“Si possono comprendere i problemi economici per l’amministrazione,ma la riproposizione dell’outlet a Fiumaretta sarebbe una scelta deleteria ed esiziale per il commercio civitavecchiese.
L’ipotesi di una riduzione degli esercizi commerciali sarebbe un palliativo ,ma non attenuerebbe l’impatto negativo per il terziario in generale.
Perché al di là della concorrenza con le attività cittadine (ricordo a tutti che le sedi elettorali di tutti i partiti nell’ultima tornata elettorale erano in negozi di abbigliamento chiusi, simbolo di una crisi evidente) ,l’outlet significherebbe mettere fine a quella sinergia tra crocierismo e città, sinergia che dovrebbe essere il futuro di questa città.
Si ripete l’errore del “terminal del gusto” ,miseramente fallito nonostante i vari strombazzamenti, e si ribadisce l’intenzione di attuare un circuito chiuso, all’interno del porto, che non aprirebbe la citta’ ai croceristi.
Invece di pensare a” itinerari dello shopping”, o a “itinerari turistico culturali” ,o a concretizzare un progetto ,finanziato dalla
CCIA su attività informative all’interno dei negozi stessi,si ribadisce la volontà di penalizzare la città e le sue attività commerciali.
Va bene un welcome center,ma perché 40 o 60 attività commerciali.
Ricordo a tutti che come associazione facemmo una indagine sull’outlet,affidata ad un istituto nazionale di demoscopia,dove si evidenziava la totale avversione dei commercianti al progetto,e i seri dubbi della città stessa.
Comprendo la gravita’ dell’emergenza economica, ma si tratta semplicemente di un problema di cassa a danno di una categoria, avviata dalla giunta precedente, che non mi sembra avere avuto grande consenso elettorale, in particolare da parte dei commercianti.
Invito l’amministrazione ad un ripensamento e spero che le rappresentanze imprenditoriali,che avevano paventato azioni eclatanti facciano sentire la propria voce nei confronti dell’amministrazione;credo necessaria una consultazione con una categoria che deve essere rispettata, perche’ in questa città, è primaria per occupazione ,numero di imprese e contributo al pil locale”.
Tullio Nunzi Meno poltrone più panchine
Dopodiché, Nunzi ha deciso di prendere carta e penna e scrivere al sindaco Ernesto Tdesco.
“Mi rivolgo a Lei per un problema che potrebbe sembrare secondario, nel magma dei problemi di questa città , ma che a mio avviso, e di gran parte della categoria dei commercianti ,potrebbe risultare vitale:l’outlet di Fiumaretta.Lei ha espresso dubbi e perplessità sulla conferma del progetto, dubbi e perplessità che sono della categoria stessa, delle organizzazioni di categoria e della città stessa, almeno come risulta da una indagine fatta da un istituto demoscopico.Perplessità totalmente misconosciute dalla precedente giunta, punita successivamente a livello elettorale,a mio avviso oltre che per altre ragioni, sicuramente anche per la scelta dell’outlet.Per ragioni di bilancio ,per semplici ragioni di cassa ,si è voluta punire una intera categoria.Le faccio presente che in campagna elettorale, tutti,dico tutte le forze politiche ,si sono espresse giustamente contro questo progetto. Lei ed il suo schieramento in primis.Credo nella politica,anche se il circuito virtuoso con i cittadini mi sembra assai interrotto; dire una cosa in campagna elettorale e non mantenerla, anche se per motivi comprensibili ,sarebbe un ulteriore allontanamento dal volere della gente.Diversamente da chi l’ha preceduta, so che è abituato ad ascoltare i cittadini,frequentandoli;vada in quella landa deserta che è Via Trieste,o in gran parte del cento storico carente in pulizia e molto spesso nel degrado urbano;vada tra i negozi di abbigliamento che a causa del calo dei consumi di una città, con livelli occupazionali da profondo sud,vivono una situazione di crisi perenne.Capirà che un outlet non è la soluzione ai problemi di una categoria,abituata a non scender per strada,a non richiedere, sussidi, ma a garantire un servizio; molto spesso in aziende familiari, che da anni sono presenti in questa città.Anche perché sono stanco di ripeterlo, si tratta di una categoria, quella del terziario e dei servizi, determinante in questa città, prima per occupazione ,per numero di aziende e partecipazione al pil.Mai tenuta in considerazione ,rispetto ad altre categorie meno importanti; una specie di cenerentola economica, relegata sempre e comunque a secondo piano.Oltretutto credo che il futuro di questa città sia nel porto e nel turismo; nella capacità di avviare quella sinergia tra porto , turismo e città, che nonostante patti, contratti,accordi,non è mai stata concretizzata.Un outlet determinerebbe quella malsana idea di creare circuiti chiusi nel Porto e non renderlo accessibile alla città .Una indagine di assoporti,un po datata,evidenziava che circa il 37% dei croceristi(oltre gli equipaggi) rimane in città. Le spese relative a ristorazione, trasporto acquistisono di circa 51,3 milioni l’anno;cifra che in gran parte rimane a Civitavecchia.Non solo ogni scalo di una nave da crociera attiva meccanismi di spesa in grado di generare ricadute pari 483mila euro.Va bene il wellcome center; porti e stazioni sono il biglietto da visita di una città ,ma perché un outlet?Lei forse ricorda il terminal del gusto, sbandierato come eccellenza ,e creatore di posti di lavoro;aveva la stessa logica, avviare un circuito chiuso nel porto e non farlo dialogare con le imprese commerciali,metterlo in sinergia con la città.Il terminal è miseramente fallito lasciando strascichi per le varie aziende civitavecchiesi.Io credo che il patrimonio di croceristi ci viene invidiato da tutti ,e se fossimo intelligenti, avvieremmo una promozione commerciale seria ,per un territorio,meglio una marca territoriale, che ha i fondamentali per recuperare quella vocazione turistica che è stata sempre la naturale vocazione di questa città e faremmo in modo che i croceristi possano diventare ,in un futuro prossimo, turisti .Basta crederci ,e credere ad un modello di sviluppo turistico che in molti casi ha dato in diverse parti dell’Italia frutti insperati per l’economia, l’occupazione ,e perché no, l’ambiente.Dica no all’outlet:sarebbe la dimostrazione di una attenzione per la categoria, un rispetto del programma presentato ai cittadini ed un recupero per la credibilità della politica;Credibilità assai carente in questo periodo storico”.

