Lo racconta Repubblica.it, mamma Marina: “Quello che fa lei mi lascia indifferente, so solo che per loro il fine pena ci sarà mentre per me e Valerio no”; nel frattempo la 27enne è sparita dall’Ordine degli Infermieri

da Repubblica.it – “Fanno tenerezza. Si vogliono bene”. Sono emozionate le detenute di Rebibbia quando parlano di Martina Ciontoli e del suo nuovo fidanzato.

Sembrano lontani i tempi in cui, appena entrata nel carcere romano, la 27enne di Ladispoli veniva descritta come disperata e fortemente dimagrita.

La ragazza, condannata in via definitiva per la morte di Marco Vannini e priva della libertà da un anno e mezzo, ha ripreso a studiare, lavora e mantiene un rapporto intenso con il giovane a cui si è legata dopo la morte di Marco.

Il carcere è diventata la nuova casa dell’infermiera che e a poca distanza da lei si trova tutta la sua famiglia. Il Dap a quanto pare ha ritenuto opportuno non separare i Ciontoli.

Martina, esile e proveniente da un mondo lontano da quello del crimine di strada, è coccolata dalle compagne di cella. Va spesso a trovarla il nuovo fidanzato, con cui trascorre dei momenti tra un bacio e una lacrima, sta portando avanti gli studi universitari, con tanto di tutor, e lavora nel laboratorio messo su dalla Linkem, operatore di telecomunicazioni nel settore della banda ultralarga wireless, impegnandosi nella rigenerazione degli apparati terminali di rete installati presso le case degli utenti.

Più dura la vita per la madre Maria Pezzillo, che lavora nella gestione del cibo e delle bevande e che si trova in un altro reparto, nella zona di quello definito “cellulare”, a qualche decina di metri dall’orchidea”. A dividere mamma e figlia c’è un corridoio e più volte le due si incontrano”.

Questo quanto scrive Clemente Pistilli sul quotidiano Gedi. Naturalmente dopo l’uscita dell’articolo, l’attenzione si è spostata su Marina Conte e Valerio e sull’effetto che il racconto dal carcere può avere avuto su di loro.

“Al netto di qualche perplessità sulla dinamica carceraria raccontata – spiegano Marina e Valerio Vannini – quello che Martina e la madre stanno vivendo in carcere non mi riguarda, non è affar mio. Noi volevamo soltanto che venisse riconosciuto il fatto che il loro comportamento ha causato la morte di Marco e che poteva salvarsi. Stanno pagando per questo”.

Poi l’aspetto personale: “Io e Valerio siamo consapevoli del fatto che loro un giorno usciranno dal carcere e ricominceranno a vivere. Magari questo tempo dietro le sbarre potrà servire a tutti e quattro per riflettere sull’accaduto diventando persone migliori. Solo per noi è scritto il fine-pena-mai perché nessuno ci restituirà Marco”.

In un altro articolo apparso su TgCom 24 sembra quasi che abbiamo ricevuto dai Ciontoli i 400mila di indennizzo stabilito dalla Cassazione: “Quella somma – precisa Marina – ci è stata riconosciuta come liquidazione provvisoria ma non ci è stata corrisposta”. L’avvocato dei Vannini Celestino Gnazi aveva scoperto alcune manovre, come la mossa di Maria Pezzillo di trasferire a suo padre un immobile a Caserta, che secondo la parte civile probabilmente erano volte ad “alleggerire” il patrimonio.

Infine, attraverso una ricerca sul sito dell’Ordine degli Infermieri il nome di Martina Ciontoli fino a poche settimane fa appariva regolarmente con iscrizione e data di nascita, ora non c’è più nulla. Possibile che nel frattempo, a seguito della sentenza definitiva emessa dalla Cassazione, per lei sia scattata la radiazione d’ufficio.

Pubblicato giovedì, 6 Ottobre 2022 @ 15:00:35     © RIPRODUZIONE RISERVATA