24042017Headline:

Omicidio Vannini, parla il criminologo Saladini: “Indispensabile lo stub alle mani”

marco-vanniniMolti sono i dettagli legati alla vicenda Vannini che continuano a destare dubbi tra i familiari di Marco.
Primo tra tutti: il ragazzo, se i soccorsi fossero stati allertati correttamente ed in tempo, si sarebbe potuto salvare? Nei giorni successivi all’omicidio, il dottor Piaggio, consulente di parte della Famiglia Vannini, dichiarò che Marco aveva resistito fino a due ore dopo lo sparo e pertanto avrebbe avuto molte possibilità di essere salvato se portato ad un vicino ospedale.
E dello stesso parere del dottor Piaggio sembrerebbero essere altre persone.

Molti tasselli che apparentemente, in una fase preliminare, non combaciano. Ad esprimersi in merito alla vicenda, meramente basandosi sulle notizie e dichiarazioni apparse sugli organi di stampa, è il criminolo Gino Saladini.
Sullo stub il criminologo è molto chiaro nel dire le uniche risposte certe le può dare lo stub alle mani che rileva la presenza di particelle metalliche sulla cute dei soggetti.

«La presenza di polvere da sparo nelle narici – dichiara Saladini – è solo indicativa e molto spesso le tesi che si basavano su questo fatto sono state smontate in sede processuale».
«E’ fondamentale che gli inquirenti abbiano effettuato lo stub sulle mani, ossia con una calamita abbiano prelevato degli aghi di metallo tra il pollice e l’indice, non solo del signor Ciontoli che si è auto accusato di aver accidentalmente sparato a Marco, ma di tutti i presenti quella sera.
Mi auguro che ciò sia stato fatto poco dopo il fatto. Se lo stub alle mani fosse stato omesso, si tratterebbe di una mancanza inescusabile da parte degli inquirenti».

Per il criminologo è inoltre di fondamentale importanza verificare se la traiettoria del proiettile è compatibile con quanto dichiarato dal Ciontoli. «A mio parere – dichiara il criminologo – le circostanze sono abbastanza inusuali, però potrebbero essere confermate dalla perizie balistica e autoptiche».

«Quello che è importante è il parere dell’equippe cardiologica – dichiara Saladini – perchè ciò che va verificato è la possibilità di sopravvivenza del soggetto qualora si fosse intervenuti in tempo.
Di certo, se verrà confermato che il ragazzo si sarebbe potuto salvare, come ha affermato il dottor Piaggio, sarà un gravissimo macigno su chi ha sparato. Se c’è stata omissione dei soccorsi, è un macigno che potrebbe gravare su tutti i presenti quella sera».

Molti dubbi sono espressi dal criminologo anche in merito alla conservazione delle armi da parte del Ciontoli. Per Saladini due pistole non possono essere conservate in una scarpiera in un bagno, un luogo accessibile a tutti, bensì in un posto a cui possono avere accesso solamente il proprietario o persone in possesso del porto d’armi. Una conservazione in un ambiente come il bagno, viene inoltre specificato dal criminologo, potrebbe compromettere il funzionamento dell’arma proprio in virtù del fatto che un tale ambiente è soggetto a variazioni di temperatura e di umidità.
Saladini non esclude inoltre l’accidentalità del fatto, in quanto nella storia sono state molte le persone uccise da un colpo partito per sbaglio mentre si puliva un’arma ma specifica che «un colpo per partire necessita della presenza di un colpo in canna e deve essere tirato il cane».
Il criminilogo è comunque molto critico circa il comportamento delle persone nei riguardi del signor Ciontoli.

Per Saladini, in una fase del genere, è «impensabile che alcune persone si permettano di andare sotto casa della famiglia Ciontoli con atteggiamenti minatori». Circostanza che, come dichiarato dal legale della difesa, l’avvocato Andrea Miroli, ha spinto la famiglia Ciontoli a tornare nel proprio paese di origine.

Si continua ad attendere quindi la deposizione di tutte le perizie e soprattutto dell’autopsia per cercare di capire cosa è accaduto realmente quella sera nella villetta Ciontoli a Ladispoli. Risultati che forse riusciranno a dare verità e giustizia alla famiglia Vannini che ,a distanza di ormai quattro mesi dalla mote di Marco, continuano incessantemente ad appellarsi alla giustizia, circondati ovunque dall’affetto di amici e persone da tutta Italia.

18 settembre 2015 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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