La graduatoria del 2014 è scaduta: “Non è stato salvato il salvabile”. E ora la Capitale sblocca nuovi bandi
“Abbiamo studiato e continueremo a studiare. Tra di noi ci sono tante belle storie. Non siamo nullafacenti. C’è tanta amarezza, però”. A parlare è il Comitato 22 procedure per la giustizia, ovvero gli idonei del Concorsone di Roma. Settecento di loro sono rimasti al palo, perché la graduatoria è “scaduta”. Nei giorni scorsi è arrivata la comunicazione della riapertura dei bandi per il concorso per il Comune di Roma da 1512 posti. “Per questa tornata non saremo recuperati – hanno spiegato dal Comitato – eppure siamo stati estortati a partecipare. Proprio così: Roma ha deciso di non sfruttarci per i posti disponibili”.
Coronavirus e non solo
Il Coronavirus, la pandemia e i tempi tecnici hanno allentato gli ingranaggi: “A malapena è stato possibile far assumere la maggior parte degli idonei. Ma non è bastato. Soprattutto abbiamo capito che non c’era volontà sia di integrare il piano assunzionale, sia di chiedere aiuto alla politica nazionale. Non solo: non c’è stato il tentativo di chiedere una proroga tecnica. Abbiamo chiesto di procedere con lo scorrimento della graduatoria, c’è stato risposto di partecipare al nuovo concorso. Abbiamo tentato l’intercessione con l’aiuto dei sindacati, abbiamo organizzato manifestazioni in tempi di Covid. Ma niente. Loro, i politici, sono andati a sbattere contro la pandemia… e non hanno voluto salvare il salvabile”.
La beffa
Oltre al danno, non è mancata la beffa: “Quando abbiamo capito che le cose si sono messe male, abbiamo espresso la disponibilità di guardare anche anche ad altri Enti o comuni limitrofi. Tipo Tivoli e Guidonia, i tempi erano stretti. Grazie alla nostra attività – ha notato il Comitato – siamo riuscire ad assumere alcuni idonei alla Sapienza, al ministero dei Beni culturali e al ministero delle Infrastrutture”.
E ancora: “È mancata la volontà politica di fare squadra. Su 700 idonei magari avrebbero accettato in 500. Avremmo risolto i buchi in organico presenti nella burocrazia romana? Certo che no. Allo stesso tempo avremmo tamponato la falla, quello sì. Come cittadini romani restiamo perplessi, come idonei c’è tanta amarezza. Potevamo essere una risorsa. Ma non molliamo: quello è certo”.
