Dopo l’incontro con in Vescovo Cattolico Gino Reali, il Primate ortodosso Siluan Span, eccoci in Aula Consiliare del Comune di Ladispoli per partecipare a un incontro con il Segretario Generale della Moschea di Roma, la più grande moschea d’Europa (un vero gioiello d’architettura progettato da Paolo Portoghesi): il dottor Abdellah Redouane.
Sposato e con due figli, Redouane è a Roma da quasi 14 anni. Proveniente dal Marocco, dopo aver studiato in Francia, è stato capo di gabinetto del ministro. Per lui pregare è adorare Dio, ma si prega ed onora Dio anche facendo cultura, per questo accanto alla Moschea c’è anche una scuola frequentata per il 98% da studenti italiani non musulmani che vogliono imparare l’arabo”. Ogni sabato e ogni mercoledì il Centro è aperto alla visite, tanti vengono dall’estero, anche solo perché interessati all’architettura della Moschea, e per noi della Melone farà un permesso speciale per visitarla anche in momenti diversi! Il dottor Redouane ha affermato che anche per lui la chiesa è un luogo sacro, come la Moschea perché essa, per i cristiani, è un luogo di preghiera, e quindi anche lui, in chiesa, prega perché la preghiera ci avvicina al nostro Creatore.
Abbiamo toccato molti temi importanti, tra cui il fondamentale dialogo tra le diverse religioni, non di come celebra la Messa un cristiano o come pregano i musulmani, ma di come stabilire la pace nel mondo e di altri principi riguardanti gli interessi comuni, senza preoccuparci delle differenze, perché non è importante se i musulmani preghino il venerdì, gli ebrei il sabato e i cristiani la domenica. “La religione serve a dare un senso alla vita di chi crede in Dio”, ci ha detto, per questo le differenze religiose devono essere rispettate e non devono diventare ostacolo per incontrarsi, per discutere insieme sui principi della giustizia, senza contare che sono più i punti di contatto che quelli che differenziano le tre religioni monoteiste. Ad esempio i musulmani credono nel Vangelo, cui aggiungono il Corano, nel Paradiso, negli Angeli e nel giorno del giudizio e così via. Gesù è per loro un grande profeta e Maometto ha portato la rivelazione. Noi Cristiani e i Musulmani preghiamo lo stesso Dio, ma in modi diversi, e questo non ci deve ostacolare nella convivenza di più religioni. Il libro principale che guida i Musulmani è il Corano, il testo sacro che rappresenta il messaggio rivelato quattordici secoli fa da Dio a Maometto e destinato a ogni uomo sulla terra. È diviso in 114 capitoli detti sure, a loro volta divise in 6236 versetti. L’islamismo è una delle tre religioni monoteiste dette del “Libro” perché hanno come capostipite Abramo e riconoscono come fondamentale la Bibbia. “Islam” deriva dall’arabo e letteralmente significa “sottomissione”, ma dal punto di vista religioso si intende “sottomissione a Dio”. Una curiosa differenza esiste relativamente al calendario. Per il nostro calendario, detto Gregoriano, siamo nell’anno 2014, invece per il calendario dell’Egira (islamico) ci troviamo nell’anno 1435. Questo perché il calendario Egira parte dall’emigrazione di Maometto dalla sua città natale, La Mecca, ad un’altra città, Medina, nel 622 d.C., mentre il nostro calendario inizia dalla data della nascita di Gesù. Inoltre il calendario musulmano è lunare, quindi ha 10-11 giorni in meno ogni anno rispetto a quello Gregoriano che è solare. Per questo motivo le feste islamiche “cadono” in periodi sempre diversi rispetto al nostro. Per farci comprendere più concretamente la diffusione dell’Islam nel mondo, il dottor Redouane ci ha regalato qualche numero: nel mondo ci sono un miliardo e mezzo di musulmani che fra l’altro vivono in 21 Paesi arabi ed in 56 Paesi di maggioranza islamica. In Europa ci sono 20 milioni di musulmani e in Italia 1 milione e mezzo, concentrati soprattutto nel nord-est per ragioni economiche, dal momento che vi è una elevata richiesta di manodopera che gli italiani non riescono a soddisfare.
Abbiamo pian piano scoperto che la vera religione musulmana non è quella che vediamo in televisione, fatta cioè di violenze e contrasti, ma è tutto il contrario; non a caso un buon musulmano deve donare il 10% delle sue entrate ai poveri e prega cinque volte al giorno.
- I Musulmani devono seguire delle “regole” che vengono chiamate: i Cinque Pilastri (un po’ come i nostri Comandamenti):
- la preghiera, da effettuare 5 volte al giorno, una all’alba, una a mezzogiorno, una il pomeriggio, una al tramonto e una volta la sera; una curiosità: i musulmani quando pregano, sono sempre rivolti verso La Mecca, primo luogo sacro seguita da Medina e Gerusalemme;
- la testimonianza della fede in un unico Dio (lo stesso di ebrei e cristiani);
- il digiuno – dal sorgere al tramonto del sole – durante il mese lunare di Ramadan (solo per chi sia in grado di sostenerlo);
- l’elemosina, devoluta volontariamente a persone bisognose o organizzazioni di carità;
- il pellegrinaggio, almeno una volta nella vita, nella città sacra della Mecca.
Nell’ Islam, c’è la figura dell’Iman, il quale non è un’autorità religiosa, non è un “sacerdote”, ma solo una persona che svolge e che esercita un funzione di guida della preghiera. Infatti se nel Cristianesimo c’è una gerarchia ecclesiastica ben definita ed il Papa rappresenta l’infallibilità nella interpretazione dei testi religiosi, invece l’Islam non ha un capo unico che decide quale sia la corretta interpretazione del testo coranico: ciascuno è libero di spiegare i versi come vuole: ogni persona ha una sua comprensione e una sua interpretazione del testo Sacro ed il significato che si dà è condizionato dal contesto sociale e geografico Questo ha però portato a dispute molto serie sul significato e l’interpretazione dei versi del Corano. Per farci capire, il nostro ospite ci ha recitato una breve frase in lingua araba (lui parla correntemente, oltre all’arabo ed all’italiano, anche il francese e l’inglese) tratta dal Corano, un famoso hadith: “Chi di voi vede un male lo corregga di propria mano; e se non ne è in grado lo faccia colla lingua; se non ne è in grado, lo faccia con il cuore”. Questo verso può essere interpretato come una esortazione a correggere il male con una carezza (la mano), con il dialogo (la lingua) o con il cuore (dentro di sé operando il bene), ma è anche interpretata come esortazione alla violenza (la mano), con le parole di condanna (la lingua) o con tutto se stesso (il cuore). Si vede bene che basta anche un solo piccolo fraintendimento, e può scoppiare una guerra. L’integralista è colui che interpreta il Testo Sacro, il Corano, in un certo modo e che pretende di essere nel giusto, e magari usa la violenza per questo scopo. A chi ha chiesto di parlare dei talebani, il dottor Redouane ha spiegato che “talebano” è un termine che nella lingua pashtu significa “studente”, si tratta di un gruppo di fondamentalisti islamici formatisi nelle scuole coraniche e finanziato dagli Stati Uniti e dal Pakistan affinché potessero opporsi all’URSS che nel 1979 aveva invasato l’Afghanistan. Questi, dopo una sanguinosa guerra civile pagata dall’Occidente, presero Kabul nel 1996 e riuscirono a salire al governo imponendo la loro visione del Corano. Il loro leader è stato il miliardario Osama Bin Laden (Mullah Mohamed Omar).
Il segretario ci ha anche spiegato, a seguito di una domanda di un mio compagno di scuola, che il velo per la donna non è obbligatorio, e che sono le donne stesse a decidere se vogliono indossarlo o meno. Il velo, ci ha anche spiegato, non è una costrizione per la donna, ma è solo un modo per farsi riconoscere come musulmani. Molti pensano che la religione islamica imponga alle donne di indossare il buduca, invece la religione non impone nessuna costrizione, infatti ci sono donne che si coprono tutto il viso, donne che si mettono il velo sopra ai capelli e donne che scelgono di non portarlo. Anche le donne cattoliche si coprono il capo in chiesa e fino a qualche tempo fa si coprivano il capo in chiesa, ma non era obbligatorio, solo una forma di rispetto dipendente dal modo di vedere le cose della comunità, un modo per testimoniare in maniera visibile la propria religione professata. In effetti il modo di vestirsi è anche una forma di messaggio verso gli altri, il velo è un tipo di messaggio. Il nostro ospite ha tre sorelle, di cui una porta il velo, mentre le altre due no, ma lui rispetta tutti i loro modi di porsi e vuole bene a tutte allo stesso modo.
Il dottor Redouane ha poi spiegato che è assurdo, invece, la visione delle donne che hanno alcuni integralisti. Ad esempio, recentemente, una donna violentata è stata condannata dal tribunale perché il suo modo di vestire era stato ritenuto “provocatorio” nei confronti del violentatore. Questa assurdità non può appartenere ad una interpretazione corretta del Corano!
Attraverso questo incontro ho avuto l’opportunità di conoscere più da vicino la religione musulmana. Siamo tutti uguali di fronte a Dio e Dio si presenta a noi unico e solo, ma con nomi diversi. Come ha detto Papa Francesco. “Dio non è cattolico, ma universale!”. Credo bisognerebbe gridare a gran voce “basta!” alle discriminazioni, alle intolleranze e alla violenza in un mondo che si professa essere civile, ma che purtroppo non sempre riesce a dimostrarlo.
Oggi è stata una giornata davvero speciale, siamo entrati in un mondo che ritenevo fosse lontano e diverso dal mio, ma che invece ho scoperto essere del tutto simile: crediamo e preghiamo tutti un Dio per il quale scegliamo un nome diverso. Ogni religione ha diritto di esistere e non credo ne esista una superiore ad un’altra, ma credo invece, sia ormai
giunto il tempo di imparare ad abbattere le barriere della discriminazione.
È importante aprirsi alle altre religioni, è importante conoscere e rapportarsi con gli altri, perché solo così facendo possiamo crescere in modo maturo e consapevole.
Un incontro che mi ha arricchito molto e mi ha fatto entrare in un mondo nuovo, interessante e coinvolgente.

