Mafia Capitale, Zingaretti si difende: "Querelerò Buzzi. Da lui solo falsità". Ma centrodestra e grillini contrattaccano: si dimetta • Terzo Binario News

Mafia Capitale, Zingaretti si difende: “Querelerò Buzzi. Da lui solo falsità”. Ma centrodestra e grillini contrattaccano: si dimetta

Ago 4, 2015 | Politica, Roma, Senza categoria

zingaretti expoE’ il giorno di Nicola Zingaretti, tirato in ballo dal carcere da Salvatore Buzzi sulle vicende di Mafia Capitale. E’ il giorno delle dichiarazioni spontanee in Consiglio regionale. “Ho ritenuto doveroso essere qui questa mattina, anche prima della richiesta venuta da alcuni consiglieri, per commentare e riferire in merito a indiscrezioni su deposizioni spontanee date dal signor Salvatore Buzzi in alcuni interrogatori nelle ultime settimane”. Le precisazioni del governatore giungono anche se si tratta di indiscrezioni di stampa, “perchè di altro materiale che dovrebbe, io credo, essere coperto dal segreto istruttorio, non ho potuto prendere visione”.
Sembra stupito Zingaretti: “Ora chi e’ accusato, accusa dal carcere – dichiara alla Pisana -. Io penso che nel nostro ordinamento l’accusato abbia il diritto di mentire sulle proprie responsabilita’ ma non di calunniare terzi. Buzzi ne rispondera’ di fronte alla giustizia. Ho conferito mandato ai miei legali di querelarlo per sue dichiarazioni”.

Zingaretti poi si sofferma sulle questioni inerenti l’acquisto del Palazzo della Provincia di Roma. “Nella deposizioni Buzzi afferma, non per conoscenza diretta, ma perchè gli sarebbe stato riferito da terzi, che sull’acquisto del palazzo io avrei acquistato prima che venisse costruito, si sarebbero pagate somme illecite a diverse persone anche a mio nome. Dagli organi di stampa – continua Zingaretti – abbiamo appreso che gli interessati hanno provveduto a smentire ma anche a promuovere querele su queste affermazioni”.
Seconda un’esclusiva de La 7, Buzzi avrebbe detto ai magistrati che “Odevaine mi ha riferito che per la vendita del Palazzo della Provincia di Roma presero i soldi il capo di gabinetto Maurizio Venafro, il segretario generale Calicchia e l’imprenditore Cionci, per Zingaretti“.
“Da parte mia non posso che confermare che la ricostruzione data e’ palesemente e totalmente falsa. La Provincia di Roma – ha aggiunto Zingaretti – non compro’ nessun palazzo prima che venisse costruito e compito della mia amministrazione insediatasi nel 2008 fu quella di portare a termine una operazione decisa molti anni prima dalla precedente amministrazione, se non erro nel 2005, e confermo di non aver mai ricevuto nessun tipo di beneficio personale, materiale, economico e, mi permetto di dire, neanche politico viste le polemiche che quella scelta suscito’. Fu conclusa a mio giudizio un’operazione perche’ condividevamo l’idea e anticipatrice di politiche di spending review di concentrare le sedi istituzionali divise in diversi siti con svariati milioni di risparmi”.
La requisitoria di Zingaretti ripercorre anche una lunga istruttoria della Corte dei Conti che ebbe come oggetto proprio l’operazione sul Palazzo della Provincia di Roma, e si concluse nel dicembre 2012 con l’archiviazione. “La decisione della Corte dei Conti fu presa nello scontro della battaglia politica anche, ad esempio, dal presidente Storace nella campagna elettorale, il quale a conclusione dell’indagine prese atto della conclusione e me ne diede pubblicamente conto” ha spiegato il governatore.

Secondo Zingaretti quella di Buzzi sarebbe una strategia di difesa/attacco debitamente congegnata: “Il signor Buzzi, in carcere da dicembre con l’accusa di associazione mafiosa, per ammissione del suo stesso avvocato con queste deposizioni ha messo in campo la sua strategia difensiva: sottrarsi all’accusa di associazione mafiosa e rappresentare una condizione e cito testualmente il virgolettato di un quotidiano ‘di persona vessata dalla politica per riuscire a lavorare'”.

Il rischio è ben più grosso dello scenario che può essere delineato dalle ricostruzioni del ras delle cooperative: “E’ un perenne stillicidio non motivato dalle indagini ma spesso dall’uso distorto che se ne fa, e che puo’ inquinare, in un polverone in cui sono tutti uguali, il clima di civilta’, chiarezza e credibilita’ che io credo debba esserci sempre intorno alle istituzioni repubblicane. Credo ci sia un tema di autonomia della politica – ha aggiunto Zingaretti – che nella gestione deve essere instancabile nell’ offerta di garanzie di trasparenza e di legalita’ e, dentro la battaglia politica, di lotta per non fare confusione e dare alle dichiarazioni e agli avvenimenti il giusto peso che meritano”.

Nel suo intervento alla Pisana, inoltre, Zingaretti affronta due argomenti spinosi, la gara Cup e la gara Multiservizi.
Il governatore nega di aver concluso accordi spartitori nell’ambito della gara Cup con Francesco Storace o con Luca Gramazio”. E lo stesso dicasi per la gara Multiservizi: “Anche in questo caso l’ipotesi di accordo spartitorio è totalmente falsa. La gara, molto complessa, per uno dei pilastri della riforma della spesa regionale – ha aggiunto il governatore – dovra’ portare a risparmi per 250 milioni di euro. Anche per questo prima del protocollo con Anac abbiamo chiesto a una autorita’ terza, il Gse, di indicare il nome di tecnici qualificati per la commissione. Inoltre segnalo, per chiarezza, che la gara e’ ancora in corso, a quanto risulta si e’ addirittura ancora nella fase di valutazione delle offerte, con l’obiettivo di concludere in autunno una gara effettivamente competitiva, basata sulla concorrenza alla luce dei numeri: 83 domande di partecipazione per oltre 40 imprese coinvolte. Non esiste dunque – ha ribadito – alcun accordo spartitorio tra centrodestra e centrosinistra”.
Tra le falsità di Buzzi rientrerebbe anche la raccolta fondi per la campagna elettorale di Ignazio Marino promossa proprio da Zingaretti.
Più spinosa, probabilmente, la questione del ruolo dell’ex capo di Gabinetto Maurizio Venafro.
“Nella sua deposizione – ha aggiunto Zingaretti – il signor Buzzi, tra l’altro, riferendosi a un colloquio avuto con Gramazio, dice che l’ex capo di Gabinetto Maurizio Venafro gli avrebbe detto ‘va bene, mi ha trasmesso la cosa il presidente, quindi stai tranquillo, uno e’ tuo. Quale vuoi?’. La falsita’ di questa dichiarazione e’ provata, in questo caso in maniera plateale, anche da una intercettazione ambientale allegata all’istruttoria di uno dei provvedimenti, nella quale lo stesso Buzzi, non sapendo di essere ascoltato, riferisce ai presenti che avrebbe appreso dal consigliere Gramazio: ‘Lui, Gramazio, e’ andato da Venafro perche’ questa partita la gestisce Venafro per conto di Zingaretti. E gli ha detto che vuole spazio. Venafro gli ha risposto: ah, che ne so io, non lo so se c’e””. “Non sta a me giudicare la credibilita’ delle persone, e non e’ questa certo la sede per aprire un dibattimento. Cito pero’ questa contraddizione perche’ voglio sottolineare la fragilita’ e a mio modo di vedere l’intento calunniatorio sotteso alle dichiarazioni del signor Buzzi”, spiega Zingaretti.
Zingaretti non intende perdere il patrimonio politico costruito in questi due anni. Non dimentichiamo, inoltre, che un sondaggio costruito ad hoc da D’Ausilio (ex capogruppo dem in Campidoglio, e che dopo l’affaire sondaggio perse il posto) ha confermato il poco appeal di Marino tra i romani e la grande ascendenza di Zingaretti, che sembrerebbe lanciato nel firmamento della politica nazionale.
“La storia di questi due anni e’ stata una storia diversa, e pur ciascuno con le proprie idee e dentro una battaglia politica, abbiamo contribuito tutti non tanto a spartirci il potere, ma piuttosto a demolire moltissima di quella sovrastruttura regionale che a volte e’ stata il terreno di pratiche consociative, che hanno creato nel tempo costi insostenibili, debiti e anche opacita’ in tanti luoghi decisionali che, non a caso, abbiamo deciso di ridurre – argomenta Zingaretti -. Abbiamo creduto al protocollo con Anac, non come protocollo burocratico – ha aggiunto – ma sottoponendo all’Autorita’, senza paure e per migliorare, molti dei capitolati piu’ importanti delle gare regionali. Ricordo che, solo alcuni giorni fa, si e’ concluso un accordo, questo si’ tra maggioranza e opposizione, proprio per lottare insieme ed essere piu’ forti contro la corruzione attraverso anche una nuova legge, che pone vincoli unici in Italia sul finanziamento della politica, l’ingresso della Dia nell’Osservatorio e l’istituzione di una Commissione sulla criminalita’ organizzata e le mafie”.
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Al centrodestra, però, non bastano le motivazioni di Nicola Zingaretti.
“Presidente, ci dia qualche rassicurazione sul futuro, se e’ in grado – dichiara a caldo il vicepresidente del Consiglio regionale Francesco Storace -. Io non voglio avere piu’ dubbi sugli appalti in questa Regione. Voglio essere certo che non ci sono spartizioni. Io faccio l’opposizione a lei, e mi da’ molto fastidio se qualcuno pensa che ci possano essere trame affaristiche. Per me l’opposizione e’ una cosa seria, forse ancora di piu’ della maggioranza. Come fate a pensare che il vostro campo e’ impraticabile? L’avete reso impraticabile per noi – ha aggiunto – Non c’e’ nemmeno la possibilita’ di accedere agli atti dell’amministrazione regionale, ogni volta ci sono complicazioni. La casa di vetro non la si costruisce cosi’. Ecco, noi vorremmo poter fare l’opposizione in maniera seria, senza piu’ dubbi.
Sulla stessa lunghezza d’onda il capogruppo di FI in consiglio Antonello Aurigemma: “Ci preoccupano piu’ le parole del presidente Zingaretti, che le indiscrezioni pubblicate dalla stampa. Queste sono al vaglio della magistratura, e se ci sono responsabilita’ saranno i giudici ad acclararlo. Quando inveceZingaretti parla di impraticabilita’ di campo deve chiarire, innanzitutto in questa Aula, a cosa si riferisce. In due anni – aggiunge – abbiamo subito le politiche populiste della sinistra, abbiamo assistito alla decisione di affidarsi a figure terze, come Cantone. Quando si parla di impraticabilita’ di campo, ci chiediamo seZingaretti non si riferisca alla sistematica mancanza di confronto che l’opposizione lamenta da ormai due anni: in Aula non c’e’ dialettica, non arrivano risposte alle nostre interrogazioni, troppo spesso lo stesso Zingaretti e’ assente, quando invece la sua presenza e’ un atto dovuto. Questo rispetto, anche della volonta’ dei cittadini che ci hanno democraticamente eletto, basterebbe a cancellare l’impraticabilita’ lamentata dal presidente della Regione. Pretendiamo, a questo punto, di sapere se questa amministrazione vuole andare avanti, perche’ a oggi non prevalgono progetti lungimiranti. Come opposizione – conclude il capogruppo FI – siamo pronti al nostro ruolo con equilibrio e rispetto, ma Zingaretti deve venire qui e dirci cosa intende fare. Solo cosi’ il campo sara’ realmente praticabile. Fino ad allora, si continuera’ a navigare a vista. E questo non e’ ulteriormente accettabile”.
Parla di dimissioni, invece, il consigliere Ncd Giuseppe Cangemi: “Zingaretti si dovrebbe dimettere perche’ il governo della Regione Lazio e’ fermo. Da una parte questa maggioranza ha occupato tutto con un poltronificio disarmante, dall’altra ha paralizzato l’attivita’ dell’amministrazione. La ragione per cui Zingaretti dovrebbe fare un passo indietro e’ politica – aggiunge – e’ crollata la casa di vetro che aveva annunciato qualche anno fa, e’ crollata di fatto la sua credibilita’. Avevamo chiesto di allontanare dirigenti coinvolti a vario titolo in indagini, direttori e figure fiduciarie scelti da questa maggioranza che sono rimasti al proprio posto. Perche’ non sono stati mai rimossi? Zingaretti ci dica se, e come, intende rilanciare l’immagine di questa Regione che ha fortemente compromesso, oppure faccia un atto di coraggio e annunci le sue dimissioni. Nella scorsa legislatura e’ gia’ accaduto – conclude Cangemi – ma, oggi possiamo dirlo, per molto molto meno”.
Sugli scudi anche i grillini: “Non siamo assolutamente soddisfatti della relazione di Zingaretti in Aula e come al solito abbiamo assistito alla pantomima del presidente”. Cosi’ la capogruppo M5s Valentina Corrado, a margine della seduta del Consiglio regionale in cui e’ intervenuto il governatore Nicola Zingarettisu Mafia Capitale. “Noi ci aspettavamo un approfondimento su questo tema – ha aggiunto – e che il presidente scendesse nei dettagli di quelle dichiarazioni, di quanto emerge dall’interrogatorio. Dettagli che non sono emersi nemmeno nella replica, nella quale non sono arrivate neanche le risposte alle domande che avevamo posto in Aula. E’ impossibile che un presidente non sia a conoscenza di quello che fa un suo stretto fiduciario, il suo capo di gabinetto, il numero due della Regione. Se il presidente non si rende conto e non sa cosa fanno i suoi fiduciari – ha concluso Corrado – c’e’ un problema grosso. Se lui e’ estraneo ai fatti e non sa quello che combinano i suoi fiduciari deve dimettersi per opportunita’, perche’ non e’ piu’ in grado. Questa e’ incapacita’ di amministrare e di gestire addirittura il suo staff”.