Da circa cinque anni a Ladispoli è in corso un interessante fenomeno nel panorama commerciale della città che si è trovato a fare i conti con un mondo apparentemente molto distante dalla nostra cultura e, talvolta, vittima di falsi miti: i negozi cinesi.
Nel comune di Ladispoli si contano circa 20 negozi gestiti da commercianti del Gigante asiatico.
Abbiamo condotto una ricerca in vari negozi orientali della città per conoscere, capire e spiegare meglio il fenomeno dei negozianti cinesi. Tra i molti “non parlo italiano” siamo riusciti a conversare con alcuni commercianti. L’apparente riservatezza che spesso si nota nella comunità cinese ha lasciato il posto in realtà a un’inattesa gentilezza che però non è andata molto al di là dei rapporti formali. Il primo dato che emerge infatti è che è difficile tirare fuori tante informazioni, non tanto per mancanza di disponibilità, ma forse per ragioni culturali: tra loro stessi infatti non comunicano e non si scambiano informazioni sul commercio. Il business è vissuto davvero in modo scientifico dal laborioso popolo cinese.
Abbiamo intervistato uno dei primi negozianti orientali della città laziale in via La Spezia il quale è lui stesso a confermarci il primato, insieme ad altri 2 negozi di genere, nella città. “ Quando ho inaugurato il mio negozio- racconta il ragazzo- eravamo solo tre commercianti cinesi ad aver intrapreso questa attività, con gli anni abbiamo visto nascere molti negozi come i nostri ma, il perché così tanti connazionali hanno scelto Ladispoli per cominciare un’attività non so rispondere. Io vivo a Ladispoli da dieci anni e ho imparato la lingua a scuola tra difficoltà e impegno”.
Ci parla poi del suo paese di origine: un paese nelle vicinanze della caotica Shanghai come molti altri commercianti orientali. Un altro negoziante che possiede un negozio di bigiotteria, scarpe e vestiti sul Viale Italia ci dice con entusiasmo che Ladispoli è una bella cittadina, c’è il mare, molta gioventù e non è caotica, ed è per questo motivo che ha scelto la nostra città da circa un anno e mezzo: “ Ho imparato e sto imparando l’italiano stando a contatto con la gente e con i miei clienti”.
Un altro disponibile commerciante ci spiega le sue motivazioni della scelta di Ladispoli: “ Ladispoli è una città che in molti periodi dell’anno conta un gran numero di cittadini, non dimentichiamoci poi che molti di questi provengono da paesi esteri e, arrivando in Italia con una situazione economica non molto vantaggiosa, si rivolgono a noi per i loro acquisti. Ladispoli è alle porte di Roma, è sul mare ed è una città amabile, io abito qui da circa dieci anni e sono contento della mia scelta.”
Una risposta un po’ troppo idillica e ricorrente da non destare sospetti. Ma c’è qualcuno che si sbilancia e ci racconta più a fondo la sua storia. È l’ultimo negozio gestito da cinesi aperto a Ladispoli. I risultati più interessanti di questa indagine ce li forniscono proprio i due giovanissimi commercianti orientali, Franco e Daniela, come hanno scelto di farsi chiamare, che hanno inaugurato un negozio di abbigliamento proprio sabato scorso.
“Prima di venire a Ladispoli- continua la commerciante – lavoravamo a Napoli in grandi fabbriche di vestiti, eravamo addetti alla cucitura e il lavoro era sottopagato: circa 60 centesimi a maglietta. Avevamo orari assurdi, e il datore di lavoro per non pagare le tasse ci ha fatto aprire la partita IVA.” Sono i cosiddetti laboratori del pronto moda, che sono stati trattati anche dai media e dalla letteratura recente: una produzione seriale che sta alla base della maggior parte dei nostri indumenti quotidiani.
“Moda Oriente” è il nome del negozio dei due giovani commercianti, “non è una catena vera e propria – afferma Daniela – ci sono degli altri negozi ‘Moda Oriente’ a Nettuno, Aprilia e Pomezia che sono gestiti dai nostri parenti. Stufi di essere sfruttati nelle fabbriche, abbiamo deciso di aprirne uno anche noi a Ladispoli sotto loro consiglio”. E come avete fatto a reperire le risorse?
Con molta tranquillità ci spiegano che i soldi per aprire la loro attività sono il risultato di risparmi lavorativi dei loro parenti in Cina: “Noi non rubiamo i soldi dell’Italia, siamo tutti in regola e con un regolare permesso di soggiorno da rinnovare ogni due anni“.
Gli chiediamo, quindi, se hanno rapporti di amicizia con gli altri commercianti cinesi: “Assolutamente no! Non conosciamo nessuno, tra noi c’è solo un rapporto di concorrenza. Noi non usciamo, non andiamo al cinema, lavoriamo 12 ore al giorno ( dalle 8 al 20), tutti i giorni dell’anno, tranne una sola festività cinese, quando ci permettiamo di rilassarci un po’. La domenica mattina è dedicata al ritiro della merce e allo scarico in negozio”. Ma non lavorate un po’ troppo? “Noi viviamo per lavorare e risparmiare, anche in Cina è così, voi italiani invece – continua ridendo Daniela – andate spesso in vacanza, parlate molto, uscite e spendete tanto”.
La coppia di ragazzi ci rivela anche dove si riforniscono. Domanda alla quale gli altri non hanno voluto rispondere. La merce, come ci spiegano, viene ritirata al Commercity di Fiumicino, dove “vanno anche i commercianti italiani a prendere gli stessi nostri capi di abbigliamento. Compresi molti di Ladispoli”, di cui ci fanno anche i nomi. Le etichette, di marche sconosciute, sono rimovibili facilmente dagli indumenti e, allo stesso modo, vengono applicate altre etichette, talvolta griffate, dal negozio in questione. In questo modo i commercianti italiani vendono ad un prezzo maggiore la stessa merce che vendiamo noi a prezzi inferiori”.
Un’altra commerciante che gestisce un piccolo negozio cinese su via Ancona ci racconta il perché ha scelto Ladispoli: “Ero in un treno che partiva da Roma Termini e diretto a Civitavecchia quando ho visto con stupore la moltitudine di gente che scende alla fermata di Ladispoli. Da lì ho pensato che fosse un luogo pieno di turisti, il posto ideale per aprire un negozio. Mi sbagliavo! A Ladispoli non c’è turismo e tutta quella gente che scende dal treno frequenta Ladispoli solo per tornare a casa dopo il lavoro.”
Inoltre ci dice con rammarico che “i negozi cinesi a Ladispoli sono diventati troppi!” e che sta pensando di chiudere. Da qualche tempo hanno aperto grandi negozi orientali che, come nel commercio italiano e mondiale, penalizzano i piccoli commercianti che sono costretti a chiudere i battenti. Insomma c’è forte concorrenza anche tra i loro stessi negozi.
Ma cosa pensano i negozianti italiani di questo fenomeno esplosivo? Una negoziante che gestisce un attività commerciale sul Viale Italia da molti anni ci dice con chiarezza: “Sono diventati troppi. Noi commercianti italiani non abbiamo nulla in contrario al libero mercato ma questa è un’invasione. Per non parlare della qualità scadente dei prodotti cinesi: sono creati con materiali corrosivi e nocivi per la nostra pelle.”
La negoziante, poi, si sofferma sul danno economico che queste attività arrecano alla nostra città: ” I negozi cinesi non assumono dipendenti italiani. Se un negozio orientale prende il posto di un altro gestito da italiani, che prima risiedeva in quel locale ‘X’, si toglie lavoro agli italiani per favorire quello cinese”. E poi questi negozi “rovinano il decoro urbano con la loro estetica di poco gusto”. E ci riporta un’osservazione che in molti fanno: “Riescono a pagare affitti altissimi talvolta anche con un anticipo di 12 mesi sempre in contanti e spesso – aggiunge – ogni sei mesi circa, cambiano il nome della società per non pagare le tasse“.
Tra ipotesi e fatti, dicerie e lati oscuri, il fenomeno dei negozi cinesi inizia a destare stupore, perplessità e talvolta fastidio tra i commercianti e gli abitanti locali. Alcuni li accusano di concorrenza sleale e irregolarità. Negli ultimi mesi dello scorso anno sono stati chiusi per alcuni giorni a Ladispoli due negozi cinesi per mancata emissione di scontrini. La Guardia di Finanza stava seguendo attentamente da qualche giorno i negozi, per poi intervenire ed ordinare il blocco delle attività per un tempo massimo di 15 giorni.
Secondo una ricerca di Confesercenti, la principale associazione delle imprese italiane, le aziende nazionali sono calate di 24.500 unità solo nello scorso anno, mentre quelle cinesi ed extra europee sono aumentate di 13.000 unità.



