“Mentre si aspetta ancora di conoscere l’andamento dei saldi in città, secondo una indagine di Confesercenti sulla dinamica delle imprese , e sugli effetti della desertificazione commerciale ,il Lazio risulta essere la regione dove tra il 2019 e il 2025 la riduzione dei punti vendita e l ‘aumento delle quote di mercato delle piattaforme e commerce ,ha sottratto valore ai circuiti economici locali.
In pratica meno attività commerciali,meno ricchezza che resta sul,territorio.
La devastante desertificazione commerciale ha comportato non solo l’arretramento della rete commerciale ,non ha solo ridotto l’accesso dei residenti a beni e servizi, ma ha indebolito gli stessi sistemi territoriali.
Lo spostamento degli acquisti dai negozi sotto casa alle piattaforme internazionali non è stato indolore per le economie locali: secondo le stime Confesercenti, “per ogni 100 euro spesi nei negozi fisici circa 70 restano nel circuito economico locale, attraverso occupazione, redditi d’impresa, affitti, servizi professionali, manutenzioni e fiscalità”. Quando invece la stessa spesa si sposta sui grandi marketplace online internazionali, circa 70 euro escono dal territorio. Meno acquisti nei negozi fisici,significano pertanto una quota maggiore di consumi che non rimane più’ all’interno dell’economia locale.
A livello regionale è il Lazio a registrare l’impatto maggiore, con circa 3,2 miliardi di euro di spesa delle famiglie ,non più trattenuta dal circuito economico locale.
A livello nazionale sono 16,7 miliardi totali di spesa dirottata: tenendo conto però che questa cifra rappresenta soltanto la parte economicamente e concretamente quantificabile della desertificazione.
Bisogna calcolare nel conto “la minore disponibilità di beni e servizi e gli effetti su presidio urbano, la sicurezza, la coesione sociale e la qualità della vita: elementi difficili da monetizzare e tradurre in euro, ma fondamentali per le comunità.”
Il commercio di prossimità in questa città non è stato mai reputato come una vera e propria “infrastruttura territoriale”;ogni singolo negozio produce occupazione diffusa, immobili attivi, servizi professionali, manutenzioni, tributi locali e una rete di beni e servizi accessibili, a cui bisogna aggiungere presidio degli spazi cittadini, sicurezza e coesione sociale. La progressiva riduzione delle attività commerciali fisiche, modifica profondamente questo equilibrio. Nessuno vuole negare che l’è-commerce rappresenti un’opportunità, soprattutto quando si integra con la rete dei negozi e consente anche alle piccole imprese di raggiungere nuovi mercati.Quando gli acquisti si spostano sulle grandi piattaforme marketplace internazionali, si rischia di perdere una quota significativa del valore della vendita che si allontana dalla residenza dell’acquirente.
Contrastare la desertificazione commerciale e l’impoverimento del tessuto economico dei centri urbani è una sfida che non ammette risposte semplificate. Si tratta di un fenomeno complessche richiedono soluzioni altrettanto articolate e interdisciplinari. Non è pensabile risolvere queste dinamiche agendo esclusivamente attraverso singoli provvedimenti
Occorre prendere consapevolezza che la vitalità dell’economia di prossimità si mantiene e si consolida solo affrontando, in modo organico, tutti i fattori che incidono sulla qualità della vita cittadina, sulla domanda locale di beni e servizi e superando l’approccio frammentato delle attuali politiche di intervento sul territorio.
Purtroppo in questi due anni di questa amministrazione ,su questo tema poco è stato fatto, se non vaghe chiacchiere,e quello che poteva essere il primo momento di rigenerazione urbana,il mercato di piazza ReginaMargherita e’nelle condizioni in cui si trova per non averlo condiviso con la città.
Forse sarebbe il momento di avviare proposte non solo con le associazioni di categoria,assai evanescenti su questi temi ,ma con concreti interventi già avvenuti in altre città ;sgravi o esenzione dai tributi locali per chi apre o riapre un’attività in locali sfitti da tempo, favorire regole più flessibili per i contratti di affitto commerciale, agevolando la permanenza e l’arrivo di nuove botteghe etc etc
Le politiche commerciali, urbanistiche debbono procedere di pari passo, perché bisogna assolutamente invertire questo trend, valorizzando le economie dei territori e riportando imprese ,botteghe e servizi nei nostri centri urbani, rendendoli più vivibili per tutti. Bisogna rimettere al centro dello sviluppo economico l’impresa diffusa,un patrimonio che qui a Civitavecchia,porto croceristico primo in Italia rischiamo di perdere.
Senza nemmeno conoscere come siano andati saldi”.
Tullio Nunzi
