Sangue e piombo: la lotta dei clan da Acilia a Dragona per l'egemonia sulla 'Via del Mare' dello spaccio - Terzo Binario News

di Claudio Bellumori

L’egemonia sulla ‘Via del Mare’ dello spaccio a colpi di pistola e aggressioni, per occupare gli spazi di potere lasciati liberi dopo gli arresti dei Fasciani e degli Spada. Intorno la paura e l’omertà. Al centro la lotta senza quartiere da Acilia a Dragona tra i clan facenti capo alle famiglie dei Sanguedolce e Costagliola. Nella mattinata di martedì 14 maggio è scattata l’operazione di Polizia Giudiziaria sul litorale romano, che ha toccato pure i territori di Ostia e Dragoncello. Un blitz volto a scardinare, attraverso l’arresto dei loro capi, le due organizzazioni criminali che da tempo si stavano fronteggiando per la supremazia sul territorio, soprattutto nel settore dello spaccio di sostanze stupefacenti.

Sei le persone in manette, due i destinatari di avviso di garanzia e contestuale decreto di perquisizione. I fatti contestati, a vario titolo, vanno dalle lesioni personali, al sequestro di persona fino ad arrivare al tentato omicidio. Quest’ultimo episodio – datato 7 giugno 2018 – ha rappresentato la punta dell’iceberg del conflitto.

In quell’occasione – nel giro di 40 minuti – c’è stato un vero e proprio botta e risposta tra i due gruppi. Tutto è cominciato a Dragoncello, quando l’orologio segnava le 20, davanti al bar Grease di D.C., romano di 31 anni, arrestato dalla Squadra Mobile nell’ottobre del 2018 perché trovato in possesso di 600 chili di hashish – in un magazzino tra Ostia e Dragona – pronto per essere spacciato.

C’era ancora luce all’esterno, le finestre dei palazzi erano aperte. Due esponenti dei Sanguedolce, insieme a V.A., si sono scagliati contro G.T., che è stato colpito al volto con diversi pugni. Nonostante ciò, è riuscito ad alzarsi e a scappare verso il bar. In quell’occasione, un Sanguedolce ha premuto il grilletto della pistola presa nell’autovettura ma l’arma si è inceppata.

Poco dopo, a seguito delle telefonate di G.T, sono arrivati i Costagliola insieme a M.M.: proprio un Costagliola, pistola alla mano, si è portato al centro del piazzale e ha esploso un colpo in aria.

Dieci minuti più tardi, il sodalizio Costagliola è ritornato davanti al bar. Uno di loro, non avendo trovato i Sanguedolce o cercando di sapere dove potessero trovarsi, ha aggredito V.A. verbalmente e fisicamente. V.A. ha tentato di nascondersi in un ristorante-pizzeria vicino al bar ma è stato raggiunto dal gruppo, che lo ha picchiato anche all’interno del locale. Non contenti, lo hanno trascinano fuori, tenendolo sotto sequestro per qualche minuto in una delle loro autovetture e proseguendo con il brutale pestaggio. Infine, lo hanno fatto uscire: dopo averlo scaraventato a terra ed ulteriormente percosso, se ne sono andati.

Ma non è finita qui. Il 6 settembre 2018un amico di un Sanguedolce è stato sequestrato dai Costagliola, al fine di farsi rivelare dove si trovasse quest’ultimo. Sotto la minaccia di una pistola, è stato costretto a condurre il gruppo in una nuova ed ignota abitazione del Sanguedolce, trasferitosi a Fiumicino proprio per porsi al riparo da eventuali ritorsioni nei suoi confronti. Non riuscendo a rintracciarlo, hanno costretto il malcapitato a effettuare una telefonata esca al Sanguedolce per fissare un appuntamento al Cineland di Ostia, dove si trovava per festeggiare il compleanno del figlio di suoi amici, i Fusinato, pregiudicati locali.

Arrivati sul posto, i Costagliola, dopo aver bucato le gomme della macchina del Sanguedolce, sono entrati all’interno del complesso, dirigendosi verso l’uomo il quale, vedendoli, si è nascosto nei bagni del cinema, sfuggendo agli aggressori armati solo grazie all’intervento della madre e della zia, che si erano frapposte tra lui e gli assalitori, avendo capito quello che stava per accadere. Ai Costagliola non è restato che andarsene.   

Il lavoro degli investigatori, in questo quadro, è stato complesso. Le riprese delle telecamere, le intercettazioni telefoniche degli indagati e quelle ambientali collocate presso il bar Grease, l’analisi del traffico telefonico, gli accertamenti hanno consentito di ricostruire i fatti contestati agli indagati.

Gli episodi sono avvenuti in una piazza attorniata da diversi palazzi e sono durati per quasi un’ora, con colpi di arma da fuoco esplosi: nessuno ha sporto denuncia. Questo per far comprendere “il clima di omertà imposto dal terrore che le due organizzazioni criminali autoctone incutevano, in conseguenza del livello di pericolosità e della autorevolezza che i loro componenti avevano raggiunto nell’ambiente in cui sfrontatamente ormai operavano”.

All’accertamento dei fatti è stato possibile arrivare grazie all’attività investigativa della Squadra Mobile romana, coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia, utilizzando le immagini registrate dalle telecamere da tempo installate nelle piazze e dalle conversazioni ambientali captate.

Il desiderio di sopraffare l’avversario come obiettivo: entrambe le fazioni hanno voluto dimostrare la loro forza, utilizzando armi su una pubblica via e sparando volutamente per uccidere, esplodendo colpi in aria, sequestrando una persona all’interno di un’autovettura, “senza curarsi della presenza di persone, anche minori, che erano presenti nelle vicinanze”.

Gli investigatori, inoltre, hanno evidenziato come “l’omertà dei soggetti coinvolti nei vari episodi raccontati, alcuni dei quali sentiti a verbale nelle varie fasi investigative posteriori, dimostri lo spessore criminale dei medesimi, che sono soliti non collaborare con le forze dell’ordine ritenendo di doversi occupare personalmente dei regolamenti di conti in sospeso”.

Insomma, le indagini hanno posto l’accento sulla pericolosità dei due gruppi criminali. Da una parte quello dei Sanguedolce, legati anche a vincoli di parentela col noto pregiudicato Marco Esposito, detto Barboncino, il quale, dopo l’Operazione Eclissi, che ha portato a sgominare il clan Spada, con l’esecuzione di 32 misure cautelari nel 2018, controllava più piazze di spaccio a Ostia Lido nel vuoto creatosi per gli arresti effettuati, prima del suo recente arresto. Dall’altro quello dei Costagliola, conosciuti come “i napoletani di Acilia”; il cui fratello del capo famiglia è stato vicino alla Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo, già in contrasto con la Nuova Famiglia di Carmine Alfieri.

Tutti i soggetti indagati o in qualche modo partecipi agli eventi descritti, hanno precedenti, che vanno dal traffico internazionale e dallo spaccio di sostanze stupefacenti al sequestro di persona, dalle rapine alla ricettazione, dal porto abusivo di armi da sparo ai furti, dalle lesioni personali alle minacce, dalle risse al porto di oggetti atti ad offendere.

Pubblicato martedì, 14 Maggio 2019 @ 15:24:40     © RIPRODUZIONE RISERVATA