“Siamo i lavoratori AEC, lavoriamo per garantire il diritto allo studio ai bambini disabili di Roma. Dal sempre il servizio era in mano al Comune, ma da quando la giunta Rutelli ha deciso di metterlo a bando la nostra vita è diventata una corsa ad ostacoli. Gli stipendi delle cooperative non ci permettono di avere una vita dignitosa, siamo costretti a pagarci salatissimi corsi di aggiornamento, siamo spostati a seconda del bando in scuole diverse e non possiamo garantire una adeguata continuità scolastica ai bambini di cui ci occupiamo, siamo costretti a fare i salti mortali d’estate”. Questo quanto riferito in merito all’appuntamento di sabato 12 ottobre, a Casal Bertone, nella biblioteca popolare di via Baldassarre Orero. Sul tavolo la mobilitazione contro le esternalizzazioni.
“La nostra storia, purtroppo, non è solo nostra. Perché quelli che tra noi prendono l’autobus per andare a scuola dalla periferia, sanno che l’autista di Roma TPL che li sta accompagnando non riceve gli stipendi con regolarità e che gli autobus vengono riparati da aziende esternalizzate i cui manager mirano al massimo del risparmio, che non un caso se la flotta è vecchia e aspettiamo un bel po’ alla pensilina la colpa non è degli autisti fannulloni, ma di un disivestimento generale e continuo dei mezzi pubblici”.
“Quando portiamo i nostri figli al parco e l’erba è alta, quando passeggiamo tra strade piene di voragini e tra i cassonetti che stabordano immondizia, sappiamo che dietro c’è lo stesso problema. Lo vediamo negli occhi stanchi di una infermiera, o in una qualunque portineria”.
“Potremmo andare avanti per ore, elencando tutte le situazioni in cui la politica ha smesso di essere la ricerca del bene comune per diventare un ufficio di disbrigo pratiche per personaggi senza scrupoli che vogliono arricchirsi sulle nostre spalle e su quelle degli utenti. Noi abbiamo deciso di dire basta, ed abbiamo presentato una delibera di iniziativa popolare per internalizzare il servizio, che sarà in discussione nei prossimi 3 mesi”.
“Ci appelliamo a tutti e tutte coloro che vivono una condizione simile alla nostra, affinché si possa costruire un momento di mobilitazione comune. Perché la nostra battaglia possa essere l’inizio di una nuova e più grande lotta che coinvolga tutta la città, per ricostruire un’agenda che metta il centro le nostre vite e i nostri bisogni”.
