Sembra ormai essere il tema di cui si parlerà ancora per diversi giorni. Parliamo della fuga di notizie riguardo all’attività investigativa svolta dalla Guardia di Finanza in merito all’inchiesta sui legami tra amministrazioni comunali e cooperative sociali.
Un giallo sul quale ormai tutte le forze politiche dicono tutto ed il contrario di tutto. Alla luce delle recenti dure prese di posizione dei diretti interessati e, soprattutto, al fine di raccontare ai lettori la verità dei fatti, riportiamo una fedele ricostruzione degli episodi. Sia ben chiaro l’uso della parola verità: parliamo di verità dei fatti e non di verità giudiziaria.
Il giorno 8 ottobre, in prima mattinata, compare su un quotidiano locale un articolo e contenuto in esso il link ad un documento in formato pdf su carta intestata della Guardia di Finanza (documento del quale volutamente non abbiamo dato diffusione). La nostra redazione ha preso visione di questo documento nella prima mattinata e si è messa subito a vagliare la reale attendibilità del suo contenuto.
Non è mai stato messo in dubbio che quel documento potesse essere “ufficiale” (non vero e falso: le parole sono importanti direbbe Nanni Moretti). Un documento è ufficiale quando ha apposta una firma e semmai anche un timbro. Il documento aveva tutte le sembianze di un brogliaccio, non di una relazione consegnata ad un pubblico ministero, e ci fa specie che alcuni hanno impiegato giorni per capirlo. Fin dalle prime ore della giornata il documento ed i suoi contenuti hanno monopolizzato la discussione dei profili dei social network degli esponenti politici oltre che dei cittadini, e nella nostra mail di redazione iniziavano ad arrivare comunicati stampa di commento dalle principali forze politiche. Nell’era dell’informazione digitale sono i social che hanno in alcuni casi un ruolo addirittura predominante rispetto agli organi di stampa nella diffusione di informazioni. Questo piaccia o no, ma è un dato di fatto.
Di fronte al fatto che per tutta la mattinata e che sicuramente di lì a qualche giorno non si sarebbe parlato di altro, cosa fare di quella che ormai era diventata la notizia principale del giorno? Senza dare la notizia come pubblicare gli interventi di commento che stavano arrivando? La nostra testata si è concentrata su Ladispoli e, ancor prima della pubblicazione della notizia, si è prodigata per poter eventualmente smentire notizie false contattando alcuni dei diretti interessanti, almeno quelli per i quali le situazioni che avremmo riportato erano le più delicate.
Non a caso il nostro articolo riportava fin dall’inizio il chiarimento del sindaco Paliotta riguardo alla posizione lavorativa della figlia. Un chiarimento che ripetiamo per l’ennesima volta è un gesto ammirevole di trasparenza e che lo stesso ha voluto dare indipendentemente dal fatto che quel documento sia o meno autentico.
Per tutta la giornata di ieri il tema è stato: il documento è vero o falso. E’ bastato un articolo che sostenesse che il documento “è falso”, ma che i contenuti delle intercettazioni risultano autentici per spaccare in due la politica come nemmeno a Mosè di fronte al Mar Rosso riuscì di fare. C’è chi ha letto solo una parte della notizia e chi invece ha letto solo la seconda. Il potere dell’informazione e della lingua.
Va quindi chiarito che al momento quello che risulta a TUTTE le testate giornalistiche è che i contenuti delle intercettazioni sono autentici e che il documento non rappresenta la versione che la GdF avrebbe o starebbe per depositare al procuratore.
Del resto, se fosse tutto falso, non si capisce perché la Procura starebbe indagando sulla fuga di notizie che noi, sia ben chiaro, condanniamo. Sia anche chiaro che la nostra redazione ha svolto anche accertamenti al fine di capire il perché sta avvenendo tutto questo e con quali modalità. Da quello che ci risulta al momento non corrisponde al vero la tesi secondo la quale si vuole sovvertire l’ordine democratico delle amministrazioni di ciascun comune, anche perché queste hanno colori politici differenti tra loro. Gli obiettivi di quella che qualcuno ha chiamato “macchina del fango”, alla luce dell’estensione territoriale e politica, va ricercata in questioni ben più alte rispetto al far cadere ogni singolo sindaco. L’autoreferenzialità della politica su ciascun territorio sta facendo forse perdere questa visione d’insieme della faccenda, anche se registriamo ad esempio che il Sindaco di Santa Marinella ha parlato chiaramente di “veleni all’interno della procura”. Sembra infatti che qualcuno voleva e vuole creare danni a questa indagine.
Detto ciò, se la politica ci insegna come dobbiamo svolgere il nostro lavoro, la stessa dovrebbe spiegarci perché Pd e SEL di Santa Marinella incalzano il sindaco di centrodestra sul contenuto delle intercettazioni, mentre il Pd e Sel di Ladispoli condannano senza se e senza ma la diffusione delle notizie, e non ritengono invece di dovere alcuna spiegazione. Stessa incongruenza anche a Tolfa dove il Pd alla luce di quanto emerso chiede le dimissioni della giunta Landi. A Civitavecchia addirittura è il sindaco Cozzolino a pubblicare stralci delle intercettazioni prelevate dal documento incriminato nel quale figura che la sua vicesindaco è a reputata scomoda agli interlocutori delle intercettazioni perché integerrima per l’applicazione della legalità.
In tutto ciò ci corre l’obbligo di dare voce a chi ritiene di farlo nel rispetto delle regole della democrazia e del buon gusto, senza negare a nessuno la possibilità di chiarire le proprie posizioni. Esiste un lato giudiziario che spetta alla magistratura ed un tavolo di discussione che spetta alla politica. Noi racconteremo i fatti giudiziari quando giungeranno notizie dalla Procura. Respingiamo però qualsiasi accusa relativa ad una volontà insita nella stampa di denigrare e diffamare tutto e tutti, come deprechiamo un dialogo pubblico contente minacce di denunce e querele.
