Alle 6.45 di ieri, la stazione di Ladispoli–Cerveteri si è trovata improvvisamente paralizzata da un guasto agli impianti di circolazione. Non una stazione qualunque, e nemmeno una linea qualunque: qui passa tutto il traffico ferroviario che collega il Nord Italia al Sud, da Ventimiglia, Torina, Genova a Roma e Napoli compresi convogli provenienti dalla Francia. Una linea che, oltre a sostenere il traffico merci, trasporta ogni giorno migliaia di pendolari diretti dentro e fuori Roma.
A quell’ora, ogni treno porta con sé più di 1000 persone. Quando un convoglio salta, le banchine si riempiono in pochi minuti, e i sottopassaggi — già stretti — diventano punti critici per la sicurezza.
Le prime avvisaglie: sbalzi di tensione ma nessun danno
Alle 6.30, mentre mi accingevo ad uscire di casa, si sono verificati alcuni sbalzi di tensione dovuti a leggere intemperie. Nulla di grave: le luci non si sono spente, le case della zona non hanno subito disservizi. Sembrava una mattina come tante.
Il primo segnale che qualcosa non andava
Alle 6.54 sarebbe dovuto arrivare il treno 20609 da Civitavecchia diretto a Roma Tiburtina, seguito a ruota dagli altri convogli da e per Pisa. Invece, nessun treno è entrato in stazione. Guardando verso nord e verso sud, si vedevano i convogli fermi in attesa, bloccati a pochi chilometri dai binari di Ladispoli con il loro carico di pendolari intrappolato dentro.
Nel frattempo, sotto la pioggia, almeno altri 3000 pendolari venivano lasciati sulle banchine senza alcuna informazione. Nessun annuncio, nessuna spiegazione, nessuna previsione.
7.20: un treno entra in stazione, ma il sollievo dura poco
Dopo interminabili minuti di attesa al freddo e sotto le intemperie, alle 7.20 un treno è finalmente entrato in stazione a passo d’uomo. È rimasto fermo, ma almeno ha offerto riparo a chi riusciva a salire. Le condizioni all’interno erano però estreme: sovraffollamento, aria irrespirabile, persone accalcate ovunque.
Il caos informativo: pendolari costretti a “indovinare”
Senza comunicazioni ufficiali, i pendolari hanno iniziato a sciamare da un binario all’altro seguendo voci, supposizioni, intuizioni. I sottopassaggi si sono riempiti fino a quasi bloccarsi, con persone che si muovevano con ansia e difficoltà per avanzare o tornare indietro. Una situazione potenzialmente pericolosa, evitabile con una gestione più attenta.
Solo dopo tutto questo, è arrivato l’annuncio: guasto agli impianti di circolazione. Nessuna indicazione sui tempi di ripristino.
L’annuncio tardivo e la riparazione “lampo”
Poiché la cabina elettrica è a pochi metri dai binari tutti noi abbiamo potuto assistere alla scena: alle 7.30 sono arrivati i tecnici — intervento annunciato anche dal capotreno — e alle 7.35 il guasto era già stato risolto.
Cinque minuti. Cinque minuti per riparare ciò che aveva bloccato una delle linee più importanti d’Italia per un’ora intera.
Un ritardo che pesa: 53 minuti e una giornata compromessa
Il treno è ripartito poco dopo, arrivando a destinazione con 53 minuti di ritardo. Ma il problema non è solo il singolo ritardo: è anche l’effetto domino.
Le ripercussioni: visite saltate, lavoro compromesso, treni ingestibili
Un blocco di quasi un’ora in piena ora di punta su una linea di questa importanza genera conseguenze che durano tutto il giorno:
- Visite mediche perse, spesso prenotate mesi prima.
- Ritardi sul lavoro, con ripercussioni su turni, riunioni, attività produttive, danni economici.
- Sovraffollamento estremo sui treni successivi, che arrivano già pieni e non riescono a caricare tutti.
- Disagi per studenti, costretti a entrare tardi o a perdere lezioni.
- Accumulo di ritardi a catena, che si trascinano fino al pomeriggio.
- Talvolta situazioni di pericolo.
Tutto questo per un guasto che, a giudicare dalla rapidità dell’intervento, sembrava dovuto semplicemente alla disattivazione di un interruttore o al blocco di qualche cosa ripristinabile velocemente. Il vero problema, dunque, non è il guasto in sé, ma la mancanza di personale in grado di intervenire tempestivamente.
Un appello necessario
Come pendolari, chiediamo alle associazioni che ci rappresentano, a Trenitalia e agli amministratori locali di affrontare seriamente il tema dei guasti agli impianti di circolazione. Non è accettabile che un problema, talvolta banale, possa danneggiare un’intera regione per ore.
Servono soluzioni strutturali, più personale, più presidi tecnici, più comunicazione. Soprattutto, serve smettere di risparmiare proprio dove non si può risparmiare: sulla sicurezza e sulla continuità del servizio.
Perché ogni mattina, su quei treni, non viaggiano numeri: viaggiano persone.
Così alcuni pendolari in una nota.
