“Quant’è bella giovinezza che si fugge tuttavia! Chi vuole esser lieto, sia, di doman non c’è certezza”
Il cantico di Lorenzo il Magnifico dedicato a quella stagione della vita che potremmo paragonare ad una finestra aperta sul futuro con tutte le sue incognite.
In tempi moderni le nuove generazioni sono state etichettate sull’onda delle situazioni storiche; oggi nell’era di Internet e dell’Intelligenza Artificiale i giovani vengono definiti “nativi digitali”, ovvero una generazione che fin dall’infanzia è immersa nella tecnologia.
Viva Ladispoli affronta, in generale, la tematica dei giovani contemporanei con la relatrice Giulia Pugliatti, classe 2005, studentessa al terzo anno di Fisica alla Sapienza: “La curiosità è ciò che ci spinge a provare e sperimentare e per questo motivo dobbiamo accoglierla a braccia aperte”.
Di Carla Zironi
– I moderni mezzi di comunicazione rappresentano una parte consistente del quotidiano giovanile. Secondo te un uso scorretto dei dispositivi può favorire l’isolamento e ridurre la capacità di attenzione o di relazione dal vivo? Nel caso, come correggere questa distorsione?
“ Nel 2026 ci si sta trovando ad affrontare un periodo in cui la tecnologia è diventata parte integrante della vita di tutti, ragazzi e non. Nonostante ritenga che l’utilizzo dei dispositivi elettronici non sia da demonizzare completamente in quanto ormai è la società stessa a funzionare e progredire grazie a questi, c’è da ammettere che con l’avvento degli smartphone l’intero concetto di “relazioni sociali” è stato profondamente mutato. Quando le uniche interazioni che si hanno con le persone sono quelle che avvengono online si rischia non solo di dissociarsi completamente dalla realtà ma anche di non sapere più gestire nessun tipo di interazione sociale dal vivo. Ma perché sono i giovani i più colpiti da questo fenomeno? Non si può negare che al giorno d’oggi i telefoni diventino quotidianità per bambini di età sempre minore e la conseguenza è che, essendo abituati ad interagire tra di loro solo via social da quando sono piccoli, non impareranno mai a relazionarsi con le persone dal vivo e procederanno a isolarsi sempre di più. Mentre gli adulti hanno vissuto l’avvento della tecnologia quando già avevano imparato l’importanza del sapersi relazionare con gli altri, dell’incontrarsi e fare una chiacchierata dal vivo, le nuove generazioni si sono ritrovate a crescere già circondate dai cambiamenti sociali generati dagli smartphone, per questo reputano normalità il poter interagire solo grazie a questi ultimi. Se ogni genitore riuscisse ad educare i figli riguardo l’importanza del parlare guardandosi negli occhi e non guardando uno schermo e riuscisse anche a metterli in guardia riguardo la potenziale nocività dei telefoni e della tecnologia per la loro vita sociale futura allora forse si potranno iniziare a fare dei passi avanti nella risoluzione di questo grande problema.”
– Non sempre i comportamenti sono consoni alla civile convivenza, chiamiamoli “peccati di gioventù”: cosa si può fare per arginare atteggiamenti aggressivi se non addirittura bullismo?
“ Il tema dei “peccati della gioventù” mi è sempre stato molto a cuore perché ritengo che i principali responsabili non siano tanto i giovani stessi quanto chi i giovani li forma e li educa. Concetti che vengono sempre meno affrontati, sia nelle case che nelle scuole, è l’empatia e la sensibilità, che anzi meno alle possibili conseguenze delle proprie azioni sulle vite altrui, all’impatto che le proprie parole possano avere nella vita delle persone. Per quanto riguarda gli atti vandalici la situazione è più o meno la stessa: la totale insensibilità di molti ragazzi li porta a compiere azioni avventate senza riflettere sulle conseguenze che queste possano avere. Bisognerebbe avere più cura, sia delle persone che dei luoghi pubblici. Se solo i più giovani venissero educati al rispetto e gli venisse spiegata l’importanza del “cercare di mettersi nei panni altrui” il fenomeno del bullismo/ cyber-bullismo subirebbe un arresto. La tecnologia al giorno d’oggi dà a tutti la possibilità di attaccare gli altri senza esporsi veramente, chi lo fa solitamente non si ferma a pensare ai potenziali problemi contro cui la persona che sta attaccando potrebbe star combattendo.”
– Ogni individuo nasce con particolari attitudini professionali o artistiche, come coltivarle al meglio?
“Solitamente il passo più difficile è capire in cosa si è portati: molte persone passano la loro intera vita a cercare qualcosa che faccia al caso loro e spesso la ricerca risulta vana. Il mio consiglio è cercare di fare più esperienze possibili, uscire dalla comfort zone e provare a fare qualcosa anche se si ha paura, sfruttare qualsiasi opportunità si presenti e dedicarsi a tante cose. Forse la chiave di questo dilemma è proprio la curiosità, infatti vedo sempre più giovani essere completamente disinteressati ad ogni aspetto della realtà ma in questo modo si rischia di non trovare mai uno stimolo, uno scopo alla propria esistenza. La curiosità è ciò che ci spinge a provare e sperimentare e per questo motivo dobbiamo accoglierla a braccia aperte. La cosa più importante da mettere in atto quando si insegue una passione è credere nelle proprie potenzialità e proseguire con il proprio percorso senza ascoltare le opinioni degli altri.”
– Ladispoli è una città ancora a misura giovane, cosa possiamo suggerire a chi Amministra per favorire aggregazione e agevolare le attitudini personali?
“Ladispoli è una con una forte componente giovanile. Per favorire aggregazione sana e dare spazio alle attitudini personali dei ragazzi, l’Amministrazione locale può mettere in campo diverse azioni concrete: Creare luoghi fisici (come ex centri civici o spazi riqualificati) dove i giovani possano incontrarsi liberamente per studiare, suonare, organizzare cineforum o mostre d’arte senza costi proibitivi.
Istituire bandi o piccoli fondi dedicati a progetti ideati da under-25, che riguardino l’arte, l’imprenditoria giovanile, la tecnologia o il sociale, trasformando le idee in realtà.
Promuovere rassegne estive e invernali in cui i giovani talenti locali (musicisti, pittori, scrittori, performer) abbiano un palco ufficiale dove esibirsi e farsi conoscere dalla cittadinanza.
Rafforzare il legame tra le scuole superiori del territorio e il tessuto produttivo/artistico locale, organizzando laboratori pomeridiani, tirocini e incontri con professionisti dei vari settori.
Curare e illuminare parchi, aree verdi e luoghi di aggregazione spontanea, rendendoli sicuri e dotati di Wi-Fi gratuito e postazioni di studio all’aperto, ideali per la socializzazione.
Spesso il segreto del successo di una città a misura di giovane risiede nella co-progettazione: i ragazzi non dovrebbero essere solo i destinatari delle politiche giovanili, ma i veri protagonisti chiamati a sedersi ai tavoli decisionali per dire la loro su ciò di cui hanno realmente bisogno.”
