2. I limiti reddituali di accesso sono del tutto penalizzanti, perché più ristretti sia di quelli dei bandi precedenti (14mila ISEE, che in caso di famiglia con minori poteva abbondantemente situarsi oltre i 30mila euro e sforare anche i 50mila) sia dei limiti di accesso all’ERP (che per un dipendente possono essere pari anche a 35mila euro lordi).
3. il periodo di riferimento “23 febbraio-31 maggio” è assurdo e rende impraticabile le richieste. Come si può profetizzare su redditi futuri che non si conoscono? E perché escludere chi avrà invece un crollo reddituale dopo maggio, pure dovuto a difficoltà maturate oggi?
A questo si somma il problema di coordinare le misure di sostegno regionali coi nuovi fondi in arrivo dal Governo: rischiamo di avere più bandi uguali tra loro, disorientando i cittadini.
Oltre a ciò, il lavoro dei comuni è già ingolfato dai vecchi bandi in corso e dalle vecchie pratiche non lavorate: graduatorie case popolari, sassat, contributo 2019, buoni casa”.

Per Ragucci “serve una versa semplificazione. Rischiamo che i soldi restino impantanati nei cassetti degli uffici comunali. Serve un bando a cui poter partecipare da casa senza le procedure ordinarie (graduatorie provvisorie, opposizioni): una password per inserire i dati e inviare online la richiesta, così da velocizzare le verifiche e l’erogazione dei soldi.
Come Unione Inquilini, apprezziamo lo sforzo della Regione ma chiediamo che il suo contributo sia di effettivo aiuto e non si riduca a un semplice slogan. Le vie dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni”.