Psicologo: ecco quando e perché andare - Terzo Binario News

Andare dallo psicologo non deve essere un tabù. A spiegarlo è lo psicologo di Viterbo Andrea Clementi che spiega come spesso l’essere seguiti da uno psicologo o psicoterapeuta è erroneamente considerato motivo di vergogna. Un tabù secondo il Dott. Andrea Clementi che va sfatato.

COSA SIGNIFICA ANDARE DALLO PSICOLOGO

“Io vado dallo psicologo”. Sembra un’affermazione da poco, una sorta di coming out semplice, ma per molte persone il confidare a qualcuno che nel corso della vita è stato per loro necessario intraprendere un percorso di psicoterapia è ancora difficile.
“Colpa” di uno stigma sociale che, sebbene diminuito nel corso degli anni, continua a circolare e far etichettare come “matto” chi ha bisogno di supporto psicologico.Questo lato della propria vita spesso rimane privato e nascosto. Specialmente tra gli over 50. I giovani hanno un approccio più disteso con la psicoterapia.

I problemi principali per cui uomini e donne si recano dallo psicologo sono ansia, attacchi di panico, depressione. Una vasta gamma di disturbi che vanno curati, ma che spesso vengono trascurati.

PERCHE’ E’ DIFFICILE CHIEDERE AIUTO ALLO PSICOLOGO

La capacità di ammettere a sé stesso di aver bisogno di aiuto e chiedere aiuto all’altro (e al professionista), varia a seconda della qualità della coscienza e consapevolezza, in relazione al tipo di rapporto che ha la persona con il mondo e alla sua memoria autobiografica (pregiudizio e stigmatizzazione del disagio nell’ambiente culturale e familiare). Nella storia di apprendimento della persona, le esperienze relative al tipo di relazione avuta con le figure di attaccamento principali (i genitori) e con le persone considerate importanti nella sua vita, possono influenzare in maniera significativa la qualità della coscienza e la capacità di saper chiedere aiuto all’altro.

QUANDO UN PERCORSO TERAPEUTICO DALLO PSICOLOGO PUO’ ESSERE CONSIDERATO EFFICACE?

Affinché un percorso psicoterapeutico abbia un esito positivo e influenzi positivamente la qualità di vita delle persone, è opportuno che lo psicoterapeuta insieme al paziente, siano coinvolti in una dinamica cooperativa e paritetica. In questo modo il paziente riesce a focalizzare l’attenzione sulle capacità di aiuto (sé) e sulla richiesta di aiuto (altro), considerato come una risorsa piuttosto che una minaccia. Può talvolta accadere invece che quando la persona sperimenta un forte stato di sofferenza, riscontri la difficoltà ad accedere a informazioni al “sé vulnerabile”, lasciando spazio al “sé non vulnerabile e onnipotente”, e compromettendo in questo modo la capacità di chiedere aiuto.

E’ VERO CHE LE PERSONE CHE SOFFRONO DI PIU’ NON SONO CONSAPEVOLI DELLA LORO CONDIZIONE PSICOPATOLOGICA?

Il basso livello di coscienza e consapevolezza indica una ridotta riflessività sui propri stati mentali e aumento dei comportamenti automatici di ostilità ed egocentrismo, aggressività e passività. Infatti è plausibile sostenere la correlazione tra la gravità del quadro psicopatologico e alterazione della coscienza, deficit cooperativo e difficoltà a chiedere aiuto.

QUALI SONO I TEMPI DI UN PERCORSO TERAPEUTICO SEGUITI DA UNO PSICOLOGO

I tempi del processo terapeutico sono influenzati da innumerevoli variabili del terapeuta e del paziente come per esempio gli stili di attaccamento reciproci (storia familiare e rapporto con le figure genitoriali), l’approccio terapeutico, variabili ambientali, qualità dell’alleanza terapeutica ecc. Fornire gli strumenti necessari per rendere il paziente autonomo e non dipendente dal terapeuta è un passaggio fondamentale per ridurre i tempi del percorso terapeutico. Nella mia esperienza psicoterapeutica, utilizzando l’approccio cognitivo comportamentale, già nei primi tre mesi di psicoterapia (12 sedute), possono frequentemente essere riscontrati miglioramenti nella qualità di vita del paziente, riducendo notevolmente l’intensità e la frequenza della sintomatologia. Un percorso di durata superiore ai sei mesi, può consolidare e fortificare i cambiamenti e i miglioramenti del paziente, approfondendo le cause relazionali e dimensionali dei processi mentali disfunzionali che hanno portato l’individuo a sviluppare un disturbo emotivo e psicologico. Andare dallo psicologo del resto è sempre più semplice. Di recente il supporto psicologico inizia a comparire anche in contesti come le farmacie.

Il dott. Andrea Clementi è Psicologo di Viterbo e riceve per appuntamento. Per ulteriori informazioni 329 291 7882.

Pubblicato martedì, 7 Novembre 2017 @ 10:47:27     © RIPRODUZIONE RISERVATA