Anche le Pro Loco hanno aderito all’onda di solidarietà per le popolazioni del Centro Italia colpite drammaticamente dalla violenza del sisma iniziato martedì 23 agosto e con uno sciame allarmante che ha rincarato la paura infinita.
Sotto l’egida dell’UNPLI (Unione Pro Loco Italiane) capitanata dal nostro concittadino Claudio Nardocci, la Pro Loco di Aglientu – paesino dell’Alta Gallura ben noto ai ladispolani per l’ormai tradizionale presenza alla Sagra del Carciofo – ha indetto per venerdì 2 settembre una spaghettata all’amatriciana il cui ricavato andrà direttamente ai comuni devastati dal terremoto.
Sicuramente ci sarà una forte adesione sia da parte dei cittadini locali che dei turisti, italiani e stranieri, che quest’anno hanno fatto registrare nella terra dei nuraghi un boom di presenze come non se ne vedeva da tempo.
La Sardegna è tra le Regioni geologicamente a bassissimo rischio sismico, le scosse – cronologicamente registrate – si possono avvertire con differente intensità quando l’epicentro è in mare, ma anche l’isola ha lamentato un lutto, persone ferite e altre fortunatamente sopravvissute nella tragedia che ha sconvolto Lazio, Umbria e Marche. E dalla Sardegna sono partite squadre per dare manforte ai soccorsi, per scavare tra le macerie, lottando con tutti i mezzi, perfino a mani nude, nella disperata ricerca dei superstiti. “Generosità e amore, oltre la distruzione, così vive la speranza.”
E pure Ladispoli si è mossa immediatamente con slancio ed altruismo. “Nelle situazioni peggiori gli italiani danno spesso il meglio di se stessi, scrisse Elsa Morante”: Stavolta però, dopo l’esperienza dell’Aquila che ha visto avvoltoi e speculatori cibarsi della tragedia, pretendiamo che l’Italia migliore, quella che “nel momento più difficile sta dando il meglio,” non venga tradita e che da questa ferita inferta dalla natura al cuore della Penisola, una ferita che ha decimato intere famiglie, nasca un cambiamento vero, serio, per la messa in sicurezza sismica del territorio nazionale e si pianifichi con i giusti criteri la ricostruzione dei paesi distrutti. Non ultimo, il cambiamento che tutti auspicano, che va oltre le sterili polemiche e le speculazioni di basso profilo politico, è un dovere morale che ci richiama tutti a quelle piccole bare bianche – troppe nel doloroso bilancio delle vittime – che devono diventare la coscienza e la memoria di chi avrà la responsabilità di gestire la rinascita. Piccole bare che non possiamo e non dobbiamo relegare solo nel quadro della commozione del momento.
