Rumeno alla Melone, Rossetti (CasaPound) punta il dito contro il lavoro di insegnanti, dirigenti e operatori scolastici - Terzo Binario News

Riceviamo e pubblichiamo – “In merito ai corsi obbligatori di lingua romena nelle nostre scuole pubbliche, forse è il caso di ribadire la nostra posizione, ovverosia sempre dalla parte degli italiani e a tutela delle nostre radici.
Forse è arrivato il momento di dare noi cittadini qualche voto alle scuole italiane, dove si dovrebbero formare i nostri figli.

Forse i dirigenti, gli insegnanti, tutti gli operatori scolastici dovrebbero mettere i piedi per terra e considerare il ruolo che svolgono nella formazione, non solo didattica, dei giovanissimi che si vedono affidati.
Chi ha modo di confrontarsi con i nostri ragazzi si rende conto del dramma al quale ci stiamo purtroppo abituando: parliamoci chiaro, molti di loro non distano troppo dall’analfabetismo, e non per colpa loro.
Dell’insegnamento ad esempio della storia non parliamo proprio, interi buchi nei programmi, superficialità nell’analisi, che sfocia nella più totale confusione, non solo delle epoche storiche, ma di intere ere geologiche!
Parlando di Giustiniano con un ragazzo della scuola superiore mi disse di sapere che era uno storico dell’800, fate vobis!

Poi se vogliamo vedere come parlano e scrivono in italiano viene da mettersi le mani nei capelli (chi può, ovviamente): ci pensiamo che in esami di abilitazione professionale, di persone che hanno finito un intero ciclo di studi quindi, ci sono spesso bocciature per errori sintattici, ortografici e grammaticali?
Ci pensiamo che, quando i nostri ragazzi scrivono, abbreviano parole intere con solo consonanti? Neanche fossero giovani babilonesi?

Sono arrivati ragazzi dalle medie al primo liceo classico che alla domanda “volgi in forma passiva la frase ‘Io mangio la mela’ ” hanno risposto “la mela mangia me, e parlo proprio di Ladispoli, nello specifico.
Nessuno ignora le problematiche di budget, di organico e di organizzazione, ma credo gli sforzi dovrebbero essere diretti a migliorare le materie che incideranno maggiormente sulla formazione e sulla vita dei ragazzi, non creare corsi obbligatori di uno stampo che potrebbe apparire ideologico, di questo o quel dirigente scolastico.
Mi si dirà che non è così, che è una questione generale di cultura, il Preside Agresti già anni fa mi rispose così in una discussione pubblica su Twitter, e io a queste obiezioni rispondo come risposi allora: la cultura va bene tutta, è chiaro, ma siamo italiani, siamo la più risalente cultura sul globo ad ogni livello, ed i nostri giovani ignorano quasi interamente questa cultura, forse è nostra responsabilità profondere ogni sforzo per insegnare per bene la Nostra cultura!

Il fatto che sia la “Nostra” cultura deve tornare ad essere un valore aggiunto, non un’onta o un elemento di disinteresse.

Se a qualche dirigente scolastico avanzano tempo e soldi, anche se ne dubito visto che spesso si studia addirittura in edifici pericolanti, li impieghi se ritiene per corsi di approfondimento storico, o fondamenti di latino, o in qualsiasi altro aspetto della nostra, stupenda, incredibile, sconfinata cultura.

Venendo specificamente al Preside Agresti, vorrei fargli notare che proprio dalle sue parole si evince l’intoppo, quando dice che è stato premiato in Romania e criticato in Italia: ecco, appunto, qua sta la conferma che dovrebbe far capire, anche a lui medesimo, che non sta facendo gli interessi degli studenti italiani, bensì dei romeni..se non fosse che lo sta facendo in una scuola pubblica italiana, con i soldi e ili futuro dei contribuenti italiani!
Tralascio poi l’accusa di ignoranza che Agresti ha mosso verso tutti i genitori che non sono d’accordo con questa scelta, e anche quella che addita il ragazzo italiano che “non lascerà mai il suo appartamento”..e la tralascio perché non intendo scendere dal piano della pacifica riflessione: tuttavia ritengo che chi usa tali concetti-chiavistello abbia ben poco da dire e soprattutto ben poca democrazia da insegnare.

Quanto infine alle critiche che ha ricevuto, e che continuerà a ricevere, esse sono quelle dei genitori dei bambini che gli sono affidati e sono sacrosante, anzi me ne farei senza tema portavoce personalmente, perché quelle critiche derivano dalla decisione di obbligare i loro figli a studiare una lingua di nessuna utilità internazionale, di una popolazione crescente sul nostro territorio, che non sempre pare entusiasta di particolari integrazioni e che tiene alle proprie origini più di quanto molti italiani tengano alle proprie purtroppo, una popolazione che dovrebbe impegnarsi lei a studiare la nostra lingua, non il contrario. E dirò di più, anche se i corsi non fossero obbligatori, non sarebbero lo stesso opportuni, perché è una “distrazione” (in senso ovviamente atecnico) di fondi pubblici, pagati da quegli stessi genitori che criticano e giustamente si ribellano: se ne faccia una ragione, Preside Agresti, lei dirige una scuola pubblica, Pubblica(!), non una associazione ideologica o di categoria, non spettano a lei direzioni di politica sociale e di pseudo-integrazione.
E poi guardi non se ne faccia un cruccio, grazie alle scellerate politiche contemporanee, i nostri ragazzi, a Ladispoli, il romeno lo sentono tutto il giorno per strada, lasci che almeno a scuola studino l’italiano!”.

Avv. Francesco Rossetti – Resp.CasaPound Italia Ladispoli

Pubblicato mercoledì, 12 settembre 2018 @ 13:14:22     © RIPRODUZIONE RISERVATA