Tidei asserragliato come il giapponese nella giungla ma la battaglia politica è persa • Terzo Binario News

Tidei asserragliato come il giapponese nella giungla ma la battaglia politica è persa

Gen 11, 2026 | Senza categoria

C’è chi, davanti a una sfiducia votata dalla propria maggioranza, prende atto, saluta e va a casa. E poi c’è Pietro Tidei, che invece ha scelto la via più epica: quella di Hiroo Onoda, l’ultimo soldato giapponese che continuò a combattere nella giungla filippina per 29 anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale, convinto che la resa fosse solo propaganda nemica.

Anche Tidei, sfiduciato dal suo stesso consiglio comunale e sciolto dal Ministero dell’Interno con tanto di commissario prefettizio, non si dà per vinto. Anzi, combatte. Non nella giungla, ma al TAR. Non con il fucile, ma con il cavillo.

La tesi è da manuale di guerriglia burocratica: l’atto di scioglimento sarebbe viziato da irregolarità formali. Roba da far impallidire Kafka. Pare infatti che il nome del consigliere traditore, il famigerato Iachini, compaia prima in stampatello e poi in firma. Orrore! E non solo: si insinua persino che la firma sia stata apposta dopo l’autentica. Una specie di delitto tipografico, una Caporetto notarile.

Ma non basta. Manca anche – si sostiene – la firma a margine di ciascun foglio. Perché si sa: un atto dello Stato, se non è firmato come un quaderno delle elementari, non vale. E dulcis in fundo, si mette in dubbio perfino la “contestualità” delle firme: non sarebbero state apposte tutte nello stesso momento.

Peccato che, mentre si denunciano questi misteriosi complotti calligrafici, sia lo stesso sindaco a pubblicare foto dell’allegra brigata consiliare che firma, sorride e spilucca croissant come in un brunch domenicale. Altro che mancanza di contestualità: lì sembrava una seduta spiritica con brioche, tutti insieme appassionatamente a evocare il commissario.

E così, mentre il Comune è già in mano al prefetto, Tidei continua a proclamarsi sindaco come Onoda continuava a proclamarsi soldato dell’Imperatore. Solo che Onoda viveva nella giungla, Tidei nei comunicati stampa. E mentre il giapponese si nutriva di banane e lucertole, il nostro eroe si alimenta di ricorsi e fotocopie.

La scena è struggente: un sindaco sfiduciato dalla sua stessa maggioranza che combatte contro il Ministero dell’Interno a colpi di firme a margine e caratteri tipografici. Altro che politica: qui siamo alla filologia.

Ma forse, a questo punto, la soluzione più dignitosa sarebbe un’altra. Invece di fare la guerra al TAR come un Onoda in giacca e cravatta, Tidei potrebbe finalmente arrendersi alla realtà e dedicarsi a un’attività più adatta: per esempio seguire i cantieri del PNRR. Non più da sindaco, ma nella sua veste più naturale e ormai iconica: quella del pensionato curioso, con le mani dietro la schiena, che osserva gli operai e commenta “ai miei tempi si faceva meglio”.

Sarebbe una conclusione onorevole. Perché le guerre perse si possono anche smettere di combattere. Prima che finisca pure l’ultima brioche.

Braccio da Montone