I concerti dal 7 febbraio al 29 marzo
La musica sacra torna protagonista con la seconda edizione del Festival “Iubilemus Deo”, in programma tra febbraio e marzo.

Un appuntamento che si rinnova dopo il grande successo dello scorso anno e che si propone come uno spazio privilegiato in cui arte, fede e comunità si incontrano, restituendo alla musica il suo ruolo più profondo: quello di linguaggio universale capace di elevare lo spirito e creare comunione.
Promosso dalla Diocesi in collaborazione con l’Accademia Tarquinia Musica ETS e diretto dal maestro Luca Purchiaroni, il festival non è soltanto una rassegna concertistica, ma un vero e proprio percorso spirituale e culturale, che coinvolge artisti, fedeli e cittadini in un’esperienza condivisa.
Il programma si apre sabato 7 febbraio alle 18.30 nel Duomo di Tarquinia con il concerto “Tue sono le lodi, la gloria, l’onore e ogni benedizione”, dedicato a San Francesco e affidato al Coro della Filarmonica di Civitavecchia diretto da Riccardo Schioppa, con Luca Purchiaroni all’organo e Camilla Crisostomi alla nyckelharpa. Il 14 febbraio spazio a Giulio Lucciola, organista della Chiesa Riformata di Rafz a Zurigo. Il 14 marzo l’Ensemble Eretum e il soprano Daniela Barbara proporranno un viaggio musicale dal barocco al gospel. Il 15 marzo, nella Cattedrale di Civitavecchia, si esibirà Gianluca Libertucci, organista della Basilica di San Pietro. La rassegna si concluderà il 29 marzo con le meditazioni sulla Passione di Cristo affidate al Coro Arké e alla voce narrante di Mattia Calefati nella chiesa di Santa Maria in Castello.
Cuore del progetto è la valorizzazione della musica sacra come forma viva di espressione della fede. Dalla polifonia rinascimentale alle composizioni contemporanee, dal repertorio organistico agli spirituals gospel, il festival racconta secoli di storia spirituale attraverso il suono. Ogni concerto diventa così un’occasione di ascolto, contemplazione e incontro, capace di parlare non solo ai credenti, ma a chiunque sia in ricerca di bellezza.
Con la sua seconda edizione, il festival conferma la propria vocazione: fare della musica una forma di lode, di ascolto e di dialogo. Un invito rivolto a tutti, credenti e non, a lasciarsi attraversare dal linguaggio più antico e più attuale dell’anima.
