Rinviata al tre aprile l’udienza preliminare per la morte del giovane Daniele Nica.
Il rinvio è dovuto ad una mancata notifica ad uno dei due imputati.
GLI IMPUTATI
Il tre aprile quindi sfileranno, davanti al Gip Massimo Marasca, Stefano Risi e Adam Galluccio entrambi imputati dell’art. 589 bis comma 1, omicidio stradale: il 30enne di Cerveteri, Stefano Risi, che la fatale sera guidava la sua Mercedes classe B di colore nero che ha investito Daniele, e Adam Galluccio, 22enne di Ladispoli che quella sera conduceva la Fiat Panda di colore rosso lasciata in sosta sull’Aurelia dalla quale era sceso Daniele.
Ad entrambi gli imputati la Procura ha riconosciuto la colpa consistita in «negligenza, imprudenza e imperizia, nonché nell’inosservanza delle norme di circolazione stradale».
Secondo l’accusa, Risi non avrebbe «regolato la velocità del veicolo con riguardo alle caratteristiche dello stesso e della strada, scarsamente illuminata e notoriamente frequentata, in quel tratto, per via della presenza nella vicinanze di un noto locale pubblico, e per non aver mantenuto un’andatura che consentisse di compiere tutte le manovre necessarie per evitare pericoli per la sicurezza delle persone», di qui l’investimento di Daniele e il decesso in conseguenza delle gravi lesioni riportate; mentre Galluccio, sempre secondo l’accusa, «per aver oltrepassato le strisce longitudinali continue e aver sostato sulla banchina in prossimità della striscia continua che delimita la carreggiata, al fine di consentire al Nica di scendere dall’autovettura, in tal modo poneva in essere le condizioni perché il medesimo venisse investito dal Risi».
L’INCIDENTE
Un incidente che si poteva evitare e che la famiglia non ci sta a derubricare come una fatalità. Sono tanti infatti gli elementi che non tornano e per i quali sembra che la magistratura abbia deciso di volerci vedere chiaro.
Daniele Nica la sera dell’incidente era appena tornato dal lavoro. Il giovane, che frequentava l’istituto alberghiero, durante l’estate svolgeva saltuariamente dei lavori di servizio sala. Un’attività che gli consentiva di coltivare e perfezionare la sua passione, che lo aveva portato a scegliere quell’indirizzo scolastico.
I genitori di Daniele, Marco e Katia, seguivano molto il loro figlio e per questo partecipavano con amore anche alle sue passioni ed interessi. Sono stati proprio loro nel pomeriggio di venerdì ad accompagnarlo ad Anguillara al lavoro. Lì avrebbero affidato Daniele e, come sempre, aspettato di sapere quando era il momento di riprenderlo o semmai affidarlo a qualcuno di fiducia che lo accompagnasse a casa. Quella sera Marco e Katia aspettavano infatti una notifica da Daniele, o da chi doveva seguirlo in quanto minore. Ma i genitori quella notte non hanno avuto notizie se non quella tragica della sua morte.
L’orario dell’incidente, che sarebbe avvenuto intorno alle 2, si colloca in un arco temporale nel quale Marco e Katia pensavano ancora che loro figlio fosse ad Anguillara. Cosa è successo quindi? Perché non sono stati avvisati che Daniele sarebbe tornato con dei colleghi?
Daniele sarebbe dovuto ritornare a casa ed invece l’auto che lo ha accompagnato, ad insaputa di Marco e Katia, si è diretta al Pinar, sull’Aurelia. Del fatto Daniele non sarebbe riuscito ad avvisare i genitori forse perché aveva perso il telefono. Proprio la ricerca del telefono avrebbe intrattenuto Daniele nei pressi della Panda di colore rosso.
I giovani avevano parcheggiato l’auto fuori dalla carreggiata, dove nessuna macchina sarebbe dovuta passare. Ed invece un’auto che sopraggiungeva, per cause del tutto anomale, è finita con le ruote fuori dalla carreggiata colpendo Daniele che era dentro. Perché quell’auto guidata da un giovane di Cerveteri, risultato tra l’altro negativo all’alcool test, è andata fuori strada sembra senza lasciare segni di frenata e a velocità non particolarmente sostenuta in un tratto di rettilineo? E’ questa forse la domanda alla quale la magistratura vuole dare una risposta.
LA FAMIGLIA
Non sarebbe secondo Marco e Katia una fatalità quella che ha strappato loro Daniele, ragazzo assennato e che aveva con loro un rapporto molto affiatato. Daniele era un ragazzo che informava i suoi genitori di ogni spostamento e non avrebbe avuto motivo di andare senza preavviso al Pinar. Ci sarebbero quindi una serie di responsabilità da appurare per dare una spiegazione a quanto avvenuto quella sera.
Restano in attesa di risposta alcune domande. Perché Daniele sarebbe stato affidato a dei colleghi senza avvisare la famiglia? Perché quell’auto è finita fuori strada colpendo Daniele, considerando che il conducente non era in condizioni di alterazione?
