Caso Vannini, Miroli e Messina: "La corte ha messo fine alle chiacchiere" • Terzo Binario News

Caso Vannini, Miroli e Messina: “La corte ha messo fine alle chiacchiere”

Giu 19, 2018 | Cerveteri, Cronaca, Ladispoli

Riceviamo e pubblichiamo – Le motivazioni rese dalla Corte d’Assise di Roma, a nostro parere, gettano luce su molti degli aspetti che nel corso degli anni sono stati oggetto di una voluta quanto
complice distorsione mediatica, che ha contribuito ad alimentare sentimenti di repulsione e di vendetta nei confronti degli imputati.

La Corte ha messo la parola fine ha molte delle “chiacchiere” allestite dai vari programmi televisivi ed articoli di stampa che si sono occupati della vicenda, spesso, purtroppo, con approssimazione e senza alcuna cognizione di causa. Un esempio su tutti: il ruolo di Martina Ciontoli. L’imputata, come si ricorderà, sulla scorta dell’ormai noto stralcio delle intercettazioni ambientali, per tre anni è stata tacciata di mentire poiché accusata di essere presente in bagno al momento dello sparo.
Al contrario, con argomentazioni fondate su dati scientifici e logici, la Corte ha smentito recisamente tale ipotesi, demolendo l’asserita portata accusatoria dell’intercettazione ambientale; correttamente, infatti, con particolare riguardo alle parole di Martina Ciontoli, è stata fornita una ricostruzione della situazione basata sul forte stato emotivo in cui versava l’imputata, aderendo integralmente, sul punto, alla ricostruzione della difesa. I Giudici, invero, sulla scorta delle inconfutabili prove scientifiche acquisite al patrimonio processuale hanno ben compreso quanto sostenuto fin dall’inizio del dibattimento dagli scriventi e cioè che Martina Ciontoli non poteva essere presente in bagno al momento dello sparo, anche attesa la smisurata differenza di particelle rinvenute sulle sue narici (1) rispetto a quelle ritrovate indosso ad Antonio Ciontoli (12). Prova scientifica che è valsa, inoltre, a dimostrare in maniera del tutto certa, l’assenza in bagno al momento dello sparo anche di Federico Ciontoli e, a maggior ragione di Maria Pezzillo e Viola Giorgini, dando patente di assoluta veridicità a quanto dai medesimi sostenuto e cioè di non aver saputo per gran parte del tempo le reali ragioni dell’occorso, in ragione del racconto non veritiero dell’accaduto fattogli da Antonio Ciontoli.

Altrettanto rispondente alla verità dei fatti ed alla logica, sia processuale che sostanziale, appare l’assoluzione di Viola Giorgini, la cui posizione è stata sufficientemente chiarita nei suoi risvolti di comportamento e di assenza di responsabilità.

Non si condividono, invece, le conclusioni cui sono giunti i Giudici sulla qualificazione giuridica della posizione dei familiari e di Antonio Ciontoli, in solare contrasto con quelli che sono i più recenti orientamenti della Suprema Corte, che, per tale motivo, saranno oggetto di specifica censura.

Infine, non si può non evidenziare la correttezza delle argomentazioni utilizzate dalla Corte per giustificare la concessione delle attenuanti generiche, quali l’effettiva occasionalità ed irripetibilità del tragico occorso, il legame affettivo preesistente con la vittima, l’incensuratezza dei prevenuti e la drammaticità della vicenda che certamente ha colpito anche gli imputati; elementi tutti che, a termine di legge, pacificamente, legittimano la loro attribuzione. Pertanto, è con parziale soddisfazione, che abbiamo preso atto di come la sentenza della Corte di Assise abbia comunque fornito un incoraggiante impulso verso il percorso di verità che questa vicenda merita e che, siamo certi, sarà rivista in grado di appello, in senso ancor più favorevole ai nostri assistiti.

Avv. Pietro Messina
Avv. Andrea Miroli