Se la convenzione tra comune e Ribomar ha portato delle novità positive sulla gestione delle spiagge a Ladispoli così non lo è stato per chi stagionalmente lavorava come guardia spiaggia sul litorale.
Sono almeno una ventina i bagnini di Ladispoli rimasti a casa quest’anno, e/o costretti a spostarsi a Santa Marinella o nel comune di Fiumicino per poter lavorare. Assistenti bagnanti che ormai da anni operavano su un territorio che conoscono bene e che sono stati sostituiti da colleghi curiosamente provenienti da lontano, per lo più calabresi e siciliani. Una questione singolare che ha fatto storcere il naso a molti e che pone anche degli interrogativi su come la Ribomar stia svolgendo la convenzione stipulata con il comune di Ladispoli.
Sembra infatti che non sia la Ribomar direttamente a svolgere molte delle attività previste dalla convenzione. Alcune di queste attività risulterebbero affidate a soggetti terzi, e quindi la Ribomar svolgerebbe solamente ruolo di affidataria delle stesse. Un meccanismo che non consentirebbe al comune di avere trasparenza nell’affidamento dei servizi non essendoci alcuna informazione circa le modalità di selezione dei soggetti impiegati nella convenzione.
Ma se il comune di Ladispoli in parte ha risparmiato con l’affidamento alla Ribomar che è destinataria anche di un contributo regionale, dall’altro si scopre che i soldi spesi non ricadono sull’economia locale e se ne vanno invece altrove.
Ma non sarebbe il caso di Ladispoli l’unico che ha destato scalpore sulla costa tirrenica. A San Vincenzo in Toscana è stato paradossalmente proprio un consigliere regionale leghista (partito che a Ladispoli ha la principale rappresentanza nell’amministrazione Grando) a porre il problema dell’anomala presenza di bagnini siciliani al posto dei bagnini locali. Stranezze alle quali si attendono ora chiarimenti da parte dell’amministrazione comunale di Ladispoli che probabilmente deve delle spiegazioni agli assistenti bagnanti rimasti a casa.
