US Big Brother is watching us. Lo scandalo Datagate, l’ipocrisia della Germania e l’immobilismo europeo - Terzo Binario News

“Ma tutto era a posto adesso, tutto era a posto, la lotta era finita. Era riuscito a trionfare su se stesso. Ora amava il Grande Fratello”. Con questa immagine si conclude il romanzo capolavoro di George Orwell, “1984”. Il protagonista, Winston, era, ormai, succube anch’egli del “Partito” e del Grande Fratello che controllava ogni cosa. Uno scenario fantapolitico, quello orwelliano, che però oggi potrebbe nascondere briciole di verità dopo le rivelazioni di Edward Snowden sull’attività di spionaggio portata avanti dalla Nsa statunitense. Decine di milioni di individui in tutto il mondo intercettati, una fitta e capillare rete di spionaggio che oggi fa indignare Europa e America Latina.

Questo immenso sistema di raccolta dati serviva, parola di Keith Alexander (capo della Nsa) e James Clapper (direttore dei servizi d’informazione USA), per portare avanti il lavoro di protezione e difesa del loro paese. Dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001, la politica dell’amministrazione Bush jr. ha inaugurato la colossale “lotta mondiale al terrorismo” che, nella più machiavellica concezione della Ragion di Stato, ha comportato l’utilizzo di ogni mezzo a disposizione per condurre la guerra in nome della difesa del popolo americano. Ingenti risorse economiche sono state destinate alla stessa Agenzia Nazionale di Sicurezza che ha avuto a disposizione budget compresi tra i 40 e i 50 miliardi di dollari l’anno. Una rete di spionaggio internazionale con almeno diciannove basi dislocate in altrettante città europee e affidate ad una speciale unità, la Scs (Special collection service), con la possibilità di sorvegliare i governi nazionali attraverso intercettazioni delle comunicazioni telefoniche e via web.

Le giustificazioni arrivate dalla “Casa Bianca”, che si è affrettata a dichiarare “così fan tutti”, non sembrano bastare ai Partners Europei, tra i quali serpeggia una sempre maggiore diffidenza verso lo storico alleato d’oltreoceano. Misure di controllo e spionaggio era possibile aspettarsele da Russia o Cina, non certo dagli Stati Uniti. Va detto che però tra alcuni paesi europei, Germania in primis, è riscontrabile una certa dose di ipocrisia. La cancelliera tedesca Angela Merkel era, da mesi ormai, a conoscenza del fatto che la Nsa spiava i suoi concittadini ma non ha mai preso una posizione dura nei confronti dell’operazione dell’Agenzia statunitense. Anzi, a metà agosto dal suo entourage emergevano dichiarazioni intente a ridimensionare la portata dello scandalo. Quando però un’inchiesta del quotidiano tedesco “Der Spiegel” ha portato alla luce il fatto che Nsa e Cia, direttamente dall’ambasciata Usa di Berlino, tenevano sotto controllo, da ben dieci anni, anche il cellulare della leader della CDU, la posizione della cancelliera è decisamente cambiata. In Germania sono attive due basi della Scs, una a Berlino e l’altra a Francoforte dove il personale, che gode dei privilegi e delle immunità diplomatiche, può portare avanti la propria missione di spionaggio.

Lo scorso 23 ottobre la Merkel si è affrettata a chiamare direttamente Barack Obama per chiedere delucidazioni, mentre il Ministro degli Esteri Guido Westerwelle convocava l’ambasciatore statunitense John Emerson. I rapporti tra USA e Germania hanno subito un raffreddamento improvviso e ricostruire il rapporto di fiducia sarà un compito arduo nel breve periodo, anche se è lecito aspettarsi che fra qualche mese il Datagate sarà riposto nel dimenticatoio, sia a Berlino che a Parigi. La Nsa, attraverso il programma di sorveglianza elettronica cyberwarfare e Signal Intelligence, Prism, può avere accesso diretto ai dati di aziende informatiche come Facebook, Google, Microsoft, Apple. Proprio Google ha ammesso che le richieste dati del Governo Usa, tramite agenzie federali ed enti giudiziari ed investigativi, sono triplicate negli ultimi tre anni.

Da tempo gli Usa stanno cercando di difendere e rafforzare il loro dominio sulla cosiddetta “quinta dimensione”, quella cibernetica, attraverso l’uso dello smart power, in un mondo che si appresta a tornare, sempre più, alla politica di potenza. In quest’ottica per il Governo statunitense è fondamentale avere il pieno controllo sulla Rete Internet, perché questo garantisce la possibilità di sorvegliare ed ottenere una mole immensa di dati e informazioni su milioni di individui, compresi capi di Stato e alti funzionari. La palla passa ora ad Obama che dovrà sapersi districare in una intricata e complicata vicenda che rischia di consegnarlo alla storia come il “Presidente che spiava il mondo”. Le strade che si aprono ora sono due: sapeva Obama dell’attività di spionaggio della Nsa, oppure l’Agenzia ha agito senza far riferimento a Washington?

In entrambi i casi le responsabilità del Capo di Stato Usa sarebbero rilevanti. Nel primo caso dimostrerebbe di non fidarsi dei suoi alleati europei mostrandosi indeciso e impreparato nella gestione della politica estera; nel secondo verrebbe a galla l’incapacità di Obama nel controllare i propri servizi segreti, lasciando loro un ampio potere discrezionale nel portare avanti le proprie attività, più e meno lecite. Ma potrebbero essere proprio quelli che oggi si mostrano indignati, Merkel e Hollande in primis, a salvare Barack Obama, perché nessuna delle due potenze continentali può fare a meno, oggi, dell’alleato statunitense. D’altronde noi europei abbiamo dimostrato in più occasioni di poter perdonare, con una certa dose di passività, gli errori statunitensi. L’Unione Europea, infine, non ha dato prova di coesione neanche questa volta, mostrando che l’avvento di una Politica Estera e di Sicurezza comune, uno dei pilastri del Trattato di Maastricht, è ancora lontana dalla possibilità di poter vedere concretamente la luce.

Pubblicato lunedì, 18 Novembre 2013 @ 17:09:13     © RIPRODUZIONE RISERVATA