Omicidio Marco Vannini: l'Italia pronta a ricordare 4 anni della sua morte - Terzo Binario News

L’Italia intera è pronta a commemorare la morte di Marco Vannini a distanza di 4 anni.

Venerdì 17 maggio, infatti, saranno esattamente 4 anni dalla tragica sera in cui il giovane Marco morì con un colpo di arma da fuoco.

LA TRAGEDIA

E’ il 17 maggio 2015. Marco Vannini si trova a casa della fidanzata Martina Ciontoli a Ladispoli. Stanno insieme da tre anni. Intorno alle 23 i vicini sentono delle urla: “Vedi, papà? Vedi?”. Poi un ragazzo che si lamenta con una voce disumana: “Scusa Martina”.

In casa ci sono sei persone: oltre a Marco, Antonio Ciontoli, la moglie Maria, i figli Martina e Federico e la fidanzata di quest’ultimo, Viola Giorgini. E’ una famiglia come tutte le altre: i figli che studiano, il padre con un buon lavoro, la villetta, la macchina di grossa cilindrata. Tutti e cinque hanno giurato che Vannini si stava facendo un bagno nella vasca ed era nudo quando nella stanza è entrato Antonio con una pistola. Voleva mostrare l’arma al fidanzato della figlia, giura che fosse scarica, invece “per scherzo” ha premuto il grilletto. Erano le 23 e 20.

LE CHIAMATE AL 118

Federico Ciontoli, coetaneo di Marco, è il primo a chiamare il 118. Non subito, verso le 23.40. Federico è l’unico ad avere la voce alterata, si sente che è spaventato, ma non rivela che il cognato è stato ferito con un colpo d’arma da fuoco. Dice: “C’è un ragazzo che si è sentito male probabilmente per uno scherzo, di botto è diventato troppo bianco e non respira più…”. Farfuglia e infine ammette che l’ambulanza non serve, la telefonata si interrompe. Si comprende che qualcuno della famiglia Ciontoli gli ha detto di troncare la comunicazione, Marco è ancora vivo ma le persone che sono in quella casa di Ladispoli decidono di non attivare ancora i soccorsi. Non ancora.

A decidere di chiamare una seconda volta l’ambulanza è lo sparatore, Antonio. Da poco è passata la mezzanotte. Ha un voce ferma. Chiede soccorsi. Ma nemmeno questa volta rivela che in quella casa c’è un ragazzo con una pallottola entrata dalla spalla e fuoriuscita dal fianco, tanto che la stessa Martina affermerà nelle intercettazioni di avere visto l’ogiva spuntare dalla carne. Antonio Ciontoli al 118 dice che c’è “un buchino”. Marco Vannini, dice, è caduto e si è fatto male con i denti di un pettine, ma è sotto choc.

E’ naturale che nessuno a bordo di quell’ambulanza pensa di dover correre per salvare la vita di un ragazzo nel panico. E invece quando gli operatori sanitari arrivano nella villetta dei Ciontoli trovano un ventenne agonizzante, lo portano d’urgenza all’ospedale ma non c’è nulla da fare, nemmeno quando Marco viene trasportato in elicottero al Gemelli. I medici non capiscono perché abbiano atteso un tempo così prolungato prima di chiedere aiuto. A uno di loro, scrivono i carabinieri, Antonio Ciontoli rivolge delle minacce: nel referto della morte non doveva scrivere che si trattava di uno sparo.

IN CASERMA

Sul divanetto della caserma dei Carabinieri di Civitavecchia, il giorno dopo, Martina parla con Federico e la fidanzata Viola dicendo di essere stata presente allo sparo. Ai magistrati aveva dato una versione differente, raccontando di trovarsi nella sua camera quando ha sentito la pistola sparare. E invece ai suoi famigliari, in lacrime, rivela: “Ho visto quando papà gli ha puntato la pistola. Marco diceva “Leva un po’ sta pistola puntata”, e lui diventava pallido”.

Martina: “Ho visto papà sparare”

Viola, la fidanzata di Federico, dirà: speravamo che la mattina dopo si sarebbe svegliato senza ricordare nulla. O anche: “Se fosse sopravvissuto, sarebbe rimasto handicappato, si sarebbe ammazzato comunque”. Viola non fa parte della famiglia ma ha deciso di rimanere fedele ai Ciontoli. Rassicura il fidanzato Federico: “Ti ho parato il culo” con gli inquirenti. A sua volta Federico si porta le mani alla testa e sussurra: “Povero papà, perché mi immagino quando lui pensa al momento dello sparo”. Martina: “Papà ha sempre fatto del bene”. Tredici ore dopo l’assassinio del ragazzo che frequentava da tre anni è convinta: “Era destino che morisse”.

Martina: “Marco diceva a papà di levare la pistola puntata”

LE ULTIME NOVITA’

Dopo la condanna in appello di 5 anni verso il Ciontoli entrambe le parti sono ricorsi in Cassazione.

Ad accendere nuovamente le polemiche nelle ultime settimane sono state alcune interviste fatte da Giulio Golia per Le Iene.

A parlare la vicina di casa dei Ciontoli, mai sentita dagli inquirenti, che nei suoi ricordi mette in dubbio la presenza di Antonio Ciontoli quella sera.

A rivelare una presunta confessione personale del maresciallo Izzo, che condusse le indagini quella sera, Davide Vannicola (LEGGI), il quale avrebbe riportato che a sparare sarebbe stato Federico.

Venerdì saranno 4 anni dalla morte di Marco. L’Italia si prepara a mettere alla finestra candele e lenzuola bianche, per rispetto di quel ragazzo che ormai è figlio di tutti.

Pubblicato lunedì, 13 Maggio 2019 @ 08:33:34     © RIPRODUZIONE RISERVATA