Due custodie cautelari in carcere, quattordici ai domiciliari, sei obblighi di presentazione alla PG. Intercettazioni, pedinamenti, controlli hanno permesso di scoperchiare quanto accadeva nel Centro di primissima accoglienza per minori non accompagnati di via Maria Annibale di Francia, a Villa Spada. Nell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari, Francesco Patrone, sono stati enunciati i capi di accusa che hanno colpito la Virtus Italia Onlus.
Le indagini sono state coordinate dalla Procura di Roma e dalla Polizia locale e hanno consentito di appurare come i minorenni – compresi in una fascia di età tra i 9 e i 17 anni – venissero indotti ad allontanarsi anche in tarda notte. A volte il cancello veniva lasciato aperto, in altre circostanze dovevano scavalcare. In un caso, un ospite della struttura (un 15enne) è caduto dalla finestra, da una altezza di tre metri, riportando contusioni polmonari guaribili in quindici giorni.
Il centro di Villa Spada, nella teoria, rappresentava un ponte, diciamo così, tra l’arrivo dei ragazzi e il successivo trasferimento in altre strutture. Nella fase di permanenza, gli ospiti dovevano essere identificati e ascoltati, oltre ad avere garantita la tutela della salute.
Il centro era attivo dal 2014, quale unica struttura “deputata in ambito comunale alla tutela e protezione dei minori”. Il servizio è stato affidato dal Comune, mediante bandi, fin qui aggiudicati dalla Virtus Italia Onlus- Consorzio di solidarietà sociale. Nel periodo di indagine, il servizio è stato stipulato nell’aprile 2016 con validità sino al 31 gennaio 2018. Per il periodo 2018-2020, la Virtus Italia Onlus si è aggiudicata nuovamente l’appalto, pari a 2.663.040 euro.
Il procedimento è iniziato da una costola di una diversa indagine, relativa a diversi fermi di numerosi ragazzini rom che erano stati collocati nel Centro di via Annibale Maria di Francia, gestito dalla Virtus Italia Onlus, di cui è rappresentante legale Enrico Sanchi (per lui sono scattate le manette).
Veniva fuori – da fonti giornalistiche – che dopo pochi minuti dall’arrivo nella struttura, otto minorenni si allontanavano, uscendo dal cancello principale “comandato attraverso un pulsante collocato all’interno della sala degli operatori sociali del centro”. Un’apertura che risultava per nulla casuale: l’unica finalità era quella di agevolare l’allontanamento degli ospiti.
Così, su richiesta della Polizia locale al Pm, venivano installate delle telecamere a pochi passi dal cancello di ingresso. Le immagini acquisite hanno perciò fornito elementi utili. Nella fase che ha compreso i giorni 4, 5 e 10 ottobre 2017 è stato notato che una 13enne scavalcava il cancello; due 11enni superavano il cancello aiutandosi con un cassonetto dell’immondizia; un 13enne, un 11enne e un bambino di 9 anni uscivano dal portoncino pedonale; un ragazzino di 9 e uno di 11 anni scavalcavano il cancello; un 13enne, due 12enni e una 13enne evadevano uscendo dal cancello carrabile, “lasciato aperto da ignoti”.
Gli episodi, che si sono susseguiti, erano caratterizzati – si legge nell’ordinanza – “da una palese collaborazione o colpevole acquiescenza da parte degli operatori della struttura di accoglienza, i quali comandavano l’apertura della porta carraia o del passaggio pedonale o non impedivano lo scavalco del muro di cinta o del cancello di ingresso da parte dei minorenni”. In tal modo, favorivano la fuga “in aperta violazione delle proprie funzioni, consistenti nella custodia e sorveglianza dei ragazzi”.
Un’indagine precedente, viene riportato dall’ordinanza, ha determinato il rinvio a giudizio per abbandono di minori e truffa aggravata a Ente pubblico nei confronti del Sanchi, “nella qualità di legale rappresentante della Virtus Italia Onlus, per condotte commesse ai danni di numerosissimi (oltre duemila) minori di anni 14 dal febbraio 2015 al dicembre 2016, lasciati uscire dalla struttura”. Di conseguenza, con un danno “ai danni del Comune di Roma, il quale risultava avere pagato indebitamente, sino al luglio 2017, rette giornaliere per il mantenimento dei minori”. Gli indagati odierni, nonostante il pregresso rinvio a giudizio, non hanno accantonato il proprio modus operandi.
L’ascolto delle intercettazioni, l’analisi delle immagini video hanno dimostrato come gli allontanamenti dei ragazzi erano agevolati dal personale della struttura. Gli stessi operatori, dopo la fuga dei minori, contattavano il commissariato di Polizia, segnalando quanto avvenuto e qualificandosi, con nome e cognome. Non solo: avevano adottato tutta una serie di accorgimenti per scongiurare o rendere più complicato l’eventuale controllo delle forze dell’ordine.
C’è di più. Come è trascritto nell’ordinanza, “gli operatori – dopo l’attività agevolatrice – predispongono ed emettono atti il cui contenuto è ideologicamente falso, redigendo le comunicazioni di ingresso e di allontanamento in cui danno atto dell’allontanamento dei minori, omettendo di precisare che lo stesso è stato predisposto o favorito dagli stessi operatori”.
Per le fughe venivano disegnate anche le tempistiche. In un caso, dove è al centro una ragazzina, viene fatto in modo di far trascorrere un intervallo minimo tra l’ingresso e l’uscita, per rendere quantomeno verosimile l’allontanamento (però aspetta un pochino…perché sei arrivata adesso…). Addirittura la minore dice “da qua come si va alla stazione” , un operatore chiede “quale stazione? Fidene?”, “per andare a Termini” continua la ragazzina. Secca la risposta “esci da qua”. A seguire viene indicato “la terza fermata è Tiburtina”, mentre un altro operatore chiosa “e poi da lì prendi la metro”.
Tra l’altro, risulterebbero gravi indizi di colpevolezza per frode in pubbliche forniture. Con le false attestazioni sugli allontanamenti -“falsamente indicati come non autorizzati” – poi trasmessi al dipartimento Politiche sociali del Comune e “dalle contestuali denunce di scomparsa dei minori trasmesse al Commissariato”, gli indagati “hanno perpetrato condotte palesemente dirette a frodare l’Amministrazione comunale, in ordine alla corretta esecuzione del contratto”. Quest’ultimo, in sintesi, prevedeva che il Centro doveva proteggere il minore. L’ospite, poi, doveva essere identificato, ascoltato, informato dei propri diritti. Non solo: doveva essere garantita la sicurezza da minacce esterne, oltre alla tutela della salute e a riallacciare contatti con la famiglia.
La permanenza nel Centro, pertanto, doveva essere breve: non oltre le 96 ore. Una prima tappa, quindi, di un percorso – ha scritto il gip nell’ordinanza – “di protezione volto a salvaguardare il minore da pericoli di ogni sorta e all’inserimento dello stesso in un circuito che assicuri il rispetto dei suoi diritti fondamentali”.
A fronte dell’erogazione del servizio, l’Amministrazione comunale si è impegnata a corrispondere all’associazione che gestiva il Centro un compenso giornaliero per ogni minore accolto (su un totale di trenta posti) di 118,50 euro con una quota fissa di 84,87 euro e una variabile – per ogni giorno di effettiva presenza del minore nel Centro – di 33,63 euro. L’importo di 84,87 euro era fisso e aveva una cadenza mensile “indipendentemente dalla presenza di ospiti o meno”. La quota giornaliera, quella di 33,63 euro, è elargita solo “in ragione dell’effettiva presenza” di un minore nella struttura, sin dal suo accesso.
Detto ciò – e l’ordinanza lo ha evidenziato – il Centro ha lucrato “non solo la quota fissa, ma anche la quota variabile giornaliera per ciascuno dei minori”, che è stata intascata senza aver fornito alcuna prestazione “che non sia quella di aver aperto il cancello carrabile, di voltarsi dall’altra parte in occasione della fuga dei minori o, talvolta, di fingere una rincorsa del fuggitivo, nella poco riuscita imitazione del bravo operatore”.
Tutti gli indagati – per il gip – devono ritenersi “consapevoli e coinvolti nelle condotte illecite aventi natura seriale, non certo occasionale”. In tal senso, questo è il passaggio di una intercettazione tra un educatore e una operatrice, dove il primo ha affermato: “Uscirà fuori la vera verità..la vera verità è che per due anni ti sei preso i soldi dalle rom, per farle andare via dopo 10 secondi” .
