Al Castello di Santa Severa conferenza di Enei sulle Aquæ Cæretanæ • Terzo Binario News

Al Castello di Santa Severa conferenza di Enei sulle Aquæ Cæretanæ

Ago 12, 2019 | Archeologia, Cerveteri

Al castello di Santa Severa, l’archeologo Dott. Flavio Enei terrà una conferenza il 16 agosto alle 21,15 con un intervento dal titolo: “Le Aquae Caeretanae e la romanizzazione dell’antico ager caeretanus”.

Si parlerà delle Terme Ceretane e della progressiva romanizzazione dell’ agro ceretano. Le Aquae Caeretanae si trovano nella zona di Pian della Carlotta in località Sasso di Cerveteri e le loro proprietà terapeutiche erano già sfruttate dagli Etruschi. Quanto rinvenuto, tramite gli scavi archeologici portati avanti dalla Soprintendenza Archeologica dell’Etruria Meridionale negli anni ’90, è in corso di ripulitura da parte dagli esperti volontari del GATC (Gruppo Archeologico del Territorio Cerite – onlus) dietro specifica autorizzazione concessa dalla stessa Soprintendenza Archeologica. GATC che, venti anni fa, vide fra i fondatori lo stesso Flavio Enei. Aquae Caeretanae che, per circa 1500 anni, scomparvero dai “radar della storia”.

Le ultime notizie certe sulle famose Aquae Caeretanae le dette lo scrittore e medico Celio Aureliano (V ° secolo p. C.) sostenitore dell’idroterapia, il quale dichiarò che si trattava “Delle acque termali più calde d’Italia”, mentre precedentemente lo storico e geografo greco Strabone (n. 60 a.C. m. 21 p. C.) nel suo De Geographia aveva scritto che “Erano talmente famose da essere più popolate della stessa Caere”. Sulle Aquae vi è anche da ricordare ciò che annotò lo storico antico romano Tito Livio (n. 59 a.C. m 17 p. C.) nella sua Ab Urbe Condida “Nell’anno tra i vari prodigi ci fu quello delle acque ceriti miste a sangue”. Dopo Aureliano questo sito (esteso per circa 7 ettari) fu completamente obnubilato scomparendo dai “radar della storia” per circa 1500 anni e ciò addirittura fino al 1987 del secolo scorso. Fra coloro che le cercarono inutilmente vanno sicuramente annoverati, agli inizi del Milleseicento dopo Cristo, i due geografi e storici tedeschi Philippus Cluverius (Filippo Cluverio) e Lucas Holstenius (Luca Olstenio) che “mappando” i siti e le pertinenze territoriali della Roma antica cercarono inutilmente le suddette Aquae Caeretanae. Tutto ciò fino a giungere alla fine del 1986 quando nella zona di Pian della Carlotta, in prossimità della località del Sasso, nel territorio di Cerveteri, a seguito di una aratura effettuata con un trattore dal proprietario del terreno fu segnalata, alla Soprintendenza Archeologica dell’Etruria Meridionale, un’ampia presenza di particolari cocci e frammenti (per l’esattezza frammenti fittili, di marmo, di vetro e numerosissimi tasselli di mosaico che erano sparsi su una grande superficie). Iniziati i lavori di ricerca affiorarono subito alcune soglie in marmo e proseguendo negli scavi archeologici, a cinque metri di profondità, furono rinvenuti i resti di due grandi vasche, quelle del calidarium e del tepidarium circondati da ben tre file di sedili in marmo, ma non solo, visto e considerato che sotto una volta brillavano dei gran bei mosaici con le loro rispettive tessere in pasta vitrea di colore blu, verde, giallo, nero e rosso a disegnare un’esplosione di fiori su campo bianco ed insieme a ciò fu rinvenuta una decisiva colonnetta votiva con su scritto: “A Giove e alle fonti delle acque ceretane”. Fra l’altro dagli scavi emersero pure un bustino muliebre somigliante ad una Faustina ed un pezzo di sedile con su una zampetta di leone ed inoltre furono scoperti, lungo le pareti, dei tubi di terracotta che recavano l’acqua calda per riscaldare gli ambienti. Una realtà, come fu scritto “di dimensioni e livello artistico decisamente eccezionali rispetto allo standard degli insediamenti noti nella zona”. All’epoca era ancora attiva una gran bella polla di acqua sulfurea che rendeva acre l’aria tutto intorno. Ma gli scavi dettero pure altre indicazioni a seguito del ritrovamento di tracce di legno bruciato e di vari detriti alluvionali. Ma dopo ciò le ricerche archeologiche si fermarono per mancanza di fondi tanto è vero che, considerando come erano normalmente strutturate le terme antico romane, all’appello mancano, ancora ai nostri giorni, (come minimo, visti i settantamila metri quadri di estensione) il frigidarium, gli spogliatoi e la palestra, per non parlare poi dei non trascurabili insediamenti urbani edificati a corollario di quanto suddetto. L’archeologo Flavio Enei, che è fra l’altro anche direttore scientifico di tutto il Polo Museale del castello di Santa Severa, fondatore ed anche direttore del Museo del Mare e della Navigazione Antica (Museo Civico di Santa Marinella) che ha sede nello stesso maniero e coordinatore della missione internazionale la quale, da alcuni anni, sta effettuando importanti scavi e ricerche archeologiche in quel di Castrum Novum, antica città fortificata romana risalente all’epoca della Prima Guerra Punica posta nelle vicinanze di Capo Linaro sempre nel territorio di Santa Marinella, illustrerà le “misteriose”Aquae Caeretanae, alla luce di quanto riemerso.

L’ingresso sia alla conferenza del Dott. Flavio Enei che anche alle altre previste nel prosieguo dell’estate è totalmente gratuito.