Occhio non vede, cuore non duole. Così recita l’adagio. Ma nel caso della Virtus Italia Onlus la vista funziona benissimo. L’indagine condotta da Procura e Polizia locale porta nel novero due custodie cautelari in carcere, quattordici ai domiciliari, sei obblighi di presentazione alla PG. La Onlus agisce a Villa Spada, nel centro di primissima accoglienza per minori non accompagnati di via Maria Annibale di Francia. Lo scopo – in teoria – è proteggere il minore, identificarlo, ascoltarlo, informarlo dei propri diritti, garantirgli la sicurezza da minacce esterne, tutelargli la salute, riallacciare contatti con la famiglia. Ma qui la storia è un’altra.
La permanenza nel Centro deve essere breve : non oltre le 96 ore. Una prima tappa, quindi, di un percorso – scrive il gip nell’ordinanza – “di protezione volto a salvaguardare il minore da pericoli di ogni sorta e all’inserimento dello stesso in un circuito che assicuri il rispetto dei suoi diritti fondamentali.
Il centro è attivo dal 2014, nell’ambito del progetto sperimentale centro di primissima accoglienza per minori in difficoltà e abbandonati – Cpsa di Roma, quale unica struttura “deputata in ambito comunale alla tutela e protezione dei minori”. Il servizio è affidato dal Comune, mediante bandi, fin qui aggiudicati dalla Virtus Italia Onlus- Consorzio di solidarietà sociale. Per il periodo 2018-2020, la Virtus Italia Onlus si aggiudica l’appalto, pari a 2.663.040 euro.
A fronte dell’erogazione del servizio, l’Amministrazione comunale si impegna a corrispondere all’associazione che gestisce il Centro un compenso giornaliero per ogni minore accolto (su un totale di trenta posti) di 118,50 euro con una quota fissa di 84,87 euro e una variabile – per ogni giorno di effettiva presenza del minore nel Centro – di 33,63 euro. L’importo di 84,87 euro è fisso e ha una cadenza mensile “indipendentemente dalla presenza di ospiti o meno”. La quota giornaliera, quella di 33,63 euro, è elargita solo “in ragione dell’effettiva presenza” di un minore nella struttura, sin dal suo accesso. Il Centro però lucra “non solo la quota fissa, ma anche la quota variabile giornaliera per ciascuno dei minori”, che è intascata senza fornire alcuna prestazione “che non sia quella di aver aperto il cancello carrabile, di voltarsi dall’altra parte in occasione della fuga dei minori o, talvolta, di fingere una rincorsa del fuggitivo, nella poco riuscita imitazione del bravo operatore”.
Già, gli ospiti minori escono in meno di un amen. E le intercettazioni lo dimostrano. Il 30 novembre 2017, per esempio, poco dopo la mezzanotte una ragazza si allontana dal Centro dal cancello carrabile che “alcuni operatori – scrive il gip – lasciano appositamente socchiuso al fine di favorirne la fuga. Ciò viene confermato dalla conversazione tenuta dagli operatori di servizio. “Il grande sì, è aperto un po’” , “no aspetta lascialo così…c’abbiamo una scusa per dire…guarda il cancello stava chiuso e quello si è aperto e se ne è andata…diciamo così, meglio così..”, “allora lo lasciamo tutta la notte così così”.
Il 4 dicembre 2017 alcuni degli indagati incoraggiano la fuga di tre ragazzini, due maschi e una femmina. I maschi, una volta fuori, aiutano la ragazzina a scavalcare. I minori mettono piede nel Centro per non più di un’ora. In quel lasso di tempo si verifica un episodio di violenza, che coinvolge degli ospiti della struttura. A seguire il consiglio “o sbrigateve, ma di corsa proprio”.
Due giorni dopo, alle 7,25, due ragazzine scappano dal Centro. Una delle operatrici sveglia le minori presto (“vado a sveja e rom”), per farle uscire senza incorrere nei controlli delle forze dell’ordine (“aho, se vedete le rom che scappano…me lo dite”). Non solo: dà loro una felpa (“la voi na felpa? E compratelo un giacchetto…guarda al mercato dieci euro ce lo compri”). Un altro operatore assiste allo scavalcamento del cancello e prepara le scartoffie burocratiche (“io faccio le dimissioni, dai”). Non a caso, riporta il Gip, “gli operatori – dopo l’attività agevolatrice – predispongono ed emettono atti il cui contenuto è ideologicamente falso, redigendo le comunicazioni di ingresso e di allontanamento in cui danno atto dell’allontanamento dei minori, omettendo di precisare che lo stesso è stato predisposto o favorito dagli stessi operatori”.
Il 13 dicembre 2017, verso le 16, tre minorenni delle quattro scappate poche ore prima con la complicità degli operatori, tornano al Centro perché riprese. E la cosa non viene accolta bene. C’è chi sbotta “ma so tornate? non erano scappate?” e chi nota “eccole qua, se so fatte riacchiappà subito, vero? n’attimo e se so fatte riaccchiappà”. Poi il commento: “So scappate stamattina alle 8, so le 16, so passate otto ore. Che dobbiamo fa? In genere so più furbe, nun se fanno beccà lo stesso giorno, se fanno beccà dopo un pò. Insomma invece oggi è andata così” . A quel punto una minore chiede “scusa fumi?”. E l’operatrice risponde “lo sai che se fumi rimani bassa?”.
Altro allontanamento pianificato è del 6 gennaio 2018. Alle ragazzine viene consigliato di non passare davanti a un operatore, mentre un’altra simula un inseguimento (“je corro appresso va, famme fa sta scenetta va”) . Le fuggitive dimenticano il cellulare nel Centro, quindi devono tornare a riprenderlo. Nelle intercettazioni emerge il disappunto degli operatori (“il telefono…quella dice me lo porti? eh si certo… io s’ho uscita te s’ho corsa appresso…entro…pijo…il telefono e te rincorro appresso n’artra volta…”).
Un altro aspetto riguarda le indicazioni dei mezzi pubblici ai fuggitivi. Come accade il 10 gennaio 2018. Alle 22,45 gli operatori rifiutano di aprire il cancello alle minori (“mi aprite il cancello? Lei non ci riesce a scavalcare per favoooore”) e le invogliano a scavalcarlo (“si impara…e sennò aspetta domani mattina”). La ragazzina chiede “da quale parte mi sono dimenticata devo andare sopra?” , “dipende ndo devi andà” replica l’operatrice. “Dove sta i metro” insiste la minore, che riceve come risposta “la stazione dei treni?” e “devi anda sopra, dove so andati i carabinieri”.
