I Ciontoli a Marco: "Stai tranquillo è tutto a posto, mettiamo tutto a posto" • Terzo Binario News

I Ciontoli a Marco: “Stai tranquillo è tutto a posto, mettiamo tutto a posto”

Ott 24, 2016 | Cerveteri, Cronaca, Ladispoli

casa ciontoliA detta dei vicini Marco Vannini emetteva urla disumane, mentre i Ciontoli cercavano di tranquillizzarlo dicendogli “Stai tranquillo è tutto a posto, mettiamo tutto a posto”.

Mercoledì si torna in aula per la quarta udienza del processo nei confronti della famiglia Ciontoli e di Viola Giorgini. Questa volta, ormai raccolte le testimonianze che hanno fatto ripercorrere la macchina dei soccorsi fino alla morte di Marco, a parlare saranno i testimoni di quella tragica sera che hanno sentito cosa stava avvenendo in quella villetta di via De Gasperi.

Tra le persone ascoltate sia dai Carabinieri sia dalla Procura ci sono i vicini di casa dei Ciontoli. La villetta nella quale è avvenuto l’omicidio infatti sarebbe gemella a quella attigua dei vicini. Sarebbe solo un muro leggero a dividere i due appartamenti. Un muro che permetterebbe di sentire anche persone russare.

Nell’abitazione accanto a quella dei Ciontoli una famiglia composta da padre, madre ed una figlia ora 18enne.

Sono le 23, 23:10 quando la donna sente Martina dire ad Antonio Ciontoli: “Lo vedi papà, lo vedi papà”.  Di li a 15 minuti un fortissimo rumore, interpretato come la possibile caduta di un’anta di un armadio. Dopo qualche istante di silenzio sono iniziate a sentirsi le urla di dolore di Marco che era stato ferito a morte dalla calibro 9 del Ciontoli.

Marco sarebbe stato portato tra le urla di dolore presso la camera da letto dei Ciontoli, divisa da una parete dall’appartamento dei vicini.

Marco tra le urla diceva a Martina “scusa Marti”. Martina gli rispondeva “non ti preoccupare”. Di cosa si scusava Marco? C’è un collegamento tra queste scuse e le invocazioni di Martina fatte al padre tra le 23 e le 23:10?

Intorno alle 23:40 i vicini sentono il Ciontoli ordinare di chiamare il 118. A chiamare sarà poi Federico Ciontoli.

La vicina, di professione infermiera fatto noto ai Ciontoli, ha cercato di capire se poteva in qualche modo essere di aiuto. Si affacciò dalla finestra, racconta la donna, chiedendo ad una ragazza poi rivelatosi Viola se c’era bisogno di aiuto. Viola le risponderà che non c’era bisogno di niente.

Tra il botto e l’arrivo dell’ambulanza trascorsero circa un’ora durante la quale Marco emetteva urla disumane, come confermato anche dalla figlia della donna. Secondo la ragazza era più il tempo che Marco urlava che quello di silenzio.

Dalle testimonianze depositate emerge che a sentire più chiaramente il forte rumore sono stati moglie e marito al piano superiore che non la figlia al piano inferiore, forse disturbata dalla tv accesa. L’uomo, che era sul letto per dormire ha anch’esso avvertito il forte rumore dello sparo.

Ma dalle testimoniante rilasciate alla pm dott.ssa Paola D’Amore emerge un ruolo attivo anche di Viola. Da un lato l’attesa dell’ambulanza e l’interlocuzione con i vicini dall’altra frasi carpite dalle pareti. Tra queste la frase a lei attribuita “guarda che hai combinato, mi fai sbrattà”, frase di cui però non si sa bene chi fosse il destinatario. Una frase rivolta a Marco? Ma il giovane era solo che vittima di quanto stesse accadendo. Frase riferita al Ciontoli? Forse troppo confidenziale per dare un giudizio del genere in un momento così grave. Frase riferita a Martina o Federico? Ma saranno i diretti interessati, quando chiamati a testimoniare che riferiranno se hanno pronunciato o meno queste frasi e a chi erano rivolte.